L’AQUILA – “Ma lei lo sa che non posso più girare in città, entrare in un ospedale, perché la gente mi urla che in Regione non stiamo facendo niente, soprattutto sulla sanità, e provateci voi a spiegare che lì dentro decide tutto D’Alfonso, e tu non vali un fico secco!”.
È un fiume in piena il consigliere regionale di Abruzzo civico Mario Olivieri, presidente della V commissione Sanità, che messa da parte la diplomazia e l’aplomb doroteo, sfoga ad Abruzzoweb tutto il suo malcontento nei confronti della maggioranza di cui è parte, e nei confronti del presidente della Regione Luciano D’Alfonso, della sua “mania accentratrice”, del suo disinteresse per il territorio d’anagrafe e d’elezione di Olvieri, il basso Chietino.
Ribadendo insomma quello che ha messo nero su bianco in una lettere inviata al presidente pochi giorni fa, che sarebbe andato su tutte le furie, sottoscritta anche dal peligno Andrea Gerosolimo, assessore regionale al Lavoro, anche lui di Abruzzo civico e dall’assessore ai lavori pubblici del Partito democratico Donato Di Matteo, pescarese come D’Alfonso, ma con lui oramai ai ferri corti.
A differenza di Olivieri, Di Matteo e Gerosolimo, in attesa di un primo incontro, che si terrà presumibilmente martedì prossimo a margine del Consiglio regionale, contattati da questo giornale tengono per ora le bocche cucite, giocando una partita a scacchi in cui nessuno fa la prima mossa.
Una lettera al vetriolo, quella inviata dai tre ribelli, in cui si chiede “un tempestivo impulso da parte di D’Alfonso affinché ci coinvolga positivamente nelle scelte della Regione”, e in cui lo si accusa di “mancanza di confronto e di condivisione delle scelte”.
A ben vedere più o meno gli argomenti che perorarono Olivieri e Gerosolimo nell’estate del 2015, assieme al consigliere Pd Luciano Monticelli, poi rientrato nei ranghi, quando si è aperta la prima crisi in maggioranza, conclusasi poi con un ricucitura imbastita da D’Alfonso anche con la nomina di Gerosolimo ad assessore, sacrificando Mario Mazzocca di Sinistra ecologia e libertà
Olivieri però a viva voce ammette, dopo un anno, che quella crisi è servita a poco.
“Non mi pare proprio che il metodo che contestavamo sia cambiato – si sfoga il consigliere – Gerosolimo è diventato assessore, certo, ma oggi assicuro che è pronto a restituire le deleghe, dal momento che tanto decide D’Alfonso al posto suo. Lo stesso che accade a Di Matteo. E anche io mi sono stufato di fare il presidente della quinta commissione Sanità, dove di fatto non si decide nulla, e che non ha nessuna voce in capitolo su un argomento in cui D’Alfonso, sia quando era commissario, sia temo anche in futuro, decide come è sua abitudine senza coinvolgere nessuno, se non l’assessore Silvio Paolucci”.
E se c’è un tema che fa imbestialire Olivieri è proprio quello della sanità. Lui non ritiene e affatto che il Consiglio regionale, ora che dal 30 settembre è finito il commissariamento, sarà comunque obbligato ad adeguarsi pedissequamente al Piano di riqualificazione e al Piano di riorganizzazione delle rete ospedaliera imposta dal governo.
Per il semplice fatto che quel Piano massacra proprio il territorio meridionale della provincia di Chieti, di cui Olivieri si erge a strenuo paladino.
“Non dico da Ortona, ma da Lanciano in giù, sono l’unico consigliere di maggioranza, a dover difendere le ragioni di un territorio dimenticato e più volte umiliato. Prendiamo la sanità: chi lo ha detto che non si può rimodulare il Piano di riordino? Mica è la Bibbia, ci sono margini di manovra. Io dico anzi che è un dovere farlo, perché così com’è massacra la sanità del basso chietino e anche di altre aree interne, che per D’Alfonso forse sono politicamente marginali”.
E Olivieri, accalorandosi, sciorina tanti esempi dell’effetto di questa marginalità, condite con frecciate rivolte a D’Alfonso.
“Già sono stati dismessi gli ospedali di Casoli Guardiagrele e Gissi. Ora il Piano vuole fare lo stesso con quello di Atessa.Vasto avrà meno strutture complesse, e perderà pediatria ed emodinamica. Sorte simile per l’ospedale di Lanciano. E non solo, a Vasto stiamo parlando da trent’anni della costruzione di un nuovo ospedale, abbiamo acquisito l’area, abbiamo soldi in cassa e progetto pronto, ma per D’Alfonso la priorità è solo una, il nuovo ospedale in project financing di Chieti”.
E ancora incalza Olivieri, “ad Atessa ci sono tre sale operatorie che non sono mai state inaugurate, costate 5 milioni di euro, mi chiedo cosa impedisce di usarle per consentire ai cittadini di operarsi ad esempio alle cataratte, invece di andare a Chieti, o ancor peggio in Molise? La scuola per infermieri universitaria a Vasto non ha ancora la sede, perché urlo da mesi nel deserto per sollecitare una soluzione, e nessuno ti dà retta?”.
Nella lettera, conferma poi Olivieri, un passaggio è dedicato allo scontento nei confronti del presidente del Consiglio Giuseppe Di Pangrazio, sulla cui testa pende come una spada di Damocle una mozione di sfiducia che, però, non è stata mai presentata.
“Sul suo operato – conferma Olivieri – sono molti i consiglieri ad essere insoddisfatti, anche in maggioranza. Mozione di sfiducia o meno, diciamo che nel pacchetto dell’auspicata svolta, ci abbiamo messo anche un cambio di atteggiamento da parte di Di Pangrazio, ottima persona, ma che nel suo ruolo istituzionale deve imparare a comportarsi davvero come figura super partes”.
Alla domanda: ma cosa dovrà fare D’Alfonso questa volta per convincervi a rientrare nei ranghi, Olivieri taglia corto e minaccia senza mezzi termini di voler andare questa volta fino in fondo.
“Gerosolimo, Di Matteo ed io, ma ci sono anche altri consiglieri molto insoddisfatti dell’atteggiamento di D’Alfonso, siamo determinanti per garantire i numeri alla maggioranza. La palla è però in mano al presidente, che non è il nostro nemico. Non ci interessano poltrone e nomine, anzi come detto Gerosolimo non ha problemi a lasciare la poltrona in giunta. Quello che noi chiediamo è maggiore collegialità, pari attenzione per tutti territori, senza più figli e figliastri. Pretendiamo che le scelte che riguardano i territori siano prese con il pieno coinvolgimento dei consiglieri che ne sono espressione e rappresentanti. Se questo non accadrà, per quanto mi riguarda, non mi sentirò più vincolato alla maggioranza. Del resto io non sono mica del Pd, sono un civico doc, e rispondo innanzitutto ai cittadini e al territorio”.






