L’AQUILA – La Marina italiana segna un altro passo in avanti verso la sostenibilità ambientale. Dopo test su aerei e pescherecci, anche portaerei e cacciatorpedinieri saranno alimentati con biocarburanti.
Da più di un anno la Marina Militare lavora da un anno in collaborazione con Eni al progetto ‘Flotta verde’ e, dopo numerose ricerche e sperimentazioni, a fine gennaio c’è stato il primo test in mare.
Dal porto siciliano di Augusta, infatti, è salpato il pattugliatore Foscari che ha navigato per diverse ore usando un combustibile sostenibile pensato appositamente per la Marina.
Il carburante in questione è composto dal 50% da green diesel ricavato da materi prime rinnovabili e a partire dal mese di aprile sarà prodotto nello stabilimento di Porto Marghera che è stato riconvertito a bioraffineria.
Con questo progetto l’Italia è la prima della classe in Europa, e all’avanguardia all’interno della Nato.
Il capitano Pasquale Tripodi, capo dell’ufficio apparati motori del genio navale, spiega: “Davanti a noi ci sono solo gli Usa, che però hanno investito in questo ambito diversi miliardi di dollari. Noi abbiamo ottenuto un ottimo risultato con una spesa molto minore, 300mila euro”.
L’obiettivo della Marina italiana è di avere un’intera flotta alimentata con il biocombustibile entro i prossimi due anni. “Entro il 2020 – continua Tripodi – prevediamo di ridurre del 40% le emissioni inquinanti e di CO2 della squadra navale”.
Anche per quanto riguarda il trasporto aereo si sta portando avanti la ricerca. L’obiettivo è di arrivare al primo volo militare alimentato da combustibile ottenuto almeno al 50% da fonti sostenibili.
Giacomo Rispoli, responsabile ricerca e sviluppo Eni, spiega “dopo i test in laboratorio e le prove al banco motori, una parte importante delle sperimentazioni nel nostro centro ricerche di San Donato Milanese ha riguardato la formulazione.
La miscela ottimale che abbiamo creato è costituita al 50% da green diesel ottenuto da materie prime rinnovabili e per l’altra metà da combustibile derivato dal petrolio”.
Il biocarburante ha dovuto adattarsi alle caratteristiche particolari dei propulsori usati sui mezzi navali e alle specifiche previste dalla Nato per i combustibili per uso militare e proprio grazie al rispetto di questi standard si apre un’importante possibilità per l’industria italiana.
Con 100 milioni di euro di investimento, sta per concludersi la riconversione in bioraffineria dello stabilimento Eni di Porto Marghera.
Progetti che serviranno all’Eni per soddisfare i target europei: «Oggi il vincolo comunitario – conclude Rispoli – è di utilizzare per la produzione di combustibili il 4,5% di biocarburanti e si dovrà arrivare al 10% nel 2020. Finora li compravamo sul mercato, ma quelli che produrremo a Venezia avranno performance migliori dal punto di vista motoristico e delle emissioni e un maggiore contenuto energetico”.
Proprio grazie a questo maggiore contenuto energetico, si potrà usare molto meno combustibile e si riuscirà così ad entrare nei target europei.






