L’AQUILA – Ognuno segue la propria strada professionale, ma si ritrovano tutti insieme sul palco e dietro le quinte dell’Arena di Verona per il concerto dedicato a Luciano Pavarotti, a 10 anni dalla sua scomparsa, che si è tenuto nel tempio della musica, il 6 settembre.
È quanto accaduto alla famiglia aquilana De Amicis. I fratelli Wolfango e Vittorio hanno curato il service audio, mentre sul palco sono saliti la giovanissima soprano Vittoriana e il direttore d’orchestra Leonardo.
Per la soprano 24enne aquilana, in particolare, è stata la prima volta all’Arena: “Un’emozione fortissima, difficile da spiegare a parole – racconta ad AbruzzoWeb – L’idea dell’Arena, del pubblico, che da subito si è mostrato caloroso, facendoci sentire la propria vicinanza, per me, che sono giovane del mestiere, è stato quanto di più suggestivo”.
La più giovane dei De Amicis, entrata a far parte della Fondazione Pavarotti e chiamata sul palco proprio da Nicoletta Mantovani, moglie del tenore scomparso, da sempre vicina ai nuovi talenti lirici, ha studiato 4 anni al conservatorio dell’Aquila “Alfredo Casella”, per poi concludere gli studi al conservatorio di Vienna. Sul palco si è cimentata, insieme ad altri 5 solisti, nel “Brindisi” della Traviata di Giuseppe Verdi.
“Non ho mai avuto il piacere e l’onore di conoscere Pavarotti di persona, ero troppo piccola – aggiunge – ma per me è un esempio dal punto di vista artistico e un modello di vita, basta guardare l’amore che continua a circondare la sua figura a 10 anni dalla sua morte: ha voluto bene alle persone, un amore ricambiato dalla gente”.
Un’emozione e una pressione doppia per lei, che si è dovuta esibire sotto lo sguardo attento della sua famiglia. “Ritrovarmi lì con tutti loro è stato strano, ma bello – spiega – anche loro lavorano nel campo della musica, ma pop, mentre il mio percorso è stato totalmente diverso. Essere professionalmente al loro fianco è stato molto emozionante”.
La soprano aquilana, dopo il concerto, ha ricevuto molti messaggi da parte dei suoi concittadini e delle persone a lei vicine: “Ho ricevuto molte belle parole da amici e conoscenti dell’Aquila, tutti sono rimasti sorpresi, sul palco cambio rispetto alla vita di tutti i giorni – conclude – la cosa più bella che mi hanno scritto: ‘ti abbiamo lasciato bambina, lì ti abbiamo visto proprio donna’, è stato importante per me vedere che avevo le persone accanto”.
Soddisfazione ed emozione anche per i fratelli che hanno curato il service audio, Wolfango e Vittorio De Amicis non sono nuovi del settore: lo scorso 1° luglio hanno firmato, al Modena Park, il concerto dei record di Vasco Rossi, che ha registrato 230 mila ingressi, oltre a cerimonie di apertura e chiusura di varie Olimpiadi e altri grandi concerti internazionali.
“Lavoriamo quasi tutti nel settore della musica, ma in ambiti differenti – racconta Vittorio De Amicis – non era mai accaduto di ritrovarci tutti insieme ad un evento così importante”.
A dirigere l’orchestra Leonardo De Amicis, che nonostante abbia solcato palchi altrettanto importanti descrive l’Arena di Verona come “un tempio sacro della musica e del teatro”.
“Già metterci il piede è un onore e una grande responsabilità, in questo caso doppia, perché si celebravano i 10 anni dalla morte di un mito, di una leggenda della musica lirica nel mondo, un personaggio al di sopra delle parti straordinario – riferisce – Ho lavorato molto su questo concerto: riscrivendo le partiture per l’orchestra, rinquadrando musicalmente alcuni periodi, insomma sentivo addosso una pressione forte”.
Il direttore aquilano traccia un bilancio positivo della serata: “Appena abbiamo iniziato a suonare il pubblico si è alzato in piedi, c’era emozione nel’aria e questo – prosegue – è lo spettacolo: trasmettere delle sensazioni forti, se l’emozione la percepisci sul palco, la percepisce anche chi ti è di fronte, come l’orchestra o il pubblico dietro. Già questo è sintomatico di un risultato importante”.
Dell’intera serata ricorda tutto con molta soddisfazione, ma c’è stato un momento che non dimenticherà facilmente: “Stare dietro le quinte con Plácido Domingo e José Carreras discutere con loro di come fare una cosa o un’altra, è stato veramente emozionante – conclude – li seguivo da ragazzino e non avrei mai pensato un giorno di incontrarli e lavorare insieme a loro”.



