L’AQUILA – La fascia tricolore non stona affatto su toghe e camici dei sindaci delle quattro capoluoghi di provincia abruzzesi: tre su quattro, infatti, a eccezione del primo cittadino pescarese Luigi Albore Mascia, continuano a svolgere le loro professioni di medici e avvocati parallelamente all’attività di amministratori.
Il primo cittadino dell’Aquila Massimo Cialente, medico pneumologo, è quello che è tornato da meno tempo a lavoro, pochi giorni. Non in camice bianco, ma nei piani alti della Asl con compiti amministrativi, dove ha preso servizio all’interno dell’ufficio di Risk management della direzione generale.
“La politica non dà da mangiare, continuo a fare l’avvocato perché mi fa sentire libero – spiega ad AbruzzoWeb Umberto Di Primio, sindaco di Chieti – anche se è molto dura conciliare le cose. Lavoro nel mio studio solo due pomeriggi a settimana e, spesso, di notte”.
Pieno appoggio a Cialente da parte del suo collega teramano Maurizio Brucchi, che non ha mai rinunciato alla sua prima occupazione di medico senologo, nonostante i numerosi impegni in Comune. “Ha fatto benissimo – afferma – avrà fatto le sue valutazioni. Appoggio in pieno la sua scelta”.
“Una scelta di vita per amore e dedizione alla città di Pescara” è quella compiuta invece da Mascia, avvocato che ha deciso di abbandonare il foro per dedicarsi anima e corpo all’attività di sindaco. “Non esercito più dal marzo 2009, quando ho iniziato la mia campagna elettorale – ricorda – poi sono diventato sindaco e ho smesso definitivamente perché è difficilissimo portare avanti entrambe le cose”.
Mascia e Di Primio, nonostante le differenti scelte, convergono però sul fatto che le retribuzioni dei sindaci siano “sottodimensionate rispetto agli standard della politica in generale e soprattutto in relazione al massiccio carico di responsabilità, impegni, fatica e incombenze”, come spiega il primo cittadino pescarese.
“Fare il sindaco è una missione – sottolinea Di Primio, che dichiara di guadagnare 2.800 euro netti al mese – è la trincea della politica con tutti i problemi del quotidiano che richiedono risposte immediate: la casa, il lavoro, le buche sulle strade. Non chiedo certo un aumento di stipendio, sia chiaro, ma va sottolineato che ricopriamo il ruolo politico con il minore emolumento rispetto agli altri, nonostante il carico di responsabilità”.
“Non giudico Cialente – spiega Mascia – ma rispetto la sua scelta. Io ho deciso diversamente e ho scelto di dedicarmi esclusivamente alla professione di sindaco. Ho sospeso l’attività del mio studio da avvocato e, tra qualche anno, quando scadrà il mio mandato, dovrò reinventarmi da un punto di vista lavorativo”.
Una scelta di vita per Mascia che sottolinea “spesso si commette l’errore di credere che tutti i politici guadagnino tanto, ma non è così. Percepisco 3.600 euro netti al mese, ma la gente pensa che guadagni molto di più. È un buono stipendio, non mi lamento anche perché è stata una mia scelta, ma è sottodimensionato rispetto agli standard della politica in genere. Non si pensi che tutti i politici prendano tanto, perché non è così”.
“Da quando faccio il sindaco, ho dovuto fare accordi con i miei colleghi per farli associare al mio studio, per riuscire a seguire tutti i clienti – rivela il primo cittadino di Chieti – Ho dovuto ridimensionare la mia attività di avvocato, lavorando anche di notte con grande sacrificio, perché non voglio abbandonare la mia professione”.
“Non mi lamento perché ho scelto io di farlo, ma amministrare una città è il ruolo politico più difficile – dice – perché sei continuamente esposto al giudizio delle persone e devi risolvere problemi di tutti i generi nell’immediato. Abbiamo un carico di responsabilità diverso rispetto agli altri ruoli della politica”.
“Non mi sono messo in aspettativa e concilio tranquillamente i miei due mestieri di medico senologo e di sindaco – dice Brucchi – basta sapersi gestire”.
“Il Comune mi porta via tutto il giorno, ma riesco comunque a svolgere le mie 24 ore settimanali in ospedale – prosegue – Condivido la scelta di Cialente, anche se poi il discorso è molto soggettivo”.






