L’AQUILA – Mancata riduzione dei costi delle forniture esterne e per il personale, regole non efficaci per l’attività intramoenia, apprezzabile equilibrio finanziario, con tanto di riduzione dei debiti.
Sono solo alcuni dei rilievi contenuti nella relazione della sezione regionale della Corte dei Conti che ha fatto le pulci ai bilanci dell’azienda sanitaria locale numero 1 Avezzano Sulmona L’Aquila.
Oggetto di analisi, il bilancio relativo al 2015, quando era ancora direttore generale, Giancarlo Silveri, di recente candidato sindaco dell’Aquila con la lista civica Riscatto popolare, poi sostituto ai vertici della Asl da Rinaldo Tordera.
Un bilancio relativo a quando la sanità abruzzese era ancora sotto il commissariamento governativo, con relativa cura da cavallo per ridurre il deficit, affidato al presidente, Luciano D’Alfonso.
Un giudizio che arriva in un momento molto delicato per la Asl aquilana, dove circolano voci di un disavanzo da oltre 20 milioni di euro. Eppure, come si legge nella stessa relazione della Corte dei Conti, il deficit nel 2015 era ancora sotto controllo, con una perdita di esercizio pari a meno 1 milione 835 mila euro e con i debiti in diminuzione.
Le sezioni regionali della Corte, va ricordato, a seguito della legge 2013 del 2012 hanno assunto il compito di passare al vaglio anche ai bilanci preventivi e consuntivi degli enti che compongono il servizio sanitario nazionale, per scovare, in particolare, eventuali squilibri finanziari, la mancata copertura delle spese e il fallito rispetto degli obiettivi posti dal patto di stabilità.
La Corte ricorda che il collegio sindacale della Asl non aveva rilevato gravi irregolarità ma a dispetto di ciò ha deciso di effettuare comunque un’analisi “ausiliaria”, al termine della quale ha si approvato la relazione del Collegio sulla “gestione economica e situazione patrimoniale al 31 dicembre 2015” ma non mancando di rilevare più di una criticità.
Tra esse il mancato raggiungimento della riduzione del 5 per cento del valore complessivo dei contratti in essere, aumento delle voci di costo per l’acquisto di prodotti farmaceutici ed emoderivati (+ 19,3 per cento), sangue ed emoderivati, dispositivi medici (10,5 per cento). Aumento delle voci di costo riconducibili al personale a tempo determinato.
La magistratura contabile invita dunque “l’azienda a correggere le criticità emerse, adottando misure correttive, ove già non provveduto”.
Per quanto riguarda l’aspetto finanziario, la corte dei conti rileva però che nello stato patrimoniale dell’Azienda sono annotati debiti per un valore complessivo di 302.151.586 milioni di euro, in leggera diminuzione rispetto all’esercizio precedente, quando erano 304.832.346 milioni di euro.
I giudici contabili osservano poi che si sono ridotti notevolmente gli interessi passivi per ritardato pagamento ai fornitori dai 674.786 euro del 2013 ai 200.377 euro del 2015.
Altro buon segno è che il valore della produzione appare sostanzialmente stabile (+0,3%), e con il medesimo l’Azienda è riuscita a far fronte ai costi tipici sebbene aumentati dell’1,4%.
Venendo ai tasti dolenti, la Corte dei Conti fa osservare che cresce il contenzioso intorno alle prestazioni erogate dagli operatori privati accreditati, per un somma di 37,7 milioni di euro.
“Circa il contenzioso – si legge nella relazione – determinatosi a seguito delle prestazioni erogate dagli operatori privati accreditati, l’Azienda, attraverso le memorie e i Rappresentanti intervenuti, ha evidenziato le proprie difficoltà di gestione, derivanti dal fatto che, nonostante siano stati rispettati i tetti di spesa, calcolati dalla Regione, il contenzioso continua a crescere, scaturente soprattutto dai privati accreditati”.
Un obiettivo non centrato è stato, poi, quello della riduzione su base annua del 5 per cento del valore complessivo dei contratti in essere, attraverso la rinegoziazione dei contratti per l’acquisto di beni e servizi. Si è ottenuta infatti una riduzione solo del 2 per cento.
La magistratura contabile scrive che “l’azienda ha segnalato la difficoltà di reperire contraenti alternativi e la mancanza di iniziative di contenimento della spesa, da parte della Regione Abruzzo”.
Ovvero non tutte le ditte fornitrici hanno dichiarato la disponibilità a revisionare i prezzi praticati ovvero ad applicare una riduzione del 5 per cento: pertanto, a fronte delle rinegoziazioni proposte, l’Azienda ha ottenuto la revisione soltanto di alcuni contratti “con una riduzione in media di circa il 2 per cento”.
Pur effettuando indagini di mercato, la Asl informa la Corte che “non è riuscita a trovare contratti alternativi ai quali aderire, accedendo, per esempio, a convenzioni Consip ovvero a contratti di altre Regioni, appropriati ad assicurare la disponibilità di servizi e beni indispensabili a garantire l’attività gestionale e assistenziale”.
Altre omissioni riguardano l’attività intramoenia, ovvero prestazioni private erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa.
In merito alle prestazioni intramoenia, per la Corte dei conti permangono le seguenti criticità già rilevate negli anni passati: “Mancata adozione, da parte dell’azienda, di una contabilità separata dell’attività di intramoenia, mancata individuazione dei costi imputabili all’attività intramoenia, parziale individuazione di spazio e attrezzature disponibili per lo svolgimento del servizio, alla luce della mancata autorizzazione, da parte della Regione, dello svolgimento in via residuale di tali attività presso studi professionali privati collegati in rete”.
Oltre alle spese eccessive già menzionate c’è anche quella relativa al personale, che nella Asl aquilana, si legge nella relazione, continua a costituire la voce di maggior peso percentuale nella composizione della spesa sanitaria corrente: il 29,6 per cento dei costi di produzione nel 2015 contro una media regionale del 27,8 per cento.
A far sforare la media è stato l’aumento dell’indennità di esclusività a favore della dirigenza medica, per circa 900 mila euro e l’aumento del personale infermieristico a tempo indeterminato, che però come contropartita una notevole diminuzione dei costi del personale interinale.
Sopra il tetto previsto anche la spesa per il personale con contratti di formazione lavoro, altri rapporti formativi, somministrazione di lavoro e lavoro accessorio.
Ma la Asl, prende atto la Corte dei Conti, si è giustificata facendo osservare che avrebbe dovuto assicurare “una corretta e continua erogazione dei livelli essenziali di assistenza”, cosa che “impedisce di poter procedere a una indiscriminata e asettica riduzione del personale in questione laddove non vi sia possibilità di sostituirlo con personale a tempo indeterminato, il che, in assenza di rilascio di nuovi nullaosta alle assunzioni a tempo indeterminato da ormai due anni, sta diventando la regola”.



