L’AQUILA – “Palazzo Margherita per il momento è occupato dal sindaco Pierluigi Biondi che fa il suo lavoro benissimo, e io non credo di varcare quella soglia se non come cittadino”.

Incalzato da Abruzzoweb, sulle ipotesi di una sua possibile discesa in campo alle elezioni comunali del 2027 all’Aquila, questa la risposta a caldo del noto e stimato magistrato aquilano Fabio Picuti, sostituto procuratore generale della Cassazione, a margine dell’incontro  pubblico “Un dialogo sul referendum e la legge Nordio”, organizzato in vista dei referendum sulla giustizia dal comitato “Giusto dire no”, al palazzetto dei Nobili, proprio di fronte alla sede del consiglio comunale, palazzo Margherita.

Una risposta che rompe il rigoroso “no comment” sulle insistenti voci che circolano da mesi,  e che suona come un “no grazie”, ma poi ha aggiunto il 57enne magistrato che come pm, è stato in prima linea nelle inchieste nel post terremoto, in particolare quella contro la commissione Grandi Rischi: “in ogni caso, manca troppo tempo alle elezioni, la riforma sull’ordinamento giudiziario porterà probabilmente tante novità rispetto alla normativa attuale, è davvero prematuro parlare di queste cose”.

E allora c’è anche materiale d’esegesi per supporre che le porte non siano in realtà del tutto chiuse, e che un fioco spiraglio è forse rimasto aperto.

A fare una corte sfrenata a Picuti, come già raccontato da questa testata, sono stati i centristi Gianni Padovani, di 99 L’Aquila, ed Enrico Verini di Azione con Calenda, irritando pure la forza trainante del centrosinistra aquilano, il Partito democratico, che non senza ragioni aveva valutato la sortita come oltremodo prematura, oltre che non condivisa.

Pur senza fare nomi Picuti conferma: “certo, me lo hanno proposta, la candidatura, ma non è questo il momento di affrontare il discorso, anche perché faccio un lavoro assolutamente diverso. Sono rimasto lusingato dalla proposta, ma non siamo andati oltre, non ci sono stati altri contatti”.

Verini e Padovani avevano spiegato comunque la loro iniziativa con l’argomento che al centrosinistra aquilano serve come il pane un candidato sindaco forte e soprattutto aggregatore, che rappresenti tutte le anime della coalizione, nella convinzione che le elezioni si vincono al centro.

Per questa stessa ragione da parte del centrosinistra è stato avvicinato anche il professor Pierluigi Mantini, 69enne docente aquilano di diritto amministrativo e urbanistico presso il Politecnico di Milano, tre volte deputato dell’Ulivo e poi del Pd e dell’Udc, nominato a luglio del 2024 alto consulente giuridico per la stesura delle Norme tecniche attuative nell’Ufficio del piano regolatore del Comune dell’Aquila,  incarico che gli è stato conferito su decisione dell’assessore comunale all’Urbanistica Francesco De Santis, della Lega. Ma anche qui, per ora, nessuna risposta assertiva.

Certo è che per Picuti la scelta di scendere in politica avrebbe del clamoroso, vista la carriera tutta in ascesa in magistratura, e in base alla nuova normativa, che potrebbe da qui al 2027 subire altre modifiche, i magistrati in caso di candidatura devono mettersi in aspettativa senza assegni, in caso di non elezione non possono essere collocat​i nel territorio che li ha visti scendere in politica, mentre in caso di elezione, al termine del mandato, non possono svolgere  attività giudicanti e requirenti.

Nella ipotesi a questo punto remota di una discesa in campo, Picuti non si troverà in ogni caso davanti Biondi, di Fdi, che non potrà candidarsi per un terzo mandato e già ha le valige pronte per il Parlamento. E il sindaco dopo i saluti istituzionali, ha ascoltato lo stesso Picuti, che ha illustrato con chiarezza e semplicità i temi del referendum, ovvero la separazione delle carriere, con l’impossibilità da parte dei magistrati di passare dalla funzione requirente a quella giudicante, il raddoppio conseguente del Consiglio superiore della magistratura, l’introduzione dell’Alta corte disciplinare,  il sorteggio al Csm solo per la componente togata mentre i laici saranno sì sorteggiati, ma all’interno di una lista predisposta dal Parlamento.

Per poi concludere, prendendo posizione: “nel momento in cui una riforma tende ad alterare l’equilibrio tra i poteri è necessario comprendere che non andiamo a votare per impedire l’errore giudiziario, il ripetersi di casi Garlasco, per rendere più celere il processo penale o il processo civile, per rendere più efficiente il sistema giudiziario in ottica di garanzia dei diritti. Andiamo a votare qualcosa che altera l’equilibrio dei poteri e ne dobbiamo essere consapevoli”, apportando di fatto, in caso di vittoria del Sì, una importante modifica alla Costituzione. Filippo Tronca