TERAMO – Ci siamo quasi. La trentanovesima edizione della “Interamnia World Cup”, il torneo giovanile di pallamano più importante del mondo, verrà presentata oggi, 30 giugno alle 11, presso la sala consiliare del comune di Teramo, alla presenza del presidente Pierluigi Montauti, del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, dell’assessore comunale agli Eventi e Manifestazioni Guido Campana, ai rappresentanti della Provincia e ai sindaci dei comuni coinvolti nella realizzazione del torneo.

Dal 4 al 10 luglio il centro storico della città sarà quindi invaso dal mondo intero: 51 nazioni, 170 squadre, migliaia di giovani dai nove ai ventuno anni di tutte le etnie e in rappresentanza delle migliori scuole tecniche del globo, dalla scandinava all’australiana, a quella dell’Est europeo, all’americana, all’asiatica, che in tal modo possono misurarsi in una volta sola.

Tutti uniti, quindi, in una colorata “Babele” che da ormai quattro decadi lascia il segno nell’estate sportiva e culturale abruzzese e che porta nel mondo il nome di Teramo e della regione.

Non solo sport, non solo pallamano, ma anche cultura, aggregazione sociale, crescita del rispetto reciproco fra popolazioni, grazie alle tante le rassegne in tal senso che contribuiscono alla vera missione del torneo e alla disponibilità dei teramani nei confronti delle migliaia di giovani ‘invasori’.

L’Interamnia è infatti una vera e propria manifestazione ‘libera’ che permette a chi vi prende parte di ‘sostare’ a Teramo e dintorni nei modi più disparati: c’è chi utilizza le strutture alberghiere, chi il camper, la macchina, chi dorme nelle pensioni, nelle case private, nei bungalow.

Una vera e propria ‘Woodstock’ sportiva nel nome della pallamano.

UN PO’ DI STORIA

La Coppa Interamnia nasce per iniziativa di quattro studenti: Pier Luigi Montauti, oggi presidente della manifestazione, Marcello Di Giovanni, Antonio Forlini e Carlo Albera.

Il ‘battesimo’ del 1970 vide in campo quattro squadre locali, San Domenico H.C., San Giorgio H.C., Sant’Antonio H.C. e San Berardo H.C., ma in qualche modo si intravedevano le potenzialità di uno sport quasi sconosciuto nell’Italia dominata dal Dio del Calcio.

Teramo sul finire degli anni settanta stava uscendo ‘fisicamente’, grazie al traforo del Gran Sasso, dallo stato di isolamento. È come se la città e la manifestazione si tenessero per mano ed uscissero allo scoperto. Al piccolo torneo dell’esordio ne seguirono altri tre: l’edizione del 1971 fu vinta dall’H.C. Teramo e fu il primo quadrangolare internazionale che comprese anche club provenienti da Helsinki, Spalato e Salisburgo, mentre quella del 1972 vide sul podio l’austriaca ATV di Graz e solo l’ultima fu ufficialmente, Coppa Interamnia, vinta dall’H.C. di Roma nel 1973

L’Interamnia ha inoltre ‘ispirato’ ben dieci tornei di pallamano a livello europeo e mondiale.

A Teramo nell’arco di questi trentanove anni sono arrivate circa 7.622 squadre di centoquattro nazioni, che costituiscono più del 46 per cento di tutti i Paesi del mondo e più del 63 per cento di tutte le nazioni in cui è praticato l’handball.

La manifestazione ha inoltre contribuito all’evoluzione tecnica di diverse nazioni, che hanno potuto così affacciarsi per la prima volta alla ribalta intercontinentale. Tra queste, Afghanistan, Gibuti, Guinea, Libia, Mozambico, Colombia, Groenlandia, Honduras, Panama, Repubblica Dominicana, Uruguay, Iran, Libano, Mongolia, Palestina, Perù, Albania, Armenia, Isola di Man, Malta, Venezuela e Costarica.

Tra i momenti più significativi della Coppa, va sicuramente ricordata la tournée della Interamnia Handball Teramo in Unione Sovietica nel 1984. Un anno dopo, al torneo partecipò una squadra dell’Urss.

Gli anni ’80 e ’90, piuttosto movimentati dal punto di vista storico, segnarono anche la rassegna sportiva teramana.

Nel 1987 l’Unicef legò per la prima volta il suo nome all’Interamnia. In quella edizione, gli atlteti israeliani rimasero vittime di episodi di intolleranza da parte di altre squadre; toccòalla Digos scortarli per evitare il peggio.

Sul palco delle autorità salirono ugualmente i rappresentanti della polisportiva Maccabi Rishon Lezion e da allora il rapporto fra la città abruzzese e lo stato israeliano diventò sempre più intenso che portò al gemellaggio fra Teramo e Rishon Lezion, oggi parte dell’area metropolitana di Tel Aviv e quarta realtà urbana più grande di Israele.

Altri momenti indimenticabili, l’esplosione di gioia degli atleti ungheresi nel 1988, quando i sovietici lasciarono il Paese, e l’assenza della Cina nel 1989, un anno di sangue legato non soltanto simbolicamente alla tragedia di piazza Tienanmen.

L’ultimo muro fisico crollò nel 1989, a Berlino; l’Unicef dichiarò Teramo ‘Città aperta al mondo’ e nel luglio del 1990 la Coppa Interamnia registrò circa cinquanta iscrizioni in più, arrivando ben oltre il tetto delle seimila presenze e aprendo le porte a numerose squadre dell’Est europeo, fino a quel momento ‘schiave’ del regime sovietico.

Questa la ‘morale’ della Interamnia, che negli anni ha portato al significativo abbraccio fra Serbia e Croazia, nel quadro del Programma Eurathlon, una specifica commissione del Parlamento Europeo che ha conferito alla manifestazione teramana la denominazione di ‘Torneo Internazionale di Handball per la solidarietà e la non violenza tra popoli’.

Nel 2002 la ‘prima volta’ del Kosovo sotto le insegne delle Nazioni Unite.