L’AQUILA – Incontro in Prefettura all’Aquila, questa mattina, per discutere della procedura di raffredamento e di conciliazione dell’Ini di Canistro.
All’assemblea, che si terrà a partire dalle 10, parteciperanno l’assessore regionale alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, la Asl, la dirigenza dell’Ini e i sindacati Cgil, Cisl e Uil.
“La Regione è stata puntuale nel risolvere la vicenda dell’accreditamento – spiega il direttore delle risorse umane della Ini, Gabriele Cerratti -. Nella stessa comunicazione ha annunciato in tempi brevi la firma del contratto. Se insieme alla stipula non arriva il pagamento delle prestazioni erogate, saremo costretti a bloccare ancora gli stipendi e fare tagli anche in relazione all’assistenza e cura”
“In base all’esito dell’incontro di oggi – spiega Giuseppe Capoccitti della Cisl -, valuteremo il da farsi. Ci auguriamo che non sia necessario proclamare lo sciopero e che tutto si risolva per il meglio”.
I dirigenti sollecitano Asl e Regione a sbloccare i rilevanti crediti che “pesano come un macigno sull’attività”, maturati finora e bloccati perché non era stato ancora firmato l’accreditamento della casa di cura di proprietà della famiglia Faroni che controlla un gruppo di rilevanza nazionale.
La vicenda è legata all’accreditamento relativo alla monospecialistica in Ortopedia e Traumatologia, sbloccato dalla Regione nei giorni scorsi. La riconversione della struttura è stata attivata dal febbraio scorso secondo quanto previsto dalla riforma Lorenzin.
“In seguito all’accreditamento firmato dalla Regione”, la proprietà della casa di cura Ini, divisione di Canistro, ha pagato “con grande sforzo, irripetibile nel prossimo futuro” lo stipendio di luglio ai circa 150 dipendenti: ma ora, se non verrà firmato il contratto e, soprattutto, non verranno regolarizzati da parte dell’azienda pubblica i pagamenti maturati nei mesi scorsi, “c’è il rischio – in questa fase le risorse economiche a disposizione dell’azienda sono limitatissime – che ci sarà un altro blocco degli emolumenti e addirittura dell’attività di assistenza e cura, con gravi ripercussioni sui cittadini e sul territorio”.





