L’AQUILA – Ieri nelle sale cinematografiche italiane è uscito il film La buca, diretto da Daniele Ciprì con attori importanti come Sergio Castellitto, Valeria Bruna Tedeschi e Rocco Papaleo che interpreta un uomo uscito dal carcere dopo trenta anni, assolto e innocente che proverà inutilmente ad ottenere un risarcimento dallo Stato.
Proprio su questa pellicola apre una riflessione Giulio Petrilli, esponente politico aquilano che da anni porta avanti la battaglia per ingiusta detenzione. Petrilli fu arrestato nel dicembre del 1980, con l’accusa di partecipazione a banda armata con funzioni organizzative ‘Prima Linea’, poi fu assolto in appello dopo cinque anni e otto mesi di carcere.
LA NOTA DI PETRILLI
Il film, affronta varie questioni, ma spero che colpisca l’attenzione degli spettatori, questo mancato riconoscimento per un’ingiusta detenzione durata trenta anni.
In Italia è prassi consolidata non vedersi riconoscere questo diritto, ma tutto tace e nel momento che intraprendi questa battaglia, hai subito la percezione di lottare contro i mulini a vento.
Hanno inventato nella norma, una clausola, che dà la possibilità ai giudici di non concedere il risarcimento per ingiusta detenzione a chi pur assolto ha avuto cattive frequentazioni.
Un escamotage che consente il rigetto del più del 70% delle domande e chi ha la fortuna di superare questo sbarramento, ha quasi sempre risarcimenti irrisori.
Spero che il film di Ciprì, apra una riflessione su questo argomento.




