L’AQUILA – La procura distrettuale antimafia dell’Aquila sta per chiudere il filone d’inchiesta sugli appalti legati all’emergenza terremoto, con particolare riferimento alle possibili infiltrazioni mafiose.

Secondo quanto si è appreso non ci sarebbero responsabilità di rilievo e quindi non ci saranno provvedimenti pesanti.

Tutto ciò grazie al fatto che sugli appalti dell’emergenza è stata efficace l’azione del pool istituito per prevenire le infiltrazioni nel “cratere”, coordinato dall’allora prefetto dell’Aquila, Franco Gabrielli, da pochi giorni divenuto nuovo capo della Protezione civile nazionale al posto di Guido Bertolaso, andato in pensione.

Durante la fase preventiva, il prefetto ha promosso numerosi controlli e provveduto alla revoca di alcuni certificati antimafia alle aziende con sospetti di infiltrazione.

La procura distrettuale sta invece continuando a lavorare sulla questione delle infiltrazioni negli appalti post-terremoto, in particolare della ‘ndrangheta e della camorra, ritenute le più pericolose.

Il procuratore Alfredo Rossini e il sostituto Olga Capasso, distaccata all’Aquila dalla direzione nazionale antimafia, non hanno ancora ricevuto gli atti della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria sull’inchiesta sulla ‘ndrangheta che ha portato a sgominare la cosca Borghetto-Caridi-Zindato, con l’arresto di 34 persone, e alla scoperta di tracce evidenti di infiltrazioni dell’organizzazione mafiosa calabrese negli appalti per la ricostruzione, anche con la creazione di imprese e con l’ausilio di collegamenti aquilani.

Le intercettazioni telefoniche hanno fatto emergere che il “gancio” aquilano per il commercialista Carmelo Gattuso, prestanome dell’esponente del cartello mafioso Santo Giovanni Caridi (entrambi sono tra i 34 arrestati), era l’aquilano Stefano Biasini, 33 anni, piccolo imprenditore, figlio di Lamberto, geometra, ex costruttore edile, ma soprattutto uno degli amministratori di condominio che va per la maggiore nella ricostruzione.

Proprio il nome di Lamberto Biasini viene citato in alcune intercettazioni, in cui Pasquale Latella (indagato) e Francesco Ielo parlano di lavori da cominciare quanto prima che, secondo il Gip, “riguardavano un cantiere di pertinenza del padre di Biasini”.

In un altro passaggio, Santo Caridi dice a Latella di rivolgersi al padre per i lavori e gli consiglia di dire al geometra “non che non abbia rispetto di vostro figlio, però voi siete una persona con i capelli anziani, con i capelli bianchi e io ho più fiducia in voi”.

La procura distrettuale dell’Aquila sta per chiudere le indagini anche sulle tre aziende, due del Nord e una del Sud, che sarebbero colluse con le organizzazioni malavitose.