L’AQUILA – Quanto suolo, compreso quello fertile e agricolo consumeranno gli impianti fotovoltaici in Italia, quanto paesaggio sarà invaso da pannelli e anche anche da pale eoliche, ora che saranno disponibili le ingenti risorse del Pnrr e si dovrà accelerare il piano nazionale di riconversione energetica arrivando ai 70 gigawatt nel 2030?

La domanda se la pone, forte della sua autorevolezza, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), nel suo rapporto annuale sul consumo di suolo. Una domanda che   riguarda anche l’Abruzzo, una delle regioni che ha un patrimonio paesaggistico e agrario esteso e di straordinario valore. Dove però sul fronte del fotovoltaico ed eolico in particolare, i margini di crescita sono notevoli.

Da qui l’allarme sulla concreta possibilità di un incremento di consumo ulteriore di suolo, in particolare nelle aree di pianura e collinari della costa, le più fertili e preziose dal punto di vista agricolo, magari allentando, stante anche la situazione di emergenza e della fame di energia del Paese,  i vincoli posti dalle pianificazioni regionali e dagli incentivi nazionali che premiano le installazioni sui tetti delle case e dei capannoni. Nella considerazione che conti alla mano convengono gli impianti a terra, per i minori costi, la logistica e l’economia scala.

La polarità, che il decisore politico dovrà tenere a mente, è quella tra tutela del territorio e produzione di energia pulita.

Dal rapporto Ispra emerge che nel 2021 proprio in Abruzzo si è registrato l’incremento di suolo in termini  percentuale più alto in Italia, rispetto alla superficie artificiale dell’anno precedente,  dello 0,78%, con 3,27 metri quadrati per abitante in più. In particolare sulla costa.

Questo in una situazione generalizzata in cui il consumo di suolo in Italia, non solo non rallenta, ma nel 2021 ha ripreso a correre con maggiore forza, superando la soglia dei 2 metri quadrati al secondo e sfiorando i 70 chilometri quadrati di nuove coperture artificiali in un anno, il valore più alto degli ultimi 10 anni.

Veniamo dunque a quello che l’Ispra scrive in merito al consumo di suolo che potrebbe essere determinato dal fotovoltaico, in aggiunta a quello delle abitazioni, insediamenti produttivi e infrastrutture varie.

Nel rapporto si spiega che “gli impianti fotovoltaici a terra  occupano oggi in Italia oltre 17.500 ettari di terreno, per una potenza totale superiore a 9 gigawatt, in particolare in Puglia (6.123 ettari, con circa il 35% di tutti gli impianti nazionali), Emilia-Romagna (1.872) e Lazio (1.483)”, con l’Abruzzo con ettari ancora molto modesti rispetto a questi numeri.

Inoltre “il 36% della potenza fotovoltaica complessiva a fine 2021 (poco più di 8 GW) è rappresentata da impianti a terra; in media, la superficie lorda occupata da ogni MW installato è pari a 1,9 ettari”.

Gli scenari futuri della transizione energetica, evidenzia dunque il documento   “prevedono un importante aumento nei prossimi anni di questa tipologia di consumo, stimato in oltre 50.000 ettari, circa 8 volte il consumo di suolo annuale“.

Ciò nella ipotesi di realizzare con il solo fotovoltaico (36% a terra e 64% su tetti e coperture) tutti i 75 gigawatt incrementali di rinnovabili al 2030 previsti dal Piano italiano per la transizione ecologica.

Tuttavia, si sottolinea, “sfruttando gli edifici e i fabbricati già esistenti, sarebbe possibile ridurre il consumo della risorsa suolo. È stata stimata, infatti, una superficie potenzialmente disponibile per l’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti compresa tra 75.000 e 99.000 ettari, sufficiente ad ospitare nuovi impianti fotovoltaici per una potenza complessiva compresa tra 70 e 92 GW, un quantitativo sufficiente a coprire l’aumento di energia rinnovabile”.

I rapporti statistici del Gse, si spiega, confermano che il 2021 “ha registrato una flessione decisa dell’entrata in servizio di nuovi grandi impianti superiori a 5 MW” (129 MW aggiunti nel 2020 e 28,7 nel 2021), e questa tendenza “a progettare i nuovi impianti con dimensioni compatibili con una localizzazione non a terra è senza dubbio un aspetto positivo da evidenziare, in ottica dello sfruttamento dei tetti degli edifici e dei fabbricati più grandi”, prosegue il rapporto Ispra.

L’Abruzzo, in base al report dell’Ufficio di Statistica della Regione è quarta in Italia per l’idroelettrico, quinta per numero di pannelli fotovoltaici rispetto agli abitanti, ottava per potenza istallata di eolico. Sotto la media anche il fabbisogno di gas metano, che copre solo il 30,6%.

Nel dettaglio, il 28,5% arriva dal solare (911,5 GWh), e l’Abruzzo, per gli impianti fotovoltaici, come detto, “nel rapporto potenza/abitanti si colloca al quinto posto”.

Certo, andando a vedere i dati assoluti, che risentono dal numero degli abitanti e dall’estensione territoriale, le cose cambiano, con l’Abruzzo che si posiziona all’undicesimo posto per potenza installata di fotovoltaico in Italia. Una percentuale pari al 3,7%, rispetto ad esempio alla Lombardia che si attesta al 15,3%, il Veneto con il 6,4%, il Piemonte con l’8,6%, l’Emilia Romagna con il 5,7% e la Puglia con il 10,4%.

Nel 2021 nella nostra regione sono stati realizzati 1.688 impianti, uno dei numeri più bassi. Ma sono proprio i margini di crescita a dover indurre a rendere compatibile la transizione energetica con la salvaguardia del suolo agricolo e della bellezza paesaggistica.

A non vedere questo rischio è però Terna, la società italiana operatrice delle reti di trasmissione dell’energia elettrica.

Come sottolineato anche da  in un recente webinar organizzato da Elettricità Futura, “il consumo di suolo associato agli impianti fotovoltaici è reversibile, in quanto gli impianti possono essere facilmente rimossi alla fine della loro vita utile”. E ancora, “il problema della disponibilità del suolo non esiste da un punto di vista tecnico, perché in Italia ci sono 1,2 milioni di ettari di superficie agricola non utilizzata”, e per sviluppare gli 85 GW di rinnovabili di cui si avrebbe bisogno in Italia al 2030 per decarbonizzare il mix elettrico, “si occuperebbe appena lo 0,3% del suolo nazionale (meno di un terzo del suolo occupato da piazzali e parcheggi) e solamente lo 0,6% della superficie agricola nazionale, ciò nella teorica ipotesi di costruire gli impianti solo su aree agricole”.

Infine “oltre al fotovoltaico su terreni incolti/abbandonati, esiste un potenziale enorme nelle nuove configurazioni di agrovoltaico, cioè impianti fotovoltaici che consentono di continuare a svolgere le attività agricole e di allevamento”.

All’opposto, come già riferito da Abruzzoweb, a lanciare l’allarme sono stati i giovani di Coldiretti, che in tutta Italia hanno raccolto firme nell’ambito della campagna nazionale del sindacato di categoria contro i “pannelli solari mangia suolo”, per combattere il rischio idrogeologico di fronte ai cambiamenti climatici e spingere invece il fotovoltaico pulito ed ecosostenibile sui tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole.

Il timore è infatti, è che per massimizzare i profitti, stringere i tempi e ottenere economie di scala, alla fine la scelta cada proprio sugli impianti a terra  e si legge nella petizione, “destinando i suoli agricoli al fotovoltaico non ci saranno più terreni da coltivare accelerando di fatto la perdita della biodiversità che rende unico il nostro Paese. Sosteniamo e promuoviamo ogni giorno l’innovazione tecnologica sostenibile, ma siamo anche convinti che il suolo vocato all’agricoltura appartiene agli agricoltori e la multifunzionalità energetica va sviluppata come attività integrata alla coltivazione e all’allevamento fino a un massimo del 5% della superficie da realizzare direttamente dagli agricoltori e in aree marginali”.