L’AQUILA – Il Tribunale civile dell’Aquila ha deciso di rinviare al 23 luglio prossimo l’udienza per la causa intentata dal Movimento 5 stelle sull’incompatibilità tra il ruolo di presidente della Regione e senatore di Luciano D’Alfonso, accogliendo la richiesta del legale di D’Alfonso, Carlo Montanino, di discutere la causa davanti al Tribunale in composizione collegiale.
Apprende con soddisfazione la notizia il diretto interessato, mentre arrivano come prevedibile bordate dal M5s.
“Resto fiducioso – commenta D’Alfonso – sul fatto che il Tribunale voglia considerare che la mia elezione a senatore è soggetta a giudizio di convalida, così come previsto dalla Costituzione, da parte della Camera di appartenenza, con ciò che ne consegue anche in termini di sopravvenuta incompatibilità, così come espresso da alcuni autorevoli costituzionalisti”.
L’esponente del Pd ha sempre sostenuto che lo status ufficiale di senatore si acquisisce solo con la convalida da parte della giunta per le elezioni del Senato, l’unica che può rimuovere ogni causa di incompatibilità o ineleggibilità.
Il Consiglio regionale dell’8 maggio scorso, in linea con questa interpretazione non ha riconosciuto, con un voto di misura (16 no e 15 sì), l’incompatibilità tra i due ruoli elettivi, sottolineando che senza la convalida da parte della giunta per il regolamento del Senato, non è una “condizione antigiuridica”. Il 25 maggio il consiglio regionale ha poi respinto con 15 voti contrari, 10 voti a favore e un’astensione, la mozione di sfiducia del M5s e forza Itlia, per il riconoscimento dell’incompatibilità.
Dopo le dimissioni di D’Alfonso da presindente , che potrebbero arrivare anche nelle prossime settimane, si dovrà tassativamente alle urne entro 120 giorni. La parita del doppio incarico è dunque legata a doppio filo a quella delle tempistiche del voto regionali, con il centrosinsitra uscito sconfitto dalle elezioni del 4 marzo, che ha tutto l’interesse a prendere tempo il più possibile, mentre per M5s prima si vota meglio è.
“In Abruzzo ai tempi di Luciano D’Alfonso, per far rispettare la Costituzione e far valere il diritto ad avere un Presidente a tempo pieno, i cittadini sono costretti a rivolgersi al tribunale commenta invece il consigliere regionale M5s Sara Marcozzi appena terminata l’udienza – L’essere stati costretti ad adire il Tribunale rappresenta la degna conclusione di una legislatura basata sul personalismo, l’arroganza e il sequestro istituzionale. Confido nella giustizia e spero che essa vada a colmare la grave mancanza di rispetto che D’Alfonso sta dimostrando per l’Abruzzo e gli abruzzesi”.
“Il Presidente D’Alfonso – conclude Marcozzi – si ostina a voler mantenere il doppio incarico in spregio dell’articolo 122 della Costituzione e delle più elementari regole etiche e di buon senso”.
M5s aveva aperto le ostilità già questa mattina in Parlamento prima ancora dell’esito dell’udienza , dove i senatori del Movimento cinque stelle Primo Di Nicola ed Elio Lannutti, componenti della commissione Finanze di Palazzo Madama, hanno abbandonato la seduta per protestare contro l’incompatibilità di D’Alfonso, che in commissione Finanze è capogruppo del Pd. La stessa cosa è accaduta alla Camera dei deputati, dove l’onorevole M5s Fabio Berardini e altri deputati della maggioranza di governo hanno abbandonato i lavori della commissione Ambiente dove D’Alfonso è stato audito come presidnete della Regione Abruzzo, sul decreto terremoto.
“L’incompatibilità, sancita dalla nostra Costituzione all’articolo 122, – precisano Di Nicola e Lannutti – sta producendo effetti devastanti. Questa mattina, per esempio, alle 9,30 come senatore e capogruppo Pd, il presidente D’Alfonso era presente in Commissione Finanze del Senato. Per le 10 invece è in calendario la sua audizione in Commissione Ambiente alla Camera che sta esaminando il decreto terremoto. Tutto questo mentre, in Abruzzo, la Regione non riesce a funzionare pienamente a causa delle sue continue assenze”.
“Abbiamo già segnalato ripetutamente questo vulnus alle istituzioni: ci appelliamo alla presidenza del Senato perché, come primo atto, la Giunta delle elezioni si pronunci sulla decadenza di questo senatore incompatibile”, concludono Di Nicola e Lannutti.
“Abbiamo abbandonato i lavori della commissione Ambiente – spiega a sua volta Fabio Berardini – per protesta contro una passerella inaccettabile alle spalle delle comunità terremotate. Il senatore del Partito democratico Luciano D’Alfonso ha sostituito all’ultimo momento un assessore della Regione Abruzzo per meri scopi di propaganda, compiendo un atto gravissimo. Non può rivestire il doppio ruolo di senatore e presidente di Regione: è abusivo”: motiva la scelta dei deputati della maggioranza di governo di abbandonare i lavori della commissione Ambiente, che avrebbe dovuto esaminare il decreto terremoto”.






