L’AQUILA – Ancora un’udienza ad alta tensione al processo, in corso a Campobasso, a carico di Massimiliano Mancini, il poliziotto abruzzese che indagò sul sindaco di Roccaraso (L’Aquila) Camillo Valentini, poi morto suicida nel carcere di Sulmona (L’Aquila) nell’agosto 2004.
Oggi per circa quattro ore, l’imputato si è sottoposto all’esame delle parti, ma l’udienza non è bastata a esaurire le domande: l’interrogatorio riprenderà il 9 febbraio 2011 alle 11.
Il clima durante la deposizione dell’imputato è stato talmente teso che a un certo punto, a causa di uno scontro verbale tra l’avvocato di parte civile, Michele Lioi, e il pm, Immacolata Di Petti, i giudici hanno deciso di sospendere l’udienza per qualche minuto, poi si sono ritirati.
Mancini ha risposto a decine di domande dell’avvocato Lioi, tutte incentrate sulle varie fasi delle indagini che portarono all’arresto di Valentini, ipotesi accusatorie, quelle formulate all’epoca dagli investigatori, che arrivarono all’associazione di stampo mafioso e in seguito, dopo la morte di Valentini, tutte cadute.
In apertura dell’udienza è stato sentito anche un testimone della difesa, Fabio Magerelli, in passato consigliere comunale a Roccaraso, prima nella maggioranza e poi all’opposizione.
L’accusa nei confronti di Mancini è di abuso d’ufficio (il processo si tiene in Molise perché nella vicenda fu coinvolto un magistrato).
In aula anche oggi erano presenti i famigliari del sindaco scomparso.





