Il Gup del tribunale dell’Aquila ha rinviato al 7 giugno prossimo l’udienza preliminare per il crollo del convitto nazionale, per il quale la procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio per due indagati, perché non è tornata indietro la ricevuta di ritorno della notifica di convocazione all’udienza per uno dei familiari delle tre giovanissime vittime, Ondrei Nuuzovsky, della Repubblica ceca. Il giudice ha dovuto rinviare perché le parti processuali non erano tutte costituite.

“È doloroso entrare in un’aula di tribunale a chiedere giustizia, ma devo portare avanti questa battaglia fino alla fine per la memoria di mio figlio”. Così Lucia Catarinacci, madre di Luigi Cellini, il giovanissimo morto lo scorso 6 aprile 2010 nel crollo del Convitto, ha commentato la sua presenza nell’udienza preliminare di oggi. “Gli imputati – ha aggiunto – non erano presenti, ma chi non ha nulla da temere doveva stare qui. Non sono d’accordo sulla richiesta di rimessione del processo, perché sia i giudici dell’Aquila sia quelli di Campobasso sono all’altezza”.

Non pare abbia influito sul rinvio l’atto di rimessione indirizzato alla Corte di cassazione presentato al Gup da uno dei due indagati, Livio Bearzi, preside del Convitto, nel quale si chiede il trasferimento del processo a Campobasso perché all’Aquila non coi sarebbero le condizioni per un rito sereno. Secondo l’altro avvocato del preside, Alfredo Iorio, “nella prossima udienza il Gup potrebbe decidere di andare avanti o attendere il pronunciamento della Cassazione”.

Le ipotesi di reato contestate dalla procura sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. La stessa situazione si ritroverà per l’udienza preliminare per il crollo della casa dello studente del prossimo 28 maggio: due degli undici indagati per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, hanno presentato al Gup istanza di remissione del processo ad altro giudice per l’assenza di un clima sereno all’Aquila.