L’AQUILA – Con l’audizione dei primi testi del pubblico ministero ha preso il via oggi il processo riguardante il crollo del palazzo di via XX settembre 123, dove morirono cinque persone e in cui l’unico indagato per omicidio colposo plurimo e disastro colposo è il collaudatore statico, Leonardo Carulli, di 85 anni.

Le accuse erano state ravvisate anche per altre due persone che sono decedute.

I primi testi sentiti, sono stati i parenti delle cinque persone morte a seguito del crollo della palazzina.

Di queste, le più toccanti sono state due.

La prima riguarda Roberta Golia che ha raccontato come i suoi genitori anziani, usciti insieme ad altri condòmini dallo stabile dopo la forte scossa delle 23, fossero stati invitati a risalire nell’appartamento da “persone in divisa su una camionetta perché, a loro giudizio, ostacolavano la circolazione stradale di via XX settembre”.

Poi è stata la volta di Ilaria Carosi che, nel crollo dell’edificio, ha perso la sorella.

“Nella scossa del 30 marzo – ha raccontato la teste – mia sorella si era accorta che su una porta c’erano piccole lesioni. Per avere maggiore sicurezza aveva anche avvertito l’Ater, proprietaria dell’immobile, sentendosi dire dall’Ente che non era sua competenza intervenire per operare la riparazione”.

Successivamente è stato sentito l’ispettore del Corpo forestale dello Stato Giuseppe Dante che, per conto della procura, ha svolto il lavoro di individuazione e sequestro delle carte tecniche ed elaborati degli edifici crollati.

Infine è stata la volta dell’ispettore superiore della Polizia di Stato Umberto Lorenzetti, incaricato di effettuare insieme ai colleghi della Scientifica il sequestro e le fotografie degli elementi strutturali degli immobili crollati a seguito dopo il sisma.