L’AQUILA – Dopo la pausa estiva, riprendono quest’oggi le udienze preliminari sui filoni della maxi inchiesta sui crolli del terremoto del 6 aprile 2009, di cui si sta occupando la Procura dell’Aquila.

Sabato si comincia con la casa dello studente, in cui morirono otto giovani: su questo filone, che ha portato a indagare undici persone, grava il peso di un’istanza di rimessione ad altro giudice presentata alla Corte di Cassazione dai legali Attilio Cecchini e Angelo Colagrande, legali dell’indagato Pietro Sebastiani (presidente della commissione di collaudo), e dall’avvocato Massimo Carosi, che assiste Claudio Botta (progettista della struttura).

Queste difese ritengono che all’Aquila non ci siano le condizioni ideali per celebrare il processo e chiedono lo spostamento a Campobasso.

L’istanza sarà discussa appena due giorni dopo l’udienza di sabato, lunedì 27. E se venisse accolta, l’intera udienza preliminare dovrebbe ricominciare dall’inizio nel capoluogo molisano, con le notifiche e la costituzione delle parti.

Un’autentica iattura per i familiari delle vittime, che più volte nei loro appelli hanno chiesto che il processo possa proseguire all’Aquila, dove secondo loro, contrariamente a quanto detto dagli avvocati, ci sono tutte le condizioni per un procedimento sereno, come spiega Antonietta Centofanti, portavoce del comitato dei genitori delle vittime, che il 6 aprile 2009 ha perso il nipote Davide.

“È un momento interlocutorio – afferma – in attesa che la Cassazione decida, perciò credo che sabato non succederà nulla d’importante”.

Quanto all’istanza di rimesseione, “ho parlato con i nostri avvocati, da Roma non trapela nulla sull’orientamento della Suprema Corte. Certo è – prosegue – che noi restiamo contrari, perché ricominciare tutto da Campobasso per noi sarebbe una grande fatica, oltre che un’ulteriore schiaffo alla città”.

“I processi sui crolli, non solo questo ma tutti, si devono fare all’Aquila”, conclude la Centofanti.

Il procedimento aquilano è affidato al Giudice per l’udienza preliminare, Giuseppe Grieco, che fin dall’inizio sta premendo per un processo snello, per controbattere almeno in parte ai tempi lunghi della giustizia.

“Dobbiamo dire la verità – ha dichiarato durante un dibattimento – e la verità è che tra l’udienza preliminare, primo e secondo grado di giudizio e Cassazione ci vorranno almeno 18 anni, e sono ottimista”.

Grieco, dall’altra parte, non ignora la spada di Damocle della Cassazione e per questo è probabile che anche quella di sabato sia un’udienza interlocutoria, in attesa del verdetto: il Gup ha infatti spiegato che non intende nominare periti per l’incidente probatorio prima che la Suprema Corte decida sulla rimessione.

Nell’ultima udienza, lo scorso 26 giugno, era stata accolta l’istanza di citazione di cinque responsabili civili: Angelini immobiliare, il ministero dell’Istruzione e dell’Università, l’Università degli Studi dell’Aquila, la Regione Abruzzo e l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu).

Con tutta probabilità, sabato ci sarà spazio solo per la loro costituzione in giudizio.

Per quanto riguarda gli altri filoni d’inchiesta, il 27 ottobre riprenderà l’udienza preliminare sui crolli al Convitto nazionale, il 26 novembre quella per i crolli alla facoltà d’Ingegneria, mentre il 10 dicembre sarà la volta dell’attesa udienza preliminare per la commissione Grandi rischi.