L’AQUILA – “È uno stato fallito, totalmente allo sbando che paga le ditte a 700 giorni. Siamo alle macerie. Le imprese, anche le più grandi stanno chiudendo”.

È l’amara e rabbiosa considerazione ad AbruzzoWeb di Fabio Spinosa Pingue, presidente provinciale di Confidustria, che definisce “giusta e doverosa” l’iniziativa di Confedercontribuenti che ha chiesto una commissione d’inchiesta internazionale alla Corte di giustizia dell’Aja sul fenomeno dei suicidi di imprenditori e lavoratori in Italia.

“Una denuncia da sostenere – prosegue Pingue – perché gli imprenditori e le loro famiglie vivono un momento delicatissimo, a prescindere dalla loro capacità di fare impresa. Lo Stato non paga e contemporaneamente crea processi infernali come fa Equitalia. Come dovrebbero fare?”.

La situazione aquilana, specchio della crisi amplificato dai danni economici e e materiali del terremoto del 6 aprile 2009, “non fa certo eccezione rispetto allo scenario nazionale”, come spiega a questo giornale Massimiliano Mari Fiamma, segretario generale Apindustria L’Aquila.

“Gli imprenditori aquilani sono abituati già da tempo a questa situazione di profondo disagio a causa del sisma – precisa – il numero dei dipendenti delle piccole e medie industrie sta scendendo vertiginosamente a livello provinciale e anche nei casi dove c’è lavoro si registrano problemi per i pagamenti dei dipendenti”.

Un crollo nei fatturati delle ditte aquilane che dal 2010 si attesta intorno al 40% e la percentuale “è destinata a salire”.

Profonda crisi anche per i settori, come quello edile, che nella fase di ricostruzione dovrebbero trainare l’economia aquilana.

“Di recente abbiamo incontrato le ditte di forniture di materiali per l’edilizia che si trovano in condizioni molto critiche- specifica Mari Fiamma – e avanzano pagamenti consistenti che vanno dai 200 mila euro fino al milione”.

Una pressione fiscale al 68% che scanna gli imprenditori e impedisce effettivamente di poter investire nelle innovazioni, come specifica Mari Fiamma. “Le tasse sono troppe e un imprenditore, in un anno, dovrebbe lavorare fino al mese di ottobre solo per far fronte alle imposte”.

Poco risolutivo per il segretario dell’Api il decreto del Consiglio dei ministri che dà il via libero al pagamento di 40 miliardi su 90 di debiti della pubblica amministrazione nei confronti di imprese e banche. “E gli altri 50? – chiede polemicamente – Gli imprenditori che non rientrano in questa prima tranche dovranno aspettare ancora altri due anni”.

Un’iniziativa “da lodare” quella di Confedercontribuenti, ma “non servirà a nulla – conclude Mari Fiamma –  se lo stato mette soldi in una macchina che perde da un’altra parte”.