L’AQUILA – Esplode la polemica in Abruzzo sulla gestione dell’emergenza incendi che da settimane tiene impegnati uomini e mezzi su più fronti, con quello più preoccupante, al momento, sul monte Morrone, con particolare allerta nei territori di Roccacasale, Corfinio e Pratola Peligna, in provincia dell’Aquila, e Popoli, in provincia di Pescara.

E così, in una nota, il consigliere regionale del Pd, nonché vicepresidente della Commissione Ambiente Antonio Di Marco, sostiene: “Il rischio di incendi nell’area del Morrone era stato segnalato già il 20 giugno, con una lettera inviata alla Regione Abruzzo dall’Associazione Celestiniana, realtà impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale e spirituale legato a Celestino V e dei suoi luoghi simbolo come l’Eremo di Sant’Onofrio e l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone. Nella comunicazione veniva evidenziata la presenza di materiale vegetale secco e biomassa nel sottobosco, indicata come potenziale combustibile, e venivano richiesti interventi urgenti di pulizia e decespugliamento”.

Ma a replicare è il capogruppo di FdI in Consiglio regionale, Massimo Verrecchia, che taglia corto: “C’è un elemento che il collega Di Marco omette o travisa in modo grave: la nota da lui richiamata non è mai stata ricevuta dalla Protezione Civile regionale abruzzese, perché l’indirizzo indicato era errato e non corrisponde in alcun modo all’Agenzia di Protezione Civile della Regione Abruzzo. Questo è un fatto oggettivo e verificabile. Ne consegue che costruire un attacco alle ‘istituzioni regionali’ sostenendo che vi sia stata una mancata risposta o una colpevole inerzia su una comunicazione mai formalmente pervenuta all’ente competente è una mistificazione che respingiamo con forza al mittente”.

DI MARCO: “A GIUGNO ERA STATO SEGNALATO IL RISCHIO”

“Il rischio di incendi nell’area del Morrone era stato segnalato già il 20 giugno, con una lettera inviata alla Regione Abruzzo dall’Associazione Celestiniana, realtà impegnata nella valorizzazione del patrimonio culturale e spirituale legato a Celestino V e dei suoi luoghi simbolo come l’Eremo di Sant’Onofrio e l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone. Nella comunicazione veniva evidenziata la presenza di materiale vegetale secco e biomassa nel sottobosco, indicata come potenziale combustibile, e venivano richiesti interventi urgenti di pulizia e decespugliamento”, scrive Di Marco.

La lettera, firmata dal presidente dell’Associazione Celestiniana, Giulio Mastrogiuseppe, segnalava la presenza di ramaglie, fogliame e biomassa deperita nell’area dell’Eremo di Sant’Onofrio, del Santuario e degli Scavi di Ercole Curino.

“Secondo l’associazione, tale materiale rappresentava un potenziale rischio di incendio di interfaccia, con possibili conseguenze per l’Eremo, l’area archeologica e le persone presenti. Nella stessa comunicazione veniva segnalata anche la presenza di nidi di processionaria e venivano richiesti interventi di bonifica, oltre a un sopralluogo tecnico per valutare il livello di rischio e individuare le misure preventive”.

“Gli incendi che nelle ultime ore stanno di nuovo devastando il Morrone erano temuti, potenzialmente prevedibili, non imprevisti e soprattutto evitabili o perlomeno arginabili”, sostiene Di Marco, secondo cui la Regione era stata informata attraverso la Protezione civile.

Il consigliere annuncia un’interpellanza alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale per verificare quali azioni siano state messe in campo dal 20 giugno ad oggi, quali misure di prevenzione siano state finanziate e attuate e quale attenzione sia stata riservata alla segnalazione.

VERRECCHIA: “DI MARCO CONFONDE TEMPI E FATTI, LETTERA MAI ARRIVATA, INDIRIZZO SBAGLIATO”

“Leggo con sorpresa le dichiarazioni del collega Antonio Di Marco, perché nel tentativo di costruire uno scoop politico finisce per sovrapporre fatti, tempistiche e competenze che invece andrebbero tenuti distinti, soprattutto quando si parla di una situazione delicata come quella degli incendi sul Morrone”, scrive Verrecchia.

“Partiamo dai fatti. La nota dell’associazione Celestiniana è del 20 giugno e riguarda una specifica area, nella quale veniva segnalata la presenza di sterpaglie, materiale vegetale secco e altri elementi di potenziale rischio. Personalmente, proprio qualche giorno fa, sono stato fisicamente in quell’area e posso affermare che non si è verificato quanto sembra emergere dalla ricostruzione del collega Di Marco: non c’è stato in quel luogo il propagarsi dell’incendio che si sta sviluppando sul Morrone e non è corretto rappresentare quella segnalazione come se fosse la prova che l’attuale vasto fronte di fuoco sia partito e si sia sviluppato proprio da quel punto. Questo, sia chiaro, non esime nessuno dalle proprie responsabilità e non significa affatto sottovalutare l’importanza della prevenzione. Significa semplicemente ristabilire la verità dei fatti e non utilizzare una comunicazione amministrativa di due mesi fa per costruire una correlazione che, allo stato dei fatti, non è dimostrata. Anzi, credo sia necessario andare oltre le ricostruzioni politiche e accertare con attenzione le cause degli incendi. In alcune situazioni, per le modalità con cui si sono sviluppati i roghi, non può essere esclusa la presenza di inneschi e di condotte dolose. Saranno naturalmente gli organi competenti ad accertarlo, ma proprio per questo eviterei di individuare responsabilità politiche sulla base di una semplice segnalazione relativa alla presenza di vegetazione secca”.

“C’è poi un altro aspetto che trovo particolarmente significativo: quello delle competenze – aggiunge Verrecchia – Se vogliamo affrontare seriamente il problema degli incendi boschivi e della prevenzione, dobbiamo avere il coraggio di discutere anche di come è stata organizzata nel tempo la gestione del patrimonio forestale e delle emergenze. Io ho già rilanciato l’opportunità di tornare a ragionare su un corpo specializzato a livello nazionale, con competenze specifiche in materia forestale e di prevenzione e contrasto agli incendi boschivi: penso al Corpo Forestale dello Stato, che il centrosinistra ha scelto di sopprimere. Non possiamo limitarci, ogni estate, a cercare un colpevole politico quando divampano gli incendi. Dobbiamo interrogarci sulle responsabilità, certo, ma soprattutto sulle competenze, sulle risorse, sulla prevenzione e sugli strumenti realmente disponibili alle istituzioni”.

“E c’è un elemento che il collega Di Marco omette o travisa in modo grave: la nota da lui richiamata non è mai stata ricevuta dalla Protezione Civile regionale abruzzese, perché l’indirizzo indicato era errato e non corrisponde in alcun modo all’Agenzia di Protezione Civile della Regione Abruzzo. Questo è un fatto oggettivo e verificabile. Ne consegue che costruire un attacco alle ‘istituzioni regionali’ sostenendo che vi sia stata una mancata risposta o una colpevole inerzia su una comunicazione mai formalmente pervenuta all’ente competente è una mistificazione che respingiamo con forza al mittente”.

“Prima di parlare di allerte ignorate o di documenti rimasti nei cassetti – osserva -, sarebbe doveroso verificare con precisione destinatari, indirizzi e canali ufficiali di trasmissione. Diversamente si alimenta una narrazione che non corrisponde alla realtà amministrativa dei fatti. Sul Morrone non servono polemiche di parte. Serve un fronte comune tra istituzioni, forze politiche, Vigili del Fuoco, Protezione civile, volontariato, enti locali e tutte le strutture impegnate sul territorio. Serve soprattutto individuare le soluzioni migliori per prevenire e affrontare fenomeni che, anche alla luce dei cambiamenti climatici e delle condizioni sempre più difficili dei nostri territori, richiedono una strategia strutturale”.

“Il collega Di Marco ha tutto il diritto di presentare un’interpellanza e di chiedere chiarimenti. Ma un’interpellanza seria deve partire da fatti corretti, da tempistiche corrette e da competenze correttamente individuate. In questo momento, mentre uomini e donne stanno lavorando senza sosta per fronteggiare gli incendi e mettere in sicurezza cittadini e territori, credo che la politica debba fare la propria parte con responsabilità. Accertare tutto ciò che c’è da accertare, senza scaricare responsabilità sulla base di ricostruzioni che, per quanto riguarda la Protezione Civile regionale, risultano oggettivamente infondate”, conclude Verrecchia.