L’AQUILA  – L’incendio che minaccia le frazioni aquilane di Roio e Bagno, partito da Lucoli lo scorso 22 luglio, fa divampare lo scontro politico, a seguito della pubblicazione sui social di una foto del sindaco Pierluigi Biondi in una cena nel pieno dell’emergenza, pubblicata dall’avvocato Fausto Corti.

Il sindaco, che è in ferie con la famiglia, ha poi commentato caustico: “Non ho bisogno dei selfie in quota, so bene qual è il mio compito e quali le responsabilità e so esercitare l’uno e le altre dopo anni di esperienza in prima fila. Chi oggi ulula assomiglia ai ‘politici rampanti che hanno spesso fatto del qualunquismo un’arte di cui parlava lo scomparso Francesco Guccini“.

E aggiunge sulla foto della cena: “È il solito lavoro codardo degli odiatori da social, una fotografia rubata e che non racconta la verità. Non stavo festeggiando nulla, ero a cena con mia moglie e i miei due figli. A un tavolo vicino c’erano alcuni consiglieri e dipendenti di una partecipata pubblica che mi hanno chiesto di salutarli. Mi sono fermato con loro un quarto d’ora, poi sono tornato dalla mia famiglia. Tutto qui”.

Di diverso parere sono il segretario regionale del Partito Democratico, Daniele Marinelli, il segretario provinciale PD L’Aquila, Stefano Albano, e quello cittadino Nello Avellani.

“Nemmeno un’emergenza come quella vissuta ieri a L’Aquila con le fiamme che hanno imperversato su gran parte del territorio ci ha risparmiato l’arroganza del primo cittadino Pierluigi Biondi, che a centinaia di chilometri di distanza ha scelto la via dell’insulto verso i concittadini che sui social hanno riversato angoscia e critiche per la preoccupazione, al posto dell’empatia. Leggere oggi le sue parole, in cui liquida le reazioni della comunità come ‘odio social’ e definisce ‘ululati’ le critiche legittime dell’opposizione e dei cittadini, lascia sconcertati. Ma ancora più grave è persino la strumentalizzazione delle parole di Francesco Guccini nel giorno della sua scomparsa, utilizzate da Biondi in modo del tutto improprio e irrispettoso per giustificare la propria assenza”.

“Nessuno mette in discussione il diritto alle ferie con la propria famiglia – continuano Marinelli, Albano e Avellani – , ma essere la prima autorità cittadina di Protezione Civile comporta doveri precisi che non si esauriscono con un paio di telefonate. Biondi sostiene che ‘la situazione non richiedeva la sua presenza’ e che ‘non gli serve il selfie in quota’, forse ha parlato troppo velocemente per rendersi conto che questo è un insulto ai Vigili del Fuoco, alle forze dell’ordine, ai volontari e a tutte le lavoratrici e i lavoratori che stanno rischiando la pelle sul campo in condizioni estreme, così come a quei cittadini che spontaneamente si sono mobilitati per difendere la propria terra”.

“Parlare di scenari grotteschi, riferendosi a chi si è rimboccato le maniche dimostra una distanza siderale dai sentimenti veri della città. Sostenere che fino ad ora non sia bruciato neppure un centimetro di bosco, non avendolo sperimentato di persona, è un tentativo maldestro di negare la realtà di una catastrofe ambientale ed economica che sta già provocando danni enormi al nostro patrimonio naturalistico e al sistema ricettivo del territorio. È la solita narrazione della destra: invece di assumersi la responsabilità di un sistema di prevenzione e antincendio regionale colpevolmente in ritardo e privo di risorse adeguate, si accusa chi denuncia i problemi di fare propaganda o di danneggiare L’Aquila. Mentre Biondi si vanta di seguire a distanza i dossier del Cipess o della Rai, la città viveva ore drammatiche con il fumo che avvolgeva le frazioni e il rischio concreto per le abitazioni a Roio, Bagno, Rocca di Cambio e sulla conca. Un sindaco presente non serve per farsi i selfie, ma per coordinare la macchina comunale sul posto, per dare vicinanza fisica e morale ai cittadini spaventati, per rappresentare le istituzioni nel momento del bisogno estremo. Le parole sono importanti: L’Aquila meritava e merita una guida capace di scegliere quelle giuste sempre. E di fare seguire i fatti alle parole”, concludono.