LANCIANO – Un’attesa durata 9 mesi, nel periodo più difficile che si potesse immaginare, quello del lockdown, eppure gli ostacoli per i neo genitori sono ancora tanti.

Durante l’emergenza Coronavirus molti ospedali non hanno permesso la presenza dei papà, o di accompagnatori, durante il travaglio, il parto e la degenza ma con la Fase 3 e la graduale, seppur lenta, ripresa della “normalità” nelle strutture sanitarie ci si aspettava un cambio di rotta.

La scelta, al momento, compete alle singole strutture sanitarie molte delle quali però, nonostante il superamento della fase critica e la nuova riorganizzazione costata mesi di sacrifici, non consentono ancora l’ingresso dei compagni in sala parto: succede anche all’ospedale Renzetti di Lanciano dove monta la protesta delle future mamme, che vorrebbero condividere il percorso nascita con i loro affetti, e di molti futuri papà che non trovano giusto dover rinunciare al momento più importante delle loro vite per motivi non meglio chiariti.

Una “discrezionalità” che interessa le aziende sanitarie di tutto il Paese, creando paradossi anche all’interno delle stesse Asl. 

E così nella stessa Asl 2, mentre a Lanciano non è consentito, a Chieti è possibile assistere al travaglio, così come è possibile la visita del papà due volte.

A Pescara l’ospedale Santo Spirito, decisamente quello che più di tutti è stato travolto dall’emergenza in Abruzzo, oltre a consentire la presenza dei papà ha attivato fin da subito il doppio percorso per partorienti affette da Covid-19 e partorienti senza contagio.

Anche qui però le regole sono stringenti, è infatti possibile assistere al travaglio e al parto ma non è consentita la presenza durante la degenza.

Regole che cambiano da un ospedale all’altro, che generano incomprensioni e il malcontento di tante future mamme che hanno già affrontato lunghi mesi di lockdown con tanti punti interrogativi, in una situazione surreale proprio ad un passo dal parto.

Non è bastata neanche l’ordinanza 76 firmata nei giorni scorsi dal presidente della Regione Marco Marsilio a chiarire questo aspetto. 

L’obiettivo dell’ordinanza, che non fa che recepire la circolare che il Ministero della Salute ha emanato lo scorso 1 giugno è quello della “riattivazione in sicurezza dei servizi socio-sanitari ridotti o sospesi a causa dell’emergenza covid-19” e il “progressivo ripristino della totalità dei livelli essenziali di assistenza, specificando che le indicazioni per evitare la diffusione del virus riguardano tutte le attività sanitarie pubbliche, private, accreditate e non accreditate”.

Vengono riattivate le prestazioni sanitarie ambulatoriali, i ricoveri programmati (Classi C e D), le attività in regime semiresidenziale e dei centri diurni, le cure domiciliari, la riabilitazione ambulatoriale e domiciliare. 

In un passaggio viene spiegato come “l’accompagnamento di pazienti è consentito solo per minori, disabili, utenti fragili non autosufficienti e per donne in gravidanza”.

Ad oggi, però, l’ordinanza non è stata ancora recepita in tutta gli ospedali.

Fin dai primi giorni della pandemia, è apparso evidente che i percorsi di presa in carico e la rete di assistenza delle donne in gravidanza, delle madri, dei padri e dei neonati necessitavano di una tempestiva revisione e riorganizzazione, perché emergevano problematiche nuove e urgenti da risolvere. Tra gennaio e marzo 2020, tuttavia, le evidenze scientifiche al riguardo erano ancora scarse e non sempre univoche. 

Il portale di epidemiologia per gli operatori sanitari, spiega come la presenza del padre, o di una persona a scelta della donna, durante il travaglio, il parto e la degenza ospedaliera è un aspetto organizzativo che compete alle singole strutture sanitarie. Attualmente vi è molta variabilità tra presidi sanitari anche all’interno delle stesse Regioni, nonostante le evidenze sugli effetti positivi (benessere e sicurezza della donna) legati alla presenza di una persona di fiducia durante il parto siano oramai consolidate”.

Le Agenzie internazionali hanno espresso generale consenso sul fatto che una persona a scelta della donna debba essere presente, se lo desidera, nel rispetto di una serie di condizioni organizzative. 

Intanto su change.org è partita una petizione per chiedere la presenza dei papà in sala parto.

“L’Oms il 2 aprile 2020 ha ribadito in diritto delle neomamme ad essere accompagnate da una persona di fiducia – si legge nel testo – L’esperienza di parto coinvolge la famiglia, nei tempi moderni è la coppia che vive l’esperienza della nascita riconsiderando pertanto il parto non solo come un’esperienza prettamente fisica. Non esiste evidenza scientifica relativa ai benefici dell’allontanamento dei compagni dalla sala parto, mentre è ampiamente risaputo come gli outcomes di madre e nascituro siano condizionati dal benessere psicofisico e dall’assistenza adeguata ricevuta in sala parto”. 

“Sono molte le ricerche che individuano come la depressione postpartum sia strettamente legata alla qualità dell’esperienza del parto e dal senso di protezione e sicurezza percepita dalla partoriente. Chiediamo pertanto alle istituzione di garantire i diritti della coppia e del nascituro, della Famiglia”.