L’AQUILA – L’Abruzzo è 2 punti più in basso, rispetto alla media nazionale, per stranieri che vivono e lavorano nel territorio regionale. Su 5 milioni di stranieri regolari in Italia, i richiedenti asilo che creano tanto allarme “pompato dai media”, sono meno dell’1 per cento. Questo dicono le statistiche presentate in un rapporto presntato all’Emicliclo dell’Aquila.
“In risposta al clamore e all’allarmismo di certi organi di informazione bisogna contrapporre la sobrietà dei numeri, per comprendere che cosa sia e come vada gestito il fenomeno immigratorio nel mondo, in Italia e in Abruzzo, e far capire che non rappresenta un’emergenza”, è l’analisi Luigi Gaffuri, docente di Geografia all’Università dell’Aquila, intervistato da AbruzzoWeb a margine della presentazione, a palazzo dell’Emiciclo all’Aquila, del “Dossier statistico immigrazione 2017”, curato dal Centro studi e ricerche Idos in convenzione con la presidenza del Consiglio dei ministri e redatto con la collaborazione dell’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) e della rivista Confronti.
Report che presenta una visione d’insieme del fenomeno immigratorio in Italia, basata su oggettive analisi statistiche. A snocciolare i dati proprio il professor Gaffuri, che è membro del Comitato scientifico Dossier statistico immigrazione dell’Università.
Per quel che riguarda l’Abruzzo, gli stranieri che vivono e lavorano sono, a fine 2016, 86.556, in maggioranza donne, e più giovani della media abruzzese.
Il dato rappresenta il 6,5 per cento della popolazione, quindi al di sotto della media nazionale che si attesta dell’8,3 per cento. Di questi, 24.504 vivono in provincia dell’Aquila, 23.850 nella Provincia di Teramo, 20.823 nella provincia di Chieti, 17.379 nella Provincia di Pescara.
Nel 2016 l’aumento è stato di appena 193 stranieri. I Paesi di provenienza sono principalmente la Romania, 27.031, l’Albania, 12.196, il Marocco, 7.323, la Macedonia, 4.526, la Cina, 4.226, l’Ucraina, 3.856, la Polonia 2.753, il Senegal 1.996, il Kossovo, 1.778, la Bulgaria, 1.470, la Nigeria 1.196 e la Tunisia 807.
La maggioranza degli stranieri con permesso di soggiorno sono, insomma, europei. Poi ci sono richiedenti asilo: nel 2016 il numero è pari a 4.686. L’Abruzzo accoglie il 2 per cento di quelli arrivati in Italia.
Numeri che per prima cosa, suggerisce Gaffuri, vanno inquadrati nel contesto globale, storico e geografico.
“Nell’immaginario collettivo di molta parte dell’opinione pubblica il migrante è solo colui che attraversa il mare a bordo di barconi fatiscenti, guidati da scafisti senza scrupoli. Ma non è così: in Italia ci sono 5 milioni di stranieri regolari che vivono da anni nel nostro Paese – spiega il docente a questo giornale – che ogni giorno svolgono il loro lavoro, portano i figli a scuola, e contribuiscono alla ricchezza del Paese, ovvero al 9 per cento del Prodotto interno lordo, e senza i loro contributi previdenziali come ha ricordato il presidente dell’Inps, Tito Boeri, il sistema pensionistico italiano crollerebbe”.
Che peso hanno, in questo scenario, i richiedenti asilo, che vengono da una crescente fetta della popolazione come un “invasione”, una “minaccia per la nostra civiltà” e che sono l’argomento preferito di tanti talk show televisivi, fino a influenzare in modo significativo l’orientamento politico ed ideologico di tanti italiani e elettori?
“Anche qui partiamo dai numeri – risponde – i rifugiati richiedenti asilo in Europa sono meno dell’1 per cento dei 3 milioni degli stranieri regolari in Europa. La Germania di questi richiedenti asilo è il Paese che ne accoglie di più, 1,3 milioni, a seguire la Francia, con 377 mila. In Italia sono 247 mila, lo 0,4 per cento della popolazione, e ricordiamo che, per esempio, in Svezia sono il 3,7 per cento. Mi sembra oltremodo esagerato parlare di invasione in corso!”.
La “sedicente invasione”, sostiene dunque Gaffuri è in buona parte indotta dal ruolo dei media.
“C’è oggettivamente un aumento dei flussi registrato dalle statistiche – spiega il docente – ma ciò non giustifica il modo con stampa, televisioni e web trattano questo argomento, perché è questo che fomenta l’allarme. Si diffondono luoghi comuni secondo cui le migrazioni ci porterebbero ampie fette di terroristi, malattie e nullafacenti in casa. I luoghi comuni, tuttavia, alimentano lo status quo, che si vorrebbe mantenere inalterato. I migranti invece in ogni angolo del mondo spingono al mutamento. Si diffonde la percezione di un nesso tra immigrazione e criminalità, ma anche qui è un luogo comune. L’incidenza in termini percentuali dei crimini commessi dagli italiani è doppia rispetto a quella dei migranti. Andrebbero raccontate le tante storie virtuose, positive legate all’immigrazione, ma si sa, le cose buone non fanno notizia”.
Allargando lo sguardo al mondo, spiega ancora il prof, “sono 244 milioni le persone che emigrano, nel 2050 arriveranno a 470 milioni. È un flusso inarrestabile. Del resto non va mai dimenticato che sono ben 30 milioni gli italiani emigrati in altri paesi, in tutto il mondo. E anche oggi il nostro flusso di migranti all’estero è pari a 5.3 milioni, superiore dunque al flusso in entrata”.
“La gente si è sempre spostata la storia è fatta esodi e di incontri. Perché emigrano? Una ragione è, certo, la disuguaglianza economica. Nei Paesi ricchi il reddito è multiplo di quelli poveri, in Qatar il reddito medio è di 130 mila dollari l’anno, in Burundi di 800 dollari l’anno a parità di potere di acquisto. C’è qualcosa che non va se otto persone, da sole, detengono la medesima quantità di beni posseduta dalla metà più povera dell’umanità, cioè di 4 miliardi di individui”.
Altro tema di scottante attualità, e non certo per colpa dell’informazione più volte bacchettata dal professor Gaffuri, è la sorte dei richiedenti asilo che non ottengono lo status di rifugiato, circa l’80 per cento, che vengono messi alla porta dai centri di accoglienza per poi essere costretti a elemosinare, dormire dove capita, e rischiando, in mancanza di alternative, di entrare nel vortice dello sfruttamento del lavoro nero, e anche della criminalità.
Secondo Gaffuri, “su questa vicenda c’è una storia da ripercorrere: ci sono state tante leggi sull’immigrazione che man mano hanno ridotto il tempo per consentire di trovare un nuovo lavoro al migrante che lo aveva perso per mantenere il permesso di soggiorno. Per i richiedenti asilo il lavoro non è nemmeno contemplato, anzi, se uno dice che vuole ottenere l’asilo perché al suo Paese non lavora, gli viene sicuramente negato – accusa – La soluzione è di tipo politico: serve una legge, che ancora non c’è, che aiuti le persone migranti venuto meno il sistema di protezione; la politica deve prendersi in carico questo problema, come lo hanno fatto per ridurre i diritti, dalla legge Bossi-Fini al decreto Maroni”.
Anche per il professore, comunque, è importante stroncare le speculazioni sugli spostamenti dei migranti.
“Quella che va fermata è l’economia criminale che gestisce questi flussi – evidenzia Gaffuri – persone senza scrupoli che, quando portano la gente in mare, hanno già ottenuto il compenso e non hanno il minimo interesse per la vita di questi poveri uomini, donne e bambini. Nel Mediterraneo sono morte per questo 5 mila persone”.
“Ciò di cui si ha bisogno estremo è una politica-quadro per gli ingressi regolari, strumento unitario che l’Europa non è ancora riuscito a elaborare, dato che gli Stati dell’Unione hanno finora proceduto in ordine sparso, secondo il principio del ciascuno per sé. Se questo avvenisse le migrazioni metterebbero una pezza al disordine del mondo”, conclude.





