PESCARA –  Saranno 40 i migranti che giungeranno in Abruzzo, tra quelli sbarcati, dopo la tragedia di Cutro nel porto di Reggio Calabria dove ieri ha attraccato la nave Diciotti della Guardia Costiera che nelle ultime ore ha soccorso in mare 584 persone.

Dopo l’arrivo nel porto degli autobus sono iniziati i trasferimenti dei migranti. Secondo il piano di riparto del ministero dell’Interno 130 migranti sono partiti alla volta del Cas Lombardia, 100 nel Cas Piemonte, 90 al Cas Veneto e Campania, 70 nel Cas Toscana, 40 Cas Calabria e Abruzzo, 20 Cas Umbria e 10 cas Basilicata e Molise.

Ieri si è tenuta la manifestazione a Cutro, con fiori lasciati sulla spiaggia, e una preghiera in arabo recitata dal parente di una delle 76 vittime del naufragio del barcone. Un corteo di 5mila persone, promosso dalle associazioni aderenti alla ‘Rete 26 Febbraio’, ha attraversato il paese calabrese vicino Crotone per esprimere solidarietà alle vittime e alle loro famiglie.

Intanto, monta la polemica per il karaoke di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, al compleanno del ministro che cantano “La canzone di Marinella” di De Andrè. I parenti delle vittime, anche loro presenti al corteo: “Ennesimo schiaffo”. Per la capogruppo dem al Senato, Simona Malpezzi, “non omaggiano i morti, ma cantano”, dimostrando “disumanità e cinismo”.

Le previsioni in vista della primavera e dell’estate sono intanto drammatiche: il rischio è che con il bel tempo dalla Tunisia parta un’ondata di 900mila migranti nel giro di pochi mesi – con un picco in agosto – che manderebbe in tilt il sistema dell’accoglienza, soprattutto a Lampedusa, già al collasso. L’allarme arriva anche dal ministro della politiche del Mare, il siciliano Nello Musumeci: “Non sapete quello che accadrà tra qualche mese, non avete idea. In questa terra di Sicilia sappiamo tutti quello che abbiamo dovuto fare con lo sbarco illegale dei migranti. O l’Europa si rende conto che siamo arrivati al punto zero, o saremo costretti a piangere ancora altri morti perché nei Paesi di partenza non si dice che fine fanno i loro connazionali. La gente è convinta che pagando i mafiosi e salendo sulle zattere potrà raggiungere l’Eldorado. E non è così”. La situazione sembra destinata ad esplodere: a preoccupare non è solo la crisi della Tunisia, ma anche la rotta turca e quella libanese.