L’AQUILA – Ricucire gli strappi causati dalle scelte sulle candidature per le politiche dei prossimi 24 e 25 febbraio per ricompattare il partito e ottenere un risultato importante, o quanto meno limitare i danni rispetto alle percentuali che superavano il 30% dell’ultima consultazione.
La sollecitazione ha fatto da filo conduttore nella domenica in cui il Popolo della libertà, reduce dalle polemiche e dalle minacce di scissione seguite alle esclusione da posti utili per l’ascesa in parlamento di candidati dell’Aquila e Pescara, ha dato inizio alla campagna elettorale con ben due eventi.
Il primo la mattina a Teramo, caratterizzato da un bagno di folla con un teatro comunale, stracolmo, l’altro, anche questo partecipato, nel pomeriggio a Celano (L’Aquila), paese del senatore e coordinatore regionale, Filippo Piccone, dove manco a dirlo il dirigente del Pdl è anche sindaco e dove da quando è al timone del partito cadono gli eventi di apertura delle campagne elettorali.
Presenti in entrambi i casi tutti i candidati di punta, a partire dal vice presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, numero 2 al Senato dopo Silvio Berlusconi, uno che conosce bene l’Abruzzo dove ha lavorato per otto anni dopo aver vinto un concorso da ricercatore all’università dell’Aquila all’età di 28 anni, e dove è stato commissario del partito.
E poi, il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, e il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano. Quest’ultima presenza è la testimonianza che l’operazione ricucitura sta dando frutti. Anche se i frutti si vedono a Pescara, ma non all’Aquila. Insomma presenta finora luci e ombre.
Il più arrabbiato dopo l’olmo dato a Pescara, dopo aver minacciato il voto alla lista civica di Rialzati Abruzzo, che al Senato corre con l’assessore regionale Carlo Masci, Pagano è rientrato nei ranghi e sarà in prima fila in campagna elettorale.
A far tornare Pagano e il suo gruppo di Agorà Abruzzo è stato molto importante, se non decisivo l’intervento del segretario nazionale, Angelino Alfano.
“Ho avuto un contatto con Alfano – spiega Pagano – Mi fa piacere che il segretario abbia riconosciuto, come fatto dai dirigenti regionali, che sono stati fatti errori e per questo ci sono state rassicurazioni spontanee su un rinnovamento e su un riequilibrio territoriale”.
“Per quanto riguarda me e il mio gruppo – ha aggiunto – dopo l’incavolatura è prevalsa la razionalità e non ce la siamo sentiti, essendo di centrodestra, di disimpegnarci dal voto. Il Pdl sarà compatto come una squadra vincente. Nel nostro territorio ci stiamo sentendo con i dirigenti, tra cui il sindaco di Pescara, il presidente della Provincia, e l’assessore regionale Castiglione. L’obiettivo è convincere gli elettori a votarci per sconfiggere la sinistra”.
Il ricompattamento di Pagano è stato sottolineato dal deputato uscente Paola Pelino, candidata per palazzo Madama al posto numero 3: “Mi rallegro per questa decisione del presidente Pagano: è importante che tutte le forze del Pdl siano unite. Il nostro slogan da ora in poi dovrà essere: tutti insieme per vincere, ha detto.
Ma nel Pdl dopo il caso candidature non sono tutte rose e fiori: ad esempio, nella convention di Celano si sono registrare assenze importanti, tra cui l’assessore regionale alla Protezione civile, l’aquilano Gianfranco Giuliante, che negli ultimi giorni ha più volte avuto parole di fuoco nei confronti di Piccone (paragonato al ‘dittatore cannibale’ Bokassa!), e il presidente della Provincia, Antonio Del Corvo, celanese, scelto proprio da Piccone prima come candidato alla Regione e poi al vertice dell’ente provinciale.
Un forfait sottolineato anche da Quagliariello, il quale ha ricordato che il partito a un mese dalle elezioni provinciali era nettamente sotto nei sondaggi per poi recuperare e vincere. Su queste sedie vuote sono state più versioni: il mal di pancia politico ma anche un’improvvisa influenza, anche se Del Corvo era stato visto in piazza a Celano in buone condizioni all’ora di pranzo.
Ma anche tra i presenti non sono mancate le curiosità: l’assessore regionale Angelo Di Paolo, originario di Canistro, non si è seduto in prima fila ma in posizione defilata insieme ad alcuni sindaci marsicani che fanno riferimento a lui.
Giuliante e Di Paolo, insieme a Riccardo Chiavaroli (Pdl) e Antonio Menna (Udc), fanno parte dell’intergruppo in Consiglio regionale “Presenza popolare”, nato proprio per denunciare le negative scelte sulle candidature per le politiche.
In prima fila a Celano si è visto invece il consigliere regionale del Pdl Luca Ricciuti, che nelle passate settimane aveva annunciato in una conferenza stampa l’ingresso a Fratelli d’Italia, insieme all’assessore regionale Paolo Gatti, capolista alla Camera di Fdi, e al consigliere Emiliano Di Matteo, entrambi ex Pdl.
Annuncio che, però, non si è mai trasformato in adesione ufficiale, fatto questo che ha impedito finora la costituzione del gruppo in Consiglio.
Sugli spalti, oltre a sindaci, amministratori e dirigenti locali, anche il riconfermato direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila, Giancarlo Silveri.
Sul palco, Chiodi, Pagano, Piccone, il suo vice il senatore uscente, Fabrizio Di Stefano, al numero 3 alla Camera, la Pelino, unica donna, Paolo Tancredi, senatore uscente e numero 2 per Montecitorio, Massimo Verrecchia, il capo di gabinetto della Provincia dell’Aquila e stretto collaboratore di Piccone, al quarto posto da deputato.
Tutti, manco a dirlo, hanno attaccato il centrosinistra e il premier Mario Monti e hanno sottolineato la necessità di serrare le fila, ricompattarsi “per sconfiggere la sinistra” dal momento che, con il ritorno in campo del leader Berlusconi, il centrodestra è in rimonta.
In particolare, Quagliariello ha infiammato il pubblico, che lo ha applaudito a scena aperta. Così ha commentato i mal di pancia e le polemiche seguite alle decisioni sulle candidature: “i problemi del territorio vanno considerati, ma vanno collocati all’interno di un orizzonte politico, caratterizzato da una campagna elettorale per il governo del Paese – ha spiegato – Altrimenti diventano localismi insopportabili e i cittadini sono i primi a capirlo”.
“Questa campagna elettorale è per il governo del Paese, è evidente che gli equilibri tra i territori sono importanti – ha aggiunto – ma quello che la gente vuole è conoscere i programmi, le idee, per invertire situazioni di declino e soprattutto l’impegno vero a battere i nostri avversari, che sono la sinistra di Bersani e Vendola”.
Piccone, dal canto suo, ha voluto spiegare la scelta di cominciare la campagna elettorale a Celano, nel suo regno.
“Non sono un arrogante o presuntuoso, come alcuni dicono, sono un tradizionalista che fa politica anche con passione. Non voglio mancare di rispetto a città più grandi, ma visto che finora esordire nella mia città ci ha regalato successi, è giusto aprire qui”, ha spiegato.
LA CONVENTION DI TERAMO
“Possiamo vincere”. Alla convention del Pdl di ieri a Teramo al Cineteatro comunale è stata questa la frase più utilizzata. C’è molto più di una semplice fiducia dalle parti del Popolo delle libertà, insomma.
Tanto che il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi si è regalato un momento poetico arrivando a citare Gabriele D’Annunzio: “Chi osa vince”.
Un messaggio chiarissimo quello venuto fuori ieri. Dalle partri del Pdl si è capito che il Partito democratico non è più lontano. Proprio Chiodi ha osato più di tutti in termini provocatori nei confronti degli avversari politici, definendo Mario Monti un “coniglio” nel corso di una giornata pienissima.
“Il debito regionale è stato portato da 4 miliardi di euro a 3 – ha ripetuto il governatore abruzzese – le tasse sono state ridotte, però 160 milioni di euro sono utilizzati per tamponare i debiti contratti fino al 2008”.
Presenti tutti i ‘big’ del Pdl targato abruzzo, da Paola Pelino a Luigi Albore Mascia, più Gaetano Quagliariello. Non è stata risparmiata da forti critiche l’Europa dell’Unione, attaccata proprio da Quagliariello, il quale ha però elogiato l’Abruzzo come regione capace di utilizzare molto i fondi europei.
“Gli Stati forti nel pieno della crisi hanno fatto i loro legittimi interessi – ha detto – a discapito dell’Italia”.





