L’AQUILA – Oggi Mario Magnotta avrebbe compiuto 69 anni.
Di certo, nel giorno del suo compleanno avrebbe colto l’occasione per farsi sentire e per bacchettare chi dell’Aquila si sta approfittando, la città cambiata per sempre, quella che non ha potuto vedere, per fortuna o purtroppo, quella delle macerie e dei ricordi migliori da imbrigliare, perché altrimenti siamo perduti.
Chi lo ha conosciuto e frequentato personalmente sa bene quanto Mario amasse la sua città, lui che all’Aquila era arrivato dalla Liguria negli anni della guerra, da orfano.
L’ha vista crescere, ne ha assaporato i piatti buoni e cattivi e nel dialetto aquilano s’è fatto largo nella preistoria di Internet, quando si registravano cassette col terrore di veder sfilacciato il nastro.
Ci piace immaginarlo in prima fila per ricostruire il capoluogo, per non vederlo più ridotto in questo stato.
Aveva scelto una dignitosa pensione, anziché passare l’età più difficile in giro per serate, feste, trasmissioni, nonostante adorasse i giovani e stare in mezzo a loro per ricambiare, a modo suo, l’affetto sincero che tanta gente gli aveva mostrato nel corso degli anni da ‘star’.
Meglio la tranquillità aquilana, insomma. Anche se quella città si stava sgretolando senza scosse e a lui non piaceva più, non gli piaceva la piega presa da un gioiello artistico e culturale come il nostro.
Se n’è andato via all’improvviso e a pochi mesi dal 6 aprile 2009.
È andato via senza rischiare la vita in una notte maledetta. Un segno del destino, chissà, ma i rumori del cantiere, lo starnazzare di certi politicanti, il silenzio assoluto del centro storico nelle notti di storia capovolta non avrebbero comunque fermato le sue polemiche, anzi, gli avrebbero offerto l’occasione di ribadire con forza quello che lui ha sempre detto a gran voce: L’Aquila è la città più bella del mondo, ma è stata dimenticata dagli uomini e da Dio.
Gli mancheranno gli allenamenti alle quattro del mattino nel freddo glaciale d’inverno, lo stesso che lo ha ‘fregato’ nel gennaio del 2009, e al fresco d’estate.
Gli mancheranno L’Aquila e gli aquilani. Ricambiamo da quaggiù. Tanti auguri, grande Mario.





