L’AQUILA – Superare i propri limiti, abbattere la barriera del pregiudizio, studiando soluzioni alternative alle classiche terapie mediche, lo sport incontra la psichiatria nel mondiale “matto”, dove si vince insieme, sollevando una coppa che rappresenta un sogno diventato realtà.
È la storia del rivoluzionario progetto “Crazy for football”, del Dream World Cup, il campionato del mondo di calcio a 5 per pazienti psichiatrici, disputato per la prima volta ad Osaka, in Giappone, nel 2016 e che quest’anno, nella cornice del PalaTiziano di Roma, ha visto trionfare la nazionale italiana; una vittoria sportiva e culturale anche abruzzese.
Gli azzurri sfileranno con il trofeo a Pescara, lunedì 4 giugno in occasione del campionato Futsal, che giocherà nel palazzetto Giovanni Paolo II, l’evento nazionale verrà trasmesso in diretta su Fox sport.
Tra i fautori del progetto, Valerio Di Tommaso, originario di Sulmona, in provincia dell’Aquila e presidente dell’Ecos (European Culture and Sport Organization), un’organizzazione che si occupa di promuovere progetti dedicati allo sport e alla cultura a livello europeo. “Ho letto il libro ‘Crazy for football’, poi diventato un documentario diretto da Volfango De Biasi, vincitore anche di un ‘David di Donatello’ e mi sono detto: ‘questo è un progetto che dobbiamo assolutamente presentare alla Commissione europea, perché è davvero rivoluzionario’, così, parlando con il noto psichiatra Santo Rullo, abbiamo deciso di dar vita a questo studio e all’avventura dei mondiali, che con grande soddisfazione abbiamo vinto”, spiega ad AbruzzoWeb Di Tommaso.
Al Dream World Cup 2018, andato in scena dal 13 al 16 maggio, hanno partecipato 10 nazionali: Italia, Spagna, Argentina, Cile, Francia, Giappone, Perù, Senegal, Ucraina e Ungheria e oltre 200 organizzazioni tra associazioni sportive, strutture sanitarie e centri di salute mentale da tutto il mondo.
A spiegare in che modo i pazienti con problemi psichiatrici vengono aiutati dallo sport e in particolare dal calcio a cinque, lo psichiatra di Roma, Santo Rullo, promotore insieme all’abruzzese della prima edizione del mondiale. “I pazienti vengono aiutati su tre aree principali: quella biologica, perché l’esercizio fisico aumenta i livelli di una serie di neurotrasmettitori, come la serotonina e la dopamina, che sono antidepressivi naturali; quello psicologico, perché la partita ha uno svolgimento tattico che spinge il partecipante a farsi un’idea di ciò che passa nella mente dei compagni e degli avversari, in molti disturbi psichiatrici sono proprio le intenzioni altrui che vengono mal interpretate, portando a paranoie ed incomprensioni; infine dal punto di vista sociale, perché la squadra è un tessuto dove ognuno ha il suo ruolo, ci sono rapporti tra i vari giocatori e un movimento comune di emozioni, per cui l’obiettivo è fare gol, ma anche gioire insieme, perdere insieme e condividere i propri stati d’animo”, precisa il dottor Rullo.
Non a caso il mondiale ha preso il via nel giorno del quarantennale della Legge Basaglia, che ha sancito la chiusura degli ospedali psichiatrici in Italia. “La novità è che dopo trent’anni qualcuno ci ascolta, sono 40 anni che i manicomi sono stati chiusi, ma spesso si assiste a uno stallo nella terapia al paziente psichiatrico. L’idea di Franco Basaglia era incentrata proprio sul fatto che, prima o poi, la società civile prendesse in carico la salute mentale delle persone – aggiunge lo psichiatra – Siamo riusciti a farci ascoltare e a far capire quanto i valori del calcio possano essere importanti per la salute dei nostri pazienti. Era un vecchio sogno che siamo riusciti a realizzare, anche grazie al sostegno della Federazione italiana giuoco calcio, la Figc, che ci ha seguiti in questo percorso, portando al più recente cambiamento nell’approccio alla malattia mentale”.
Secondo Santo Rullo, dopo l’abbattimento delle barriere fisiche, sono rimaste in piedi quelle mentali, “il problema è di natura culturale: oggi spesso passa il messaggio sbagliato che il solo essere in cura da uno psichiatra potrebbe portare a eventi negativi, ancora ci si vergogna di avere un problema, ci si nasconder per paura del giudizio dell’altro e per questo molte persone non si fanno aiutare”, sottolinea.
“Il nostro progetto è basato proprio sul superamento di tutto questo: i nostri giocatori solo per il fatto di avere una maglia della nazionale con sopra, lo stemma della Figc non hanno più paura, acquistano la consapevolezza di dover affrontare la malattia”, illustra. Il nodo da sciogliere, per Rullo, è che “tutti gli addetti ai lavori riescano a fare la distinzione tra la mera Psichiatria, ovvero il trattamento della malattia e la Salute mentale, vale a dire la promozione di tutto ciò che aiuta a vivere meglio”.
Della relazione tra sport e psichiatria si sono occupati molti studi, ma la novità di questo approccio recente risiede nell’aprire alle persone con problemi mentali “prospettive future”.
Come spiega ad AbruzzoWeb Enrico Zanchini, allenatore che ha militato in varie categorie e società di calcio a 5, come la Roma Rcb, Lamaro Roma e Marino calcetto, e commissario tecnico della nazionale, “I campionati organizzati finora hanno fatto un lavoro notevole e costante, ma sempre circoscritto, quello che facciamo noi è il passo successivo: abbiamo selezionato, tra quasi 200 persone, i migliori giocatori d’Italia, che in una prospettiva futura potrebbero arrivare a giocare in campionati federali di ottimo livello di calcio a 11 e calcio a 5. Bisogna smetterla di farli giocare tra di loro e guardare oltre”.
Per quanto riguarda gli allenamenti, il Ct della nazionale ammette di aver avuto qualche difficoltà legata al tempo: “Siamo riusciti a fare un primo weekend intensivo a 20 giorni dal mondiale, poi a 10 giorni c’è stato uno stage con 2 allenamenti a settimana – racconta il Ct – Ci siamo allenati in vari spazi, anche nella palestra dell’ex campione di pugilato, Vincenzo Cantatore, preparatore atletico della squadra”.
Infine, Zanchini ci tiene a fare una chiamata a tutti i cittadini: “Invito tutte le persone a guardarsi le partite e gli highlights, affinché si rendano conto del livello di questi ragazzi, sono giocatori che non hanno nulla da invidiare a chi milita nelle serie D, C , C1 e anche B di calcio a 5 e Promozione ed Eccellenza di calcio a 11. È uno sport agonistico vero”, conclude.
Tutto questo è stato possibile “grazie a personaggi importanti che ci hanno sostenuto e tantissimi volontari – precisa Valerio Di Tommaso – parliamo di un evento da oltre 100 mila euro: abbiamo ricevuto un contributo di 15 mila euro dalla Figc, poi ci sono le donazioni e gli eventi benefici”.
Cifre che spesso non bastano e per questo, “abbiamo rinunciato ai nostri compensi – sottolinea Zanchini – ma per noi è un piacere, onore, un privilegio; togliere tempo al lavoro, alle nostre famiglie, alla nostra vita, ci ha dato soddisfazioni enormi, soprattutto dal punto di vista umano, ma anche tecnico, i ragazzi sono stati bravissimi, hanno vinto il mondiale regalandoci un’emozione unica”.
“Per portare avanti il progetto, però, c’è sicuramente bisogno di maggiori fondi: abbiamo presentato il progetto alla Commissione europea, al ministero dello Sport e stiamo cercando una collaborazione anche con la Regione Abruzzo, con l’assessore regionale alle Politiche sociali Marinella Sclocco e l’ex assessore regionale Andrea Gerosolimo, consigliere di Abruzzo Civico”, dichiara Di Tommaso.
Una parte importante del progetto riguarda, poi, la sensibilizzazione sul tema e la promozione di una riflessione che parta dagli studenti. “Abbiamo girato l’Italia andando in oltre 100 scuole per mostrare ai ragazzi il documentario ‘Crazy for football’ e per parlare con gli studenti, tutto è stato supportato grazie alla vincita del premio Uefa ‘Foundation for Children’. I giovani sono il futuro, è con i giovani che si vince”, spiega ancora.
“Siamo stati invitati a sfilare a Pescara tra il primo e il secondo tempo della finale del campionato Futsal, in programma dalle 17 di lunedì prossimo: presenteremo la squadra e prima della partita faremo un’amichevole con una squadra locale. La forza di questo progetto sono volontari e la vicinanza delle persone; voglio ringraziare Riccardo Ciferni, titolare di una nota catena di pizzerie, che offrirà la cena a tutta la squadra”.






