ALANNO – “I guai della Ico di Alanno? Dipende tutto dai punti di vista: nel 2013 la vecchia proprietà dello stabilimento aveva decretato la chiusura del plant abruzzese, cosa che avrebbe mandato a casa tutti i 158 dipendenti. La Ico, anche se costretta ora ad avviare la mobilità, è riuscita a garantire l’occupazione per 3 anni, nonostante la crisi economica che ha interessato il mercato in cui si trova a operare”.
A parlare ad AbruzzoWeb è Manlio Cocchini, amministratore delegato della Ico Srl, che ad Alanno (Pescara) produce carta in rotoli per uso igienico e domestico. E dove sono sospesi in cassa integrazione straordinaria circa 120 lavoratori, di cui circa 90 rappresentano l’esubero non ricollocabile, come confermato dallo steso Cocchini nella riunione dell’8 settembre a Roma al ministero dello Ssviluppo economico, alla presenza di Giovanni Lolli, vice presidente della Regione, con delega alle Crisi industriali.
L’ennesima drammatica vertenza, quella della Ico, che investe un’azienda abruzzese, esplosa nel 2013, dopo che la Kimberly-Clark, multinazionale americana, se n’è andata senza troppi complimenti per concentrare la produzione a Romagnano in Piemonte. A rimpiazzarla è giunta proprio la Ico, che ha salvato i posti di lavoro ma che, poi, entrata a sua volta in difficoltà, ha annunciato, già a fine 2015, la messa in mobilità, anticamera per la disoccupazione per 80 addetti, poi saliti a 90.
Dopo una serie di tavoli in Regione tra sindacati e il vice presidente Lolli, il numero dei lavoratori coinvolti nella mobilità ora potrebbe scendere a 60.
A metterci una pezza al momento, la cassa integrazione straordinaria, ma Cocchini, pur confermando che alla mobilità non ci sono alternative, a questo giornale tiene anche a spiegare le ragioni della drammatica situazione, dal punto di vista di un’azienda alle prese con un mercato dove la concorrenza è spietata, ancor più in tempi di crisi, nonostante gli sforzi fatti dal 2013 per rilanciare il sito, puntando sulla produzione di carta in rotoli per uso igienico e domestico.
“Alanno rappresenta una cuspide di alta qualità nella produzione della carta – ammette il manager – Qui si usa il metodo true air drying, che prevede l’asciugatura con aria calda e non mediante pressione meccanica, garantendo così l’eccellenza del prodotto finito, conosciuta come carta ‘Tad’, particolarmente costosa, ma anche particolarmente performante”.
Ma la tanto decantata qualità, panacea per la ripresa economica, questa volta non è bastata ad affermarsi in un mercato saturo e altamente competitivo.
“L’Italia rappresenta il più grosso distretto europeo di questi prodotti, di cui la metà, però, veniva esportato all’estero – ricorda – Per abbattere i costi della logistica e dei trasporti, molti grossi player italiani hanno spostato la produzione nei Paesi dove si esportava, con il risultato che ora, complice la crisi, il mercato italiano non è in grado di assorbire quanto prodotto, in eccedenza rispetto alla domanda”.
Meccanismi perversi dell’economia globalizzata contro cui le politiche industriali del governo, per non parlare di quelle spuntate della Regione, possono fare ben poco.
“La Regione ci ha prospettato l’opportunità di usufruire di fondi per la ricerca, ma a noi in questa fase non servono, il nostro prodotto è già al top della gamma, anzi proprio questo si è dimostrato un ostacolo aggiuntivo, in un mercato saturo, dove la crisi spinge le famiglie a risparmiare, e la concorrenza si fa sul basso costo”, rimarca.
La continuità in questi anni è stata sostenuta principalmente da un contratto di fornitura che, nella parte principale, si è gradualmente esaurito a metà 2015, mentre in quella residuale sta terminando in questi giorni. Se questo è lo scenario, prosegue Cocchini, non c’è alternativa alla drastica riduzione di personale.
“Con i lavoratori e i sindacati sono stato sempre molto chiaro, ho giocato sempre a carte scoperte, i numeri purtroppo hanno la testa dura – evidenzia – La nostra unica possibilità è quella di concentrarci sulle linee produttive del semilavorato, della carta grezza, e in prospettiva rilanciare l’azienda mettendoci a sistema con lo stabilimento di Sambuceto, che produce carta per le scatole in cartone ondulato. Ma è un piano di rilancio che non si realizza in un giorno”.
La rielaborazione del progetto industriale prevede la sostanziale dismissione del solo converting, lasciando aperta l’opzione di collaborazione con altre realtà, e l’implementazione dell’attività di produzione di carta tissue da consegnare come materia prima a converter (trasformatori) terzi, specializzati in prodotti di nicchia per i quali è motivo di successo l’utilizzo della carta prodotta da Alanno , particolarmente costosa , ma anche particolarmente performante.
Alla domanda se è consapevole che questa ristrutturazione industriale farà intanto perdere il lavoro a tante persone e manderà nella disperazione tante famiglie della val Pescara, Cocchini risponde che “ovviamente ne sono consapevole, ed è terribile pensare al destino di questi lavoratori. Ma noi non abbiamo ripeto alternative, mio compito è salvare l’azienda, per garantire tutti i posti di lavoro che è possibile salvare”.
“Comunque da pochi giorni abbiamo offerto ai lavoratori il supporto di un società di outplacement che li potrà seguire individualmente anche nel periodo della disoccupazione, con la speranza che possano ricollocarsi a breve nel mercato del lavoro”, conclude.



