L’AQUILA – “In tv si vede un decimo di quello che è oggi L’Aquila. Per capire bisogna venire qui, e diremo a tutti di farlo con le loro ‘gambine’ e rendersi conto”.
Fa sempre lo stesso effetto il capoluogo a chi viene a visitarlo per la prima volta. Questa volta a cadere vittime del fascino triste ma sempre grandissimo del centro martoriato sono stati i Rio.
La rock band, divenuta inizialmente famosa per avere alla chitarra Marco Ligabue, ma sì, il fratello di Luciano, e che però ora sta facendo strada con le proprie gambe, ha fatto vibrare ieri notte le pareti dello Shaman’s Irish Pub, il locale plasmato da Daniele “lo Shamano” Banelli a immagine e somiglianza di quello che gestiva prima della catastrofe a via Tempera, nel cuore della città.
Quasi un “luogo dello spirito” per una generazione di aquilani, quella del primo decennio del 2000, che ha ritrovato linfa vitale nella nuova incarnazione dell’“Irish grande”, così è noto il locale in gergo, realizzata in periferia, nella zona di Colle Sapone.
Shaman’s traboccante di gente per l’arrivo dei Rio, e la banda ha risposto da par suo. Tanto che alla fine sia Liga Jr. sia il frontman, Fabio Mora, sono saliti in piedi sul bancone del pub a ricevere l’applauso della folla, cercando di “schivare” le lampade che passavano a pochi centimetri dalla testa.
GUARDA LE FOTO (di Aldo D’Angelo)
Nel backstage una birra tonificante e una chiacchierata. Marco è stato più tempo in città, seguendo l’europarlamentare dell’Italia dei valori Sonia Alfano nel suo giro non solo per il centro, ma anche in alcune frazioni, su tutte Onna.
Un sodalizio non inedito, quello tra la Alfano e i Rio, che appena una settimana fa hanno suonato alla palestra “Free Life” di Mondello (Palermo) per sostenere l’imprenditrice antiracket Valeria Grasso. Ieri, la tappa all’Aquila.
“Ho potuto capire – spiega Ligabue – la pesantezza della situazione, se a una piccola città come questa togli il suo centro le togli il cuore. Qualcosina di terremoto ne so, perché a Correggio, il mio paese, nel ’97 abbiamo tremato assieme a Umbria e Marche: si dormiva fuori e c’era paura, capisco che è pesante”.
Manco fosse alle prese con un riff della sua chitarra, sull’iPhone scorre freneticamente le foto che ha scattato e promette di mostrarle in giro, “anche sul mio Facebook”, ma non tralascia critiche.
“In centro – aggiunge Liga Jr. – ho visto cinque operai che lavoravano e cento insegne di imprese di costruzioni. Dovrebbe essere il contrario. Se venisse giù Correggio vorrei così e scenderei in piazza anch’io con le carriole a rimuovere le macerie del mio paese”.
Cosa c’è da fare ora? Risponde Fabio. “Bisogna fare rumore – suggerisce – rimanere il più possibile sui media. Essere più pesanti, anzi, diciamolo, dovete rompere i coglioni. La gente stia unita e non molli mai con la voce. E state addosso a Sonia, perché è una che va forte. Ora andrà in Parlamento europeo a riferire quello che di sbagliato ha visto qui”.
Quanto al concerto, la band è soddisfatta. “Il locale era pieno e la gente ha partecipato – concordano – volevamo portare un’ora e mezzo di aggregazione e sembra che ci siamo riusciti”.
L’ultima domanda è ancora per Marco e per una ragione molto chiara: può servire un grande evento all’Aquila per tenere alta l’attenzione? Fuori dai denti, dopo averlo visto all’Adriatico di Pescara, più di una volta, e all’Università di Teramo, Luciano Ligabue potrà legarsi a doppio filo anche con L’Aquila?
Risposta dubbiosa. “Dipende, da mille cose – ammette – Le iniziative vanno fatte nel modo giusto: guardate le Amiche per l’Abruzzo, hanno raccolto 900 mila euro per una scuola elementare (la De Amicis, ndr) e quando sono venute qui hanno scoperto che metà della somma se n’era andata solo per il puntellamento! Credo che a Laura Pausini siano cadute le braccia!”.
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