L’AQUILA – La rottamazione in corso delle attuali Province potrebbe mettere a rischio l’apertura delle scuole, la manutenzione delle strade, il trasporto dei disabili.

E tante sono ancora le incertezze sul passaggio alla Regione delle deleghe e del personale delle Province, che anche in Abruzzo a fine settembre diventeranno, a eccezione della Provincia dell’Aquila (che sarà abolita nella sua forma attuale solo a marzo 2015) enti di secondo livello non elettivi, una sorta di assemblea dei sindaci, dalle funzioni ancora incerte e controverse.

In quest’ottica, la scorsa settimana il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, ha chiesto ai quattro presidenti della Provincia un quadro dettagliato sulla situazione delle strade e lo stato strutturale delle scuole. L’elenco delle priorità dovrebbe essere pronto mercoledì prossimo.

I quattro presidenti, tre dei quali, eccetto l’aquilano Antonio Del Corvo, non percepiscono più lo stipendio e hanno sciolto il Consiglio provinciale, gli hanno fatto notare che i soldi in cassa sono pochi e del tutto insufficienti per poter intervenire su scuole e strade.

Paradossalmente, però, una nota del ministro per le Autonomie locali Maria Carmela Lanzetta invita le Province a garantire quelle “funzioni che nell’ambito del processo di riordino sono attribuite alle Province”, raccomandando “l’adozione di ogni iniziativa atta a preservare la piena operatività delle strutture e la continuità dei servizi”.

Già, ma con quale pecunia? In vista del ripristino lo Stato ha ben pensato di ridurre negli ultimi anni al minimo i trasferimenti e le Province di Chieti, Pescara e Teramo hanno a disposizione 500 mila euro ciascuna, una cifra irrisoria, mentre L’Aquila, grazie agli avanzi di bilancio, potrebbe avere a disposizione fino 3 milioni.

E non ci sono i soldi neanche per riparare le buche delle strade provinciali, per effettuare tutti gli interventi di manutenzione necessari a garatire il regolare avvio dell’anno scolastico.

Il presidente della Provincia di Chieti, Enrico di Giuseppantonio, a tal proposito ha denunciato, in una lettera inviata ai sindaci, l’impossibilità di intervenire su “più di 1.800 chilometri che corrispondono a ben l’85% sul totale dell’intera rete viaria del territorio provinciale, notevolmente compromessi dalla mancanza di interventi di natura ordinaria, per non parlare dell’impossibilità di intervenire con opere strutturali nei casi più drammatici e senza contare gli eventi calamitosi che si sono abbattuti negli ultimi anni e che hanno lasciato segni profondi ed ancora visibili”.

La Regione ha in bilancio 8,3 milioni di euro di economie vincolate che non vengono ancora erogate in favore delle Province. Probabile, però, che dovrà essere il governo a intervenire con fondi propri per superare l’empasse.

Intanto una circolare della dirigente regionale del settore Maria D’Antonio chiede con urgenza che le province compilino un format contente tutte le informazioni e dati relativi “alle funzioni svolte, ai beni e servizi, risorse umane strumentali e finanziarie”. In vista di un passaggio di consegne che ha ancora modalità poco chiare.

Chiarito invece con una nota del ministero dell’Interno come e quando si dovrà procedere all’elezione dei nuovi presidenti delle Province, Consigli provinciali e per il Consiglio della città metropolitana.

Si voterà domenica 28 settembre, ma a farlo saranno solo i sindaci e i consiglieri comunali di tutti i Comuni di ciascuna Provincia e anche i presidenti di provincia e consiglieri uscenti. Il voto di un consigliere comunale di un Comune più grande avrà un valore maggiore rispetto a quello di un Comune piccolo. I nuovi presidenti e consiglieri non percepiranno emolumenti.