L’AQUILA – “Viziati che maneggiano le intercettazioni, gli stessi che poi danno le carte alla stampa”.
Non perde occasione, il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, a scoccare frecciate al curaro contro “certa magistratura” e alla “stampa pozzangherista”, che pubblica i testi delle intercettazioni telefoniche delle inchieste giudiziarie.
È avvenuto, in più passaggi, anche dell’intervento del presidente nel corso dell’ultima seduta di Consiglio regionale che ha approvato il Documento di economia e finanza e il bilancio regionali.
Lo stesso aveva fatto, il presidente, anche in una seduta precedente, dov’era arrivato a parlare addirittura di “uso pornografico delle intercettazioni”.
Il riferimento era, in entrambe le occasioni, in particolare all’informativa dei Carabinieri del Nucleo operativo ecologico, in base alle quali vengono citati, ma non indagati, D’Alfonso e il suo ex segretario, Claudio Ruffini, trovando “elementi interessanti sul piano investigativo”, su come hanno gestito e coordinato nel complesso l’emergenza maltempo di quasi un anno fa nei giorni precedenti e seguenti.
L’informativa è parte dell’inchiesta giudiziaria della procura della Repubblica di Pescara sulla tragedia di Rigopiano, ovvero la slavina causata da neve e terremoto che il 18 gennaio scorso ha causato 29 vittime, con 23 indagati tra funzionari, tecnici e imprenditori, e dell’ex prefetto pescarese, Francesco Provolo.
Parlando, in un passaggio del suo intervento, della norma Salva Abruzzo, che consentirà di ripianare il disavanzo della Regione e anche di altre regioni Italiane in vent’anni con rate più contenute, grazie a un emendamento nella manovra finanziaria nazionale, D’Alfonso, che ha rivendicato il risultato grazie al suo attivismo istituzionale a Roma, a un certo punto, ha osservato anche che “la norma salva Abruzzo l’ho spiegata anche ai ‘loquaci’ delle altre Regioni, e sono certo che lo sanno anche i viziati che maneggiano le intercettazioni, quelli che poi danno le carte alla stampa. Lo sanno anche loro chi ha fatto approvare quella norma, come è stata concepita”.
Altra frecciata D’Alfonso l’ha scoccata quando ha evocato l’approvazione della norma nazionale con il quale nel 2016 è stata eliminata la sovrattassa aeroportuale, e che ha fattosi che la compagnia aerea low cost sia rimasta all’aeroporto di Pescara, e altri scali minori.
“Quella norma l’abbiamo donata noi all’Italia: in questo caso non sono stato denunciato, forse perché non hanno capito la potenza di quella norma”.
Infine D’Alfonso ha ricordato che l’aeroporto non era utile per far fare il quasi presidente a Nicola Mattoscio“, il presidente della Saga, società regionale che gestisce lo scalo aereo pescarese. E nemmeno “per chi si faceva pagare le lampade votive nell’ultimo giorno utile”.
Un oscuro riferimento del governatore, quest’ultimo, che in aula ha provocato brusii in aula. “Chiamatemi in commissione e vi dico a chi mi riferisco”, ha concluso sibillino.






