L’AQUILA – “Definire presto il percorso da attuare perché siamo enti che possono dare ancora molto, all’avanguardia rispetto a ricerca e sviluppo nel settore di riferimento”.

L’appello alla Regione è della direttrice del Consorzio di ricerche applicate alla biotecnologia (Crab), Daniela Spera, che sollecita una svolta a 2 anni dalla messa in liquidazione dei centri di ricerca regionali.

Istituzioni che, nelle intenzioni della Giunta di centrosinistra, si sarebbero dovuti fondere in un unico soggetto, ma la cui riorganizzazione è al palo.

Insieme al Crab, sono in liquidazione anche il Cotir (Consorzio per la divulgazione e sperimentazione delle tecniche irrigue) e il Consorzio per la ricerca viticola ed enologica in Abruzzo (Crivea). L’obiettivo era quello di economizzare i costi di gestione, tanto che dal dicembre 2014 i Consigli di amministrazione sono stati sostituiti da commissari liquidatori.

E se il Crivea ha solo due dipendenti part-time, la situazione è ben più grave per il Cotir, dove 26 persone sono senza stipendio da 22 mesi, e per il Crab, con i suoi 23 dipendenti senza salario da 9 mesi.

Il progetto di legge per la patrimonializzazione di Crab e Cotir, cioè il trasferimento loro degli immobili di proprietà regionale di Avezzano (L’Aquila) e Vasto (Chieti), dove hanno sede, approdato martedì scorso in Consiglio regionale, non è stato approvato e ha riproposto il solito scontro tra maggioranza e opposizione.

Il passaggio di proprietà si immagina possa facilitare l’accesso al credito da parte dei centri di ricerca, ma è un’operazione che, recriminano alcuni, senza uno stanziamento fisso e una legge organica servirebbe a poco.

“La Regione Abruzzo sui Centri di ricerca non decide, non programma e, cosa più grave, non riesce a sbloccare quel famoso milione di euro destinato a tenere in vita il Cotir, Crab e Crivea – ha detto il consigliere di Forza Italia Mauro Febbo – Anche oggi questa maggioranza in commissione ha ritirato l’emendamento sulla patrimonializzazione degli immobili decidendo di non decidere di non prendere una posizione per il futuro della ricerca”.

“Niente liquidità significa bloccare i prossimi programmi di ricerca. Oggi hanno decretato la morte del Cotir, Crab e Crivea”, ha aggiunto.

La direttrice spiega poi che “essendo in liquidazione, non possiamo prendere parte ai bandi perché una delle clausole è proprio quella di essere attivi e di non trovarsi nello stato di liquidazione coatta o volontaria, questo per noi è un vero problema”.

La riorganizzazione dei centri di ricerca, insomma, che secondo le intenzioni doveva essere rapida e snella, sta comportando importanti difficoltà operative. Che si sommano a quelle che sembrano oramai sistemiche, come il consueto ritardo con il quale arriva il finanziamento annuale da parte della Regione.

“Ci occupiamo di ricerca e sviluppo nei settori dell’agroindustria, agroalimentare e ambientale – spiega la Spera – e ci finanziamo anche prendendo parte a progetti attraverso la partecipazione a bandi europei, nazionali e regionali”.