L’AQUILA – Arrivo all’Aquila da Pescara dove sono confinato per via del terremoto per andare a omaggiare un grande amico scomparso nove anni fa.
L’appuntamento è all’Auditorium Elio Sericchi della Carispaq per le 11.
Sono in largo anticipo sull’orario e allora ne approfitto per fare un breve giro in macchina tra le rovine della mia disastrata città.
Il sindaco ha occupato il Comune pericolante per dare un segnale di riscatto. Ma i problemi, a mio modesto avviso, non si risolvono in tal maniera, anche se il suo vice Arduini si dà molto da fare per tamponare qua e là le falle.
L’Aquila è imbandierata con il tricolore per via della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità. Saluto il segretario dell’Aquila Calcio l’avvocato Ranucci che ha voluto che fossi presente nel ricordare Guiduccio Attardi e conducessi l’ordine dei lavori facendo, infine, un mio intervento.
Prima di entrare nel salone do una frettolosa lettura al pezzo del sempre brillante Severgnini sul Corriere che tratta i 15 buoni motivi per festeggiare il 150°. Ha tolto uno zero e ha sintetizzato il tutto in quindici punti.
Ne sottolineo uno, dei suoi tanti perché. Dice “perché Bossi ha la camicia verde, abbiamo i conti in rosso e il governo va spesso in bianco. Più patriottico di così”. Cito Severgnini in quanto lo seguo da anni, è brillante ed efficace ed è stato l’unico vero inviato con Sky a fare uno speciale sulla nostra città prendendo come guida una docente del liceo Classico dell’Aquila.
Torno alla manifestazione che celebra oltre il tricolore un’altra bandiera. Quella di Guido Attardi. L’uomo che sapeva sintetizzare umiltà e bravura. Un francescano della palla rotonda. Mi preparava cocktail meravigliosi quando lo andavo a trovare nel chioschetto della Villa Comunale dove andava ad aiutare il papà.
E lui mi dava primizie per il Corriere dello Sport dove avevo iniziato a scrivere sotto la guida di un altro mio maestro Aldo Tani.
E di notizie fresche e in anteprima me ne dava tante al punto che Enrico Carli mi chiamò a collaborare con Il Tempo e guidare Bruno Vespa da poco entrato giovanissimo in redazione.
Lui che seguiva le cronache del Circolo tennis dell’Aquila con i vari scontri tra Di Massimo, Pasquali e le “scorribande” di Umberto Falli, quello che inventò il Torneo della Sciarpella.
Dopo i tanti anni trascorsi a giocare con la maglia rossoblù (me lo ricordo al suo debutto nel 1957) aveva iniziato la carriera del mister.
E bene hanno fatto a ricordare le sue gesta e i tanti talenti che ha saputo scovare. Uno su tutti Luca Toni, centravanti della Nazionale, che ha fatto sentire la sua presenza in sala inviando un toccante messaggio-ricordo sul suo maestro.
Tante pachine, oltre mille! Tanto lavoro, tanto sacrificio, tanto sudore. Questo era Guido Attardi, che lasciava il campo almeo un’ora dopo che i compagni avevano terminato l’allenamento.
Di lui mi parlò con entusiasmo e fu profetico Italo Acconcia, un altro “santone” del nostro ambiente aquilano. L’uomo che lanciò Paolo Rossi e Cabrini. In un’intervista che gli feci in televisione disse “Attardi? lo seguo con attenzione a Coverciano. È il tecnico del futuro. È un matematico del calcio. Un personaggio che lavora in maniera scientifica. Farà molta strada…”.
E di strada, il buon Guiduccio, ne ha fatta tanta… Nell’ultima intervista che mi concesse per Teleabruzzo mi disse: “Il futuro del calcio aquilano e italiano è direttamente proporzionale all’attenzione che dimostriamo di rivolgere nei confronti dei giovani.Purtoppo andiamo a comprare fuori con i tanti stranieri,un prodotto che abbiamo in casa…”.
E aveva ragione. Perché tanti nostri ragazzi vengono chiusi da altri personaggi che gli rubano i sogni.
“C’è un rimpianto nella tua vita?”, gli chiesi a bruciapelo mentre il regista della trasmissione mi faceva cenno che il tempo era scaduto.
“Sì. Ho dedicato troppo poco tempo a mia moglie Angela e ai miei figli Alfonso e Luca. Loro mi perdoneranno. Ma sanno che dopo di loro il mio mondo, il mio vero amore è stato sempre per il gioco del calcio. È uno sport vero. E io ritengo che lo sport sia, come qualcuno ha già scritto, ‘il vero palcoscenico della vita’”.
SPECIALE MEMORIAL ATTARDI:
PARLA IL FIGLIO ALFONSO: ”LUI IL MAESTRO, I CALCIATORI ALLIEVI”
LA CERIMONIA CON TONI, SAGRAMOLA, SILENZI E GLI ALTRI
L’AMICHEVOLE, L’AQUILA-LODIGIANI 2-0 NEL SEGNO DI ”GUIDUCCIO”



