L’AQUILA – Ospitiamo su AbruzzoWeb un articolo pubblicato sul suo canale Telegram Mondocane da Fulvio Grimaldi, decano dei giornalisti italiani che per decenni è stato anche inviato di guerra. Un articolo in cui si parla ad ampio raggio non soltanto della guerra Ucraina-Russia, ma anche, inevitabilmente, di Nato, Unione europea ed Italia, in un contesto già devastato dalla gestione della cosiddetta emergenza Covid-19. (Roberto Santilli)
“Si vis pacem, para bellum”.
Il decreto legge del 25 febbraio contiene misure da far approvare, più tardi, dai figuranti del Parlamento, “a babbo morto”, come si dice. Esso illustra “le disposizioni urgenti che l’Italia, assieme ai paesi alleati, ha assunto nel contesto della Nato e che includono l’attivazione di una serie di misure relative al rafforzamento della postura militare, a fronte della grave situazione di crisi in atto. In particolare, al fine sia di rassicurare gli alleati più esposti sul fianco est dell’Alleanza, che di svolgere un’azione di deterrenza nei confronti della Russia, il Consiglio Atlantico ha ribadito il potenziamento del dispositivo di forze dispiegato dalle nazioni nel contesto delle operazioni Nato già attive, e la disponibilità di un contingente di forze di elevata prontezza che gli alleati mettono a disposizione per affrontare le situazioni di crisi, quale quella attuale”.
Preso atto delle chiacchiere inani e vane su quanto si debba spaventare la Russia dalla nostra partecipazione alla vendetta Nato, andatevi a vedere da vicino, i riflessi, concreti stavolta, del decreto sulle libertà individuali e sull’ulteriore controllo che, in nome della guerra, andremo a subire. Ché l’intento del regime è tutto lì. Non c’è occasione che si possa sprecare, tra patologie vere o false, sieri buoni o cattivi, migranti veri o tratta degli schiavi, terroristi veri o mercenari Usa. E fate caso a come integri alla perfezione il “programmino” contro la salute del popolino, la parallela campagna bellica. Tout se tien, dicono i francesi. Tutto fa brodo, dicono dalle nostre parti. Nel caso specifico, tutto fa fregatura.
A che servono i nazi ucraini: l’Europa nel Nuovo Ordine Anglosassone.
Le evidenti crepe nella cappa di piombo su menti e corpi che ci stanno calando addosso, determinate da un recupero di neuroni nelle folle, colonne di camionisti, voci inconfutabili di scienziati veri, hanno oggi il parallelo nelle crepe apertesi nella zattera di salvataggio del capitalimperialismo. C’è un importante pezzo della sotto-élite europea, cui stavano sfuggendo credulità e obbedienza popolari in seguito agli effetti benefici di una perenne diatriba con la Russia. Per far star buona una società non si poteva imporle, già vessata dalla proteina spyke, un malessere economico oltre un certo limite.
Per cui, proficua, ecco che si sviluppa una ricca partnership con i russi nel campo dell’energia, dell’export-import, di investimenti e scambi, sorrisi e tè delle cinque. Sotto la zampa Usa dal dopoguerra, tramite Nato, il congiunto naturale dell’Eurasia, divenuta sorella minore, scema e illegittima dei lontani Stati Uniti, l’Unione europea manifestava preoccupanti sussulti di irriverenza. Ed ecco che, per riportarla allo status quo ante, serviva il rilancio di un pericolo più grande addirittura di quello che ti incombe quando, strafatto di chiacchiere virali, non ti fai di punture sierali.
L’Eurotarget e relative burle mediatiche.
Bersaglio Europa, non Ucraina, mero braccialetto ornamentale alla caviglia, è il fine del grande trambusto voluto dagli Usa per bloccarne i valzer a Oriente, ricuperare il controllo totale su un continente indebolito, immiserito e depresso, con ogni velleità di autonomia annichilita, gli scambi commerciali più cruciali annullati, la pace messa a repentaglio, e il rientro in tana forzato dal pericolo della guerra. Energia, se la vogliamo, la paghiamo a prezzo pazzesco, perché estratta con la chimica del sottosuolo Usa da fratturare, liquefatta, trasportata su navi speciali verso porti speciali, a meno 160 gradi, rigassificata, intubata. Rispetto al gas russo sottomano costerà a ognuno qualche migliaio di euro in più. Sennò, come già succede, freddo e buio. Chi oserà ancora volgere lo sguardo nostalgico a est?
Il corollario che questo sia buono, indispensabile e in difesa dei “valori europei” lo traete dagli strilloni mainstream unificati… C’è “La Verità”, unica fuori dal coro che, come sulla truffa sanitaria, è ormai l’unico quotidiano che esprima, con notevoli penne, opinioni e valutazioni ampie e approfondite, corredate di analisi problematiche e intelligenti. E si definisce “di destra”. Con più spirito del truculento e cupo “manifesto”, il quotidiano di Belpietro e Borgonovo ci rivela come si fa gabbare i bambini che fanno ooooh davanti alla guerra.
Inviati intemerati, davanti al loro hotel con l’elmetto “Press” a copertura dagli escrementi degli uccelli, che per convincerci della guerra mostrano lampi all’orizzonte e, da giorni, la stessa casa distrutta. Il top, però, è l’uso del video gioco ArmA3, del 2013, che il giornalista Rai così commenta: “Questa è la contraerea ucraina che cerca di abbattere uno degli aerei di combattimento di Putin”… Da Rainews24, del noto Pulitzer Andrea Vianello, invece, il video dell’esplosione a Tianjin in Cia, nel 2016, veniva presentato così: “Ecco il bombardamento russo dell’Ucraina”, mentre il video “War Thunder” risultava sul Tg2 “Pioggia di Missili su Kiev”. Roba con cui sola una provetta Bilderberg, come la direttrice Monica Maggioni, ci può rallegrare.
Speculare, “il Manifesto”, per cinquantennale fobia, prima antic-omunista, poi, ma da sempre, anti-russa, per inventività di bufale, sparate waco, razzismo, allineamento con i nazisti ucraini del colpo di Stato Usa, mosca zanzara di ogni campagna reazionaria e truffaldina dell’imperialismo più aggressivo. Si definisce “de sinistra”, addirittura comunista, pensate. Sarà per questa connaturata opposizione agli abusi e inganni dei padroni, che si è fatta anche la più virulenta e granitica sostenitrice dell’operazione bacillo-siero e relativa cancellazione dei diritti fondamentali. Negli ultimi due giorni, con un’erezione da orgasmatico servilismo, ha soccorso la Nato e gli eredi del golpe di Obama a Maidan, in un’ammucchiata di pezzi, con una ventina di eiaculazioni su altrettante pagine.
“il Manifesto”.
Piena esenzione dalla verità a chi, a imitazione di illustri predecessori “de sinistra”, come Riotta, Maiolo, Telese, Mieli, Annunziata e simili protagonisti del verbo che corre oggi, scrive male e piatto. Sarà perchè non crede a quello che scrive, deve ricreare la realtà su dettato, o è proprio minus habens ed è solo lì che lo fanno scrivere, sotto il ritratto con aureola di George Soros. Del resto, cosa aveva insegnato a Norma Rangeri, modesta autrice di pezzulli di critica televisiva, colei che ne aveva benedetto la nomina a direttrice? Ricordate Rossana Rossanda, vestale “de sinistra”, quando impartì l’ordine di assaltare la Libia, valendosi, a sostegno dei jihadisti che già crocefiggevano i libici, di brigate internazionali sul modello spagnolo?




