GUARDIAGRELE – Dopo la sospensiva dell’atto aziendale della Asl Lanciano Vasto Chieti per quanto riguarda l’ospedale di Guardiagrele (Chieti), decisa a fine aprile dal Consiglio di stato in via cautelare, si pensava che il Consiglio di stato potesse essere favorevole ai ricorrenti, il gruppo consiliare di minoranza “Guardiagrele il bene in comune”, che si battono per evitare la chiusura dell’ospedale guardiese. E invece ieri è arrivata una sentenza che ha sorpreso tutti.
La terza sezione del Consiglio di Stato ha infatti rigettato l’appello cautelare promosso dal gruppo consiliare di minoranza contro il provvedimento del Tar che il 19 aprile aveva rigettato la richiesta di sospensione dei provvedimenti nei confronti dell’ospedale di Guardiagrele che da presidio ospedaliero verrà ridotto a presidio territoriale di assistenza (Pta).
Una trasformazione, quella in Pta, che per il gruppo consiliare di minoranza significa la morte del SS. Immacolata e contro la quale si è avviata una serie di procedimenti legali.
Il Consiglio di stato, per il momento, ha solo rigettato un appello cautelare e deve ancora esprimersi nel merito. Certo è che questa soluzione raffredda gli entusiasmi dei ricorrenti dopo la sentenza che sospendeva l’atto aziendale della Asl per quanto riguarda il nosocomio guardiese.
“Noi comunque non abbiamo intenzione di arrenderci – dichiara il consigliere di minoranza e avvocato curatore dei ricorsi Simone Dal Pozzo – e, se sarà necessario, ricorreremo anche alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, visto che gli atti con i quali certamente si chiude un ospedale si uccide anche un intero sistema sanitario regionale, violando i più elementari principi di diritto, alla salute prima di tutto, ma anche di uguaglianza”.
I motivi che hanno indotto i giudici a non accogliere le richieste dei consiglieri guardiesi riguardano, come si legge nella sentenza, “la situazione di eccezionale gravità della finanza regionale e l’esigenza di contemperamento del diritto fondamentale alla salute con il principio di coordinamento con le esigenze della finanza pubblica, cui sono ispirati gli atti commissariali”.
Secondo i giudici, inoltre, “nelle scelte del programma operativo 2010 non emergono, ad un sommario esame, profili di illogicità manifesta, né profili di danno grave e irreparabile, considerato che viene operata la riconversione di un presidio ospedaliero a ridotto numero di specializzazioni in Presidio territoriale di assistenza H 24 dotato di un punto di primo intervento in luogo di un pronto soccorso, idoneo ad assicurare comunque un’assistenza immediata in casi di urgenza”.
Per Dal Pozzo, però, la sentenza del Consiglio di stato mostra “palesi contraddizioni”, a cominciare dal fatto che “c’è una sentenza dello scorso anno che già ci aveva dato ragione”.
Questo nuovo atto, inoltre, contraddice il decreto cautelare dello scorso 27 aprile con cui il Consiglio di stato aveva sospeso l’atto aziendale nella parte riguardante il SS. Immacolata, mettendo in evidenza come tutti gli atti che portavano alla chiusura dell’ospedale di Guardiagrele si fondano su una norma che è stata già rimessa al giudizio della Corte costituzionale.
“Contraddice, soprattutto, – conclude Dal Pozzo – l’ordinanza del gennaio 2011 con la quale lo stesso Consiglio di Stato aveva sospeso gli stessi atti che oggi, invece, vengono fatti salvi. L’anno scorso si disse che il Programma operativo aveva gravi carenze istruttorie e oggi si dice che non c’è nessun profilo di illogicità. Contraddice, infine, qual che Chiodi va dicendo da tempo e, cioè, che i conti sono a posto, mentre qui si parla di eccezionale gravità della finanza regionale”. (ar.ia.)






