L’AQUILA – Arriverà al più tardi entro il prossimo 23 ottobre, dopo appena un anno di udienze, la sentenza di primo grado del processo alla commissione Grandi rischi, un filone delicato e importante della maxi inchiesta sui crolli del terremoto portato avanti a marce forzate dal giudice Marco Billi.

L’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio è alla sbarra all’Aquila per aver sottovalutato il rischio sismico e fornito false rassicurazioni agli aquilani nella riunione del 31 marzo 2009, causando 309 morti nella devastante scossa del successivo 6 aprile.

Con un’udienza fiume di oltre otto ore in cui sono stati esaminati tutti i sette imputati, infatti, oggi si è conclusa l’istruttoria dibattimentale che era cominciata il 20 settembre 2011 e che ha proceduto quasi sempre con un’udienza a settimana.

Al termine dell’udienza-fiume Billi ha ufficializzato una pausa, che comprenderà anche lo stop estivo, per dare modo alle parti di studiare tutte le risultanze di questi lunghi mesi di testimonianze, e poi ha fissato il calendario dei prossimi appuntamenti: nove le udienze stabilite, ma molto probabilmente ne serviranno di meno.

LE DATE

Il 24 settembre sarà l’ora dell’attesa requisitoria dell’accusa, la parola andrà ai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio. “Ci vorranno ore”, ha preannunciato quest’ultima, se sarà necessario continuerà il giorno dopo, il 25, quando parleranno le parti civili.

Queste ultime concluderanno il 1° ottobre, in particolare con Giulia Bongiorno, uno dei principi del foro che partecipano a questo processo. Nella stessa udienza parlerà anche il responsabile civile, l’avvocatura di Stato.

Il 9 e il 10 ottobre sarà la volta delle arringhe dei difensori dei sette imputati e poi restano fissate altre quattro udienze per eventuali repliche: 16, 17, 22 e 23 ottobre. Ma probabilmente non serviranno, quindi la sentenza arriverà anche prima.

BOCCIATI CONFRONTI E ASCOLTO GIULIANI

Billi ha anche fatto piazza pulita delle richieste di confronti tra testimoni richieste dalle parti, in particolari quelli tra Daniela Stati e Massimo Cialente e tra la stessa Stati e Altero Leone.

“I profili di disaccordo non riguardano circostanze determinanti e sono stati chiariti dall’esito complessivo dell’istruttoria dibattimentale, è già possibile formulare un giudizio sull’attendibilità dei testi”, ha motivato Billi.

Inoltre è stata bocciata la richiesta dell’avvocato di parte civile Angelo Colagrande, che sostituisce Attilio Cecchini, di ascoltare il tecnico che afferma di prevedere i terremoti, Giampaolo Giuliani, e di acquisire una sua intervista a La 7. Per il giudice è irrilevante.