L’AQUILA – È stata aggiornata al 29 settembre prossimo l’udienza relativa alla causa civile intentata da 39 famiglie di vittime del sisma del 6 aprile scorso contro la presidenza del Consiglio dei ministri, da cui dipende il dipartimento di Protezione civile nazionale, accusato di aver rassicurato la popolazione nei giorni precedenti alla tragica scossa non facendo prendere precauzioni alla gente.
La richiesta complessiva è di 22 milioni di euro di risarcimento danni.
Oggi il giudice ha deciso il rinvio per permettere agli avvocati delle famiglie di produrre la documentazione che provi le accuse.
La causa in sede civile è parallela a quella penale che vede indagati i componenti della commissione Grandi Rischi che si riunì all’Aquila il 31 marzo 2009, cinque giorni prima del sisma, inviando messaggi rassicuranti a un territorio alle prese da mesi con lo sciame sismico.
Nel corso dell’udienza, l’avvocatura dello Stato ha chiesto la sospensione del procedimento in attesa della definizione di quello penale, un’istanza rigettata.
Ancora l’avvocatura ha presentato una memoria difensiva di 50 pagine per spiegare i motivi per i quali a suo dire non hanno responsabilità i rappresentanti della commissione Grandi Rischi e quindi la stessa presidenza del Consiglio, principalmente per il fatto che l’evento sismico non era prevedibile e le dichiarazioni degli esperti non erano avventate.



