L’AQUILA – È il giorno dei ragazzi della Casa dello studente al processo alla commissione Grandi rischi, l’organo della presidenza del Consiglio accusato di aver fornito false rassicurazioni agli aquilani causando la morte di 309 persone.
Nella sesta udienza, davanti al giudice Marco Billi sono sfilati altri testimoni dell’accusa, interrogati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, in particolare studenti e lavoratori sopravvissuti al crollo della struttura che è implosa su stessa dopo la scossa delle 3.32 (su questo crollo c’è anche un processo a parte della procura della Repubblica dell’Aquila).
Anche oggi tra gli imputati era presente il solo Bernardo De Bernardinis. Dopo aver ascoltato due ragazzi e il custode della struttura scolastica crollata, il giudice ha sospeso l’udienza. Nel pomeriggio hanno testimoniato un altro giovane e poi la mamma di una ragazza morta nel crollo in via Campo di Fossa.
La prossima udienza in programa, giovedì 17, è saltata: si tornerà in aula sabato 26 novembre.
ANAPAOLA: ”AVEVO PAURA, MA GLI ESPERTI ERANO LORO”
Piena di momenti di commozione la testimonianza della studentessa Anapaola Pulcheri, di origine argentina, miracolosamente salvata dal crollo della Casa dello studente.
Una ragazza che già conosceva il terremoto, “nel 2002 studiavo in Molise e ho vissuto quello di San Giuliano di Puglia”, e che ne aveva paura: “lasciavo sempre la porta aperta, durante lo sciame all’Aquila uscivo a ogni scossa”.
Ma anche lei ha cambiato atteggiamento dopo le risultanze della riunione della Cgr. “Ho visto il telegiornale di Rete 4 assieme a Michelone (Hussein, una delle vittime, ndr) – ha testimoniato oggi – e anche la mia amica Lucia mi ha detto dell’esito della commissione, che era meglio uno scarico graduale dell’energia”.
“Mi sono tranquillizzata – ha aggiunto – perché mi fidavo di quello che dicevano gli esperti. Dopo che loro si sono pronunciati ho cambiato completamente atteggiamento”.
Drammatico il ricordo delle ore successive alle 3.32, quando la ragazza è rimasta intrappolata con i suoi amici, alcuni dei quali poi deceduti, nella struttura semidistrutta.
“Ho avuto la percezione – ha raccontato – che ci avrebbero preso sotto le macerie. Visto che non terminava la mia compagna mi ha detto di andare via e ha cercato con forza di aprire la porta, perché era rimasta bloccata per il crollo della parete divisoria della camera vicina, la 309”.
“Ci siamo fermati sotto l’architrave – ha aggiunto – e una nuvola di fumo ci ha impedito di andare avanti perché non si vedeva niente. Per fortuna, perché era crollato tutto. Pregavamo e abbiamo cominciato a chiamare i nomi degli altri ragazzi. La camera di Michelone non si vedeva più”.
Qui la Pulcheri si è commossa ma ha voluto proseguire la testimonianza: “Voglio continuare”. La giovane ha poi parlato del salvataggio, “dopo le 5” e dei suoi problemi psicologici dopo il sisma, che continuano ancora oggi: “Nell’anima sono ferita, è dura parlare di quel giorno perché sono cambiate molte cose nella mia vita”.
CINZIA: ”CONOSCEVO LA COMMISSIONE, MI SONO TRANQUILLIZZATA”
Ricordi dolorosi anche da Cinzia Di Bernardo, fidanzata di Hisham Shanin, altro ragazzo della Casa dello studente e, all’epoca del sisma, volontaria della Protezione civile.
Prima della riunione della commissione, “dopo le scosse scappavamo, ci veniva una paura enorme, eravamo terrorizzati. Io dormivo vestita, con le scarpe vicino la porta e il cellulare acceso. Lasciavo la porta aperta mentre facevo la doccia anche se il bagno era comune”.
In particolare la scossa del 30 marzo, che causò danni: “Quando controllarono la mia stanza mi dissero che c’era una crepa all’intonaco, che non c’erano gravi danni e che potevamo rientrare”, ha ricordato la ragazza.
Poi, la Cgr. “La mattina del 1° aprile ho letto con Hisham che De Bernardinis diceva che si doveva convivere con lo sciame sismico e che la situazione era favorevole. Subito ci siamo tranquillizzati. Conoscevo la commissione e le sue funzioni come volontaria e le ho spiegate ai miei amici”.
La ragazza ha fatto inizialmente una denuncia contro ignoti, poi si è focalizzata sulla Cgr. “Mi sono ricordata pian piano”, ha detto la ragazza.
HISHAM: ”IN ISRAELE LA CGR E’ MOLTO IMPORTANTE, HO CREDUTO”
Nella ripresa dopo la pausa è stata la volta di Hisham Shanin, ragazzo della Di Bernardo, che ha confermato che “dal 1° aprile (all’indomani della riunione della Cgr, ndr) lo stile di vita mio e degli altri ragazzi era cambiato”.
“Ho letto al bar mentre facevo colazione la notizia – ha aggiunto – e ho creduto subito alla Commissione, perché da noi in Israele viene considerata un’istituzione molto importante anche nel tema della Guerra con il Libano”.
Anche al giovane, come agli altri studenti, è stato diagnosticato lo stress post-traumatico.
Affettuoso il ricordo di Hussein “Michelone” Hamade, morto nel crollo: “Mi disse ‘stai tranquillo’…”.
IL CUSTODE: ”PRIMA DELLA CGR I RAGAZZI DORMIVANO FUORI…”
“Quando c’erano scosse dalla Casa dello studente uscivano i ragazzi e capitava anche che pernottassero fuori. Il 5 aprile, dopo la prima scossa delle 23, non è successo niente: i ragazzi sono scesi impauriti e io li ho tranquillizzati, visto quello che diceva la commissione: che questo sciame sismico non avrebbe mai portato a un evento”.
Così Piergiorgio Lauri, portiere della struttura studentesca crollata il 6 aprile 2009, lui stesso rimasto sepolto a lungo sotto le macerie, ha testimoniato il cambio di atteggiamento dovuto, a suo dire, alle rassicurazioni della Cgr.
“I ragazzi erano impauriti – ha aggiunto – più che altro per quelle lesioni visibili dello stabile che erano state controllate dopo la forte scossa del 30 marzo. Dopo la scossa dell’una, invece, c’era una situazione di caos, forse qualcuno è uscito. Io pure di solito uscivo, ma alle scosse delle 23 e dell’una sono rimasto seduto”.
Toccante il ricordo della scossa che ha messo in ginocchio L’Aquila. “Alle 3.32 – ha detto Lauri – ho provato a scappare, quando ho visto le pareti che si aprivano. Sono rimasto bloccato per molte ore e avevo problemi a essere tirato fuori, i vigili del fuoco volevano addirittura tagliarmi una gamba ma preferivo rimanere lì. Il solaio del piano superiore poteva cadermi addosso da un momento all’altro, anche se in quel momento non lo sapevo”.
E sull’importanza delle rassicurazioni, Lauri è stato lapidario: “Il direttore mi disse di non evacuare la struttura per quello che dicevano i media”.
LA MAMMA DI ILARIA: ”MIA FIGLIA CREDEVA AI ‘CAPOCCIONI”’
L’ultimo teste sentito è stato Maria Grazia Piccinini, madre di Ilaria Rambaldi, studentessa di ingegneria originaria di Lanciano (Chieti), fidanzata con Paolo Verzilli. Entrambi i giovani sono morti nel crollo dell’edificio di via Campo di Fossa.
La signora, che è un avvocato, ha parlato di essere vittima di “un grande inganno”.
La donna ha raccontato come il discorso dei terremoti fosse stato “più volte oggetto di discussione in famiglia” e di come la studentessa preferisse restare all’Aquila perché voleva subito terminare gli studi, “tanto, mamma, io credo ai capoccioni che si ono riuniti all’Aquila”.
La donna ha raccontato di avere lei stessa riaccompagnato la figlia all’Aquila, di ritorno da una visita medica a Pisa, e che la giovane “era sempre collegata al sito dell’Ingv”.
“Mia figlia – ha concluso – si è accorta del pericolo, ma non del rischio mortale che correva. È stata lei a far rimanere il 5 aprile Paolo all’Aquila perché con lui si sentiva più sicura”.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato di aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i 2 minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, che alla fine sono stati proiettati in aula, nelle prime udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni chiamati dall’accusa, un primo gruppo delle quasi 300 persone chiamate in causa dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio.
Fino a oggi i testi, familiari e amici di vittime del sisma, hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.
Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, nelle prime udienze non ha partecipato di persona.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (anche oggi presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.
I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose.
De Bernardinis, fin qui, ha seguito tutte le udienze, quasi come lui Dolce, mentre Boschi si è visto in aula una sola volta. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Già fissato il calendario fino al 2012, poi si andrà avanti tutti i mercoledì.
Le prossime udienze: giovedì 17 novembre, sabato 26 novembre, mercoledì 30 novembre, mercoledì 7 dicembre, mercoledì 14 dicembre, mercoledì 11 gennaio e poi fissi tutti i mercoledì seguenti.
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