L’AQUILA – Non è stato ammesso come parte civile al processo alla commissione Grandi rischi Sergio Bianchi, papà di Nicola, uno degli studenti deceduti il 6 aprile del 2009 in seguito ai crolli di via XX settembre della Casa dello studente.
Nella sua casa di Frosinone Bianchi, che fa parte dell’Associazione vittime universitarie del Sisma, ha saputo dell’intervista, mostrata ieri nel corso della decima udienza, al rettore dell’Università dell’Aquila Ferdinando Di Orio, risalente al 31 marzo 2009, intervista ad Abruzzo24ore.tv che precedeva di alcune ore la riunione della Cgr.
“Mi presentai dal rettore, purtroppo a cose fatte – racconta Bianchi ad Abruzzoweb – mio figlio era morto nel crollo di via XX settembre e per questo cercai di capire se l’università avesse preso tutte le precauzioni del caso, compresa quella di chiudere gli edifici”.
“Di Orio – aggiunge – mi rispose in malo modo, accusandomi di ragionare con le viscere. Quello che aveva da dire l’avrebbe detto al giudice. Io al processo ho portato cinque testimoni, tra cui la fidanzata di Nicola, che hanno raccontato tutti i movimenti di quei giorni prima del 6 aprile. Non sono bastati, il pm ha chiesto l’archiviazione. Mio figlio non ha diritto alla giustizia, questa è la verità”.
Nell’intervista Di Orio si definisce scienziato e parla di uno dei momenti peggiori dello sciame sismico come di “un fatto emotivo” e si augura “un ritorno alla normalità” nonostante i terremoti “siano imprevedibili”. Bianchi fu anche querelato dal rettore, ma la querela venne successivamente ritirata.
“Di Orio su quei giorni ha cambiato versione quattro volte – afferma il papà di Nicola – ma io ricordo bene che in una trasmissione del programma Presa Diretta di Rai3 disse che i suoi tecnici erano tranquilli. Quel che è certo è che mio figlio è rimasto all’Aquila per aver dato retta alle rassicurazioni della Grandi rischi e che il rettore poteva fare molto di più, ad esempio togliendo l’obbligo di firma per le lezioni all’università”. (r.s.)
COSA DISSE SERGIO BIANCHI IN UDIENZA
I primi a essere sentiti nel pomeriggio sono stati Sergio Bianchi e Marinella Fiore, genitori di Nicola Bianchi, studente di Biotecnologie originario del Frusinate, scomparso a 22 anni nel crollo di un edificio in via D’Annunzio dove ci sono state 13 vittime.
Il padre del giovane, che è operatore del 118, ha ricordato lo scambio epistolare avuto con l’allora capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, che nei giorni dell’emergenza divenne un caso mediatico di rilevanza nazionale.
“Subito dopo il sisma – ha ricordato – ho scritto una email al sito web del dipartimento, invitandolo a dimettersi. Ne ho ricevuta una in risposta, non firmata, ma sono certo che fosse lui perché il 19 aprile, intervistato dal Tg1, Bertolaso citò proprio il caso di mio figlio morto”.
Il filmato del Tg1 è stato acquisito assieme alle email e se ne parlerà nelle prossime udienze quando anche Bertolaso sarà chiamato a testimoniare.
“Abbiamo perduto i nostri figli perché nessuno ci ha avvertiti del pericolo”, si legge nella lettera che prosegue: “Nicola, caro vice ministro Bertolaso, è stato ucciso come tutti gli altri dall’ imprudenza delle istituzioni”. Il contenuto della replica giunta dalla Protezione civile è al momento ancora sconosciuto.




