L’AQUILA – L’ultima testimonianza della decima udienza del processo alla commissione Grandi rischi è stata quella di Werner Marzocchi, dirigente di ricerca dell’Ingv di Roma, che ha fatto parte della commissione internazionale di esperti nominata da Guido Bertolaso dopo il terremoto dell’Aquila “per capire in futuro qualcosa in più e migliorare la situazione, un anno e mezzo di lavoro”, così l’ha descritta.

Una deposizione molto spigolosa perché l’esperto ha ribadito l’imprevedibilità dei terremoti e l’assenza di precursori ed è stato incalzato in modo anche molto veemente sia dal Pm Fabio Picuti che da alcuni legali, come per esempio quello di parte civile Maria Teresa Di Rocco.

Marzocchi ha spezzato una lancia in favore della Cgr. “Ancora oggi, studiando quella sequenza sismica – ha ammesso – non riesco a vederci niente di differente rispetto a tante altre che ci sono state anche dopo e che non hanno portato a eventi come quelli dell’Aquila”.

Picuti ha obiettato: “Da profano, le scosse sono aumentate via via nel tempo per frequenza e intensità”. “Sì, ma questo non è un precursore sismico. Quel magnitudo 4 (del 30 marzo 2009, ndr) ci stava, ne registriamo una decina all’anno in Italia”, ha ribattuto Marzocchi.

“Purtroppo – ha spiegato Marzocchi – impariamo molto dopo questi tipi di disastri. Un dovere etico è cercare di acquisire il maggior numero di informazioni quando succedono”.

“Che un terremoto di magnitudo 4 può essere innesco di uno più grande l’avrebbe sostenuto prima di quello dell’Aquila?”, ha chiesto il Pm, e alla risposta negativa di Marzocchi ha sibilato: “Mi stupisco di come una persona che fa queste scoperte rappresentasse l’Italia”, alludendo alla commissione internazionale.

“Dopo il terremoto dell’Aquila – ha ribattuto l’esperto – le cose possono essere cambiate. Non ci sono apprezzabili differenze da parecchio tempo. Prima del 2009 e negli ultimi anni, invece, nel Nord Italia qualcosa era cambiato dopo la scossa di Colfiorito, ma nel caso dell’Abruzzo, dov’era molto tempo che non avvenivano terremoti distruttivi, le probabilità erano stazionarie”.