L’AQUILA – La pubblica accusa, com’è comprensibile, così come i familiari delle vittime, ancora più prevedibile, ma anche alcuni amministratori locali dell’Aquila, su tutti il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, tra le reazioni favorevoli alla sentenza di 6 anni di reclusione emessa dal giudice del tribunale dell’Aquila Marco Billi al termine del processo alla commissione Grandi rischi.

FERRERO (PRC): ”COLPA ANCHE DI BERTOLASO, LO DENUNCIAMO”

“La superficialità con cui si sta commentando la sentenza sulla commissione Grandi rischi è molto grave: non c’entra nulla il ‘processo alla scienza’, la condanna non è stata emessa perché ‘non fu previsto un terremoto’. La condanna riguarda le negligenze da parte della commissione, che diede improprie rassicurazioni alla popolazione, cittadini che andarono a dormire nelle proprie case piuttosto che all’aperto perché rassicurati da una commissione di scienziati. Se i terremoti non possono essere previsti, perché rassicurare?”

È quanto afferma Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista-Federazione della sinistra.

“Dalle intercettazioni telefoniche tra l’ex capo della Protezione Civile c l’allora assessore regionale Daniela Stati – spiega Ferrero – emerge come la Cgr non sia stata convocata per esprimere un parere scientifico degli esperti, ma per fornire una rassicurazione preconfezionata e ingiustificata, testualmente ‘a fini mediatici’ per non creare allarmismi”.

Per questo Rifondazione comunista, così come altre associazioni di cittadini aquilani, “ha presentato una denuncia a Guido Bertolaso per omicidio colposo. Attendiamo che la giustizia faccia il suo corso ed esamini tutte le responsabilità per la tragedia del 6 aprile 2009″.

“Il dolore per le 309 vittime – conclude Ferrero – merita maggiore rispetto e che sia accertata la verità sulle vicende che hanno preceduto la tragedia. Non esprimiamo quindi alcuna gioia per la sentenza ma le negligenze colpevoli vanno punite”.

VIETTI (CSM): ”UNA SENTENZA ESEMPLARE”

Una sentenza “esemplare dal punto di vista della pena”, che “andrà letta nelle motivazioni per capire il ragionamento attraverso cui i giudici sono arrivati a questa conclusione”.

Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, intervenuto a Radio Anch’io, non vuole “entrare nel merito della sentenza” dell’Aquila.

“Evidentemente i giudici – sottolinea Vietti – devono aver ravvisato un nesso causale tra un’omissione nei comportamenti dei componenti della commissione Grandi rischi e l’evento drammatico del sisma”.

“Dovremo aspettare per vedere quanto questa sentenza terrà agli ulteriori gradi di giudizio”, conclude.

VALENTINI: ”CHI CONTESTA LA SENTENZA NON SA NULLA”

“Si è toccato un nervo scoperto dello Stato, chi protesta non sa nulla e non conosce carte e documentazione”.

Il giorno dopo la sentenza che ha condannato i componenti della commissione Grandi rischi, commenta così Antonio Valentini, l’avvocato penalista che, con un esposto presentato il 17 agosto 2009, ha dato il via all’inchiesta della procura della Repubblica dell’Aquila poi sfociata nel processo.

A quell’esposto seguì un’altra sessantina di istanze da parte di altri cittadini.

“Sei anni non sono troppi, è una pena giusta – prosegue – anzi mi è sembrata bassa la richiesta del pm. C’è un confine molto labile tra la colpa cosciente e il dolo eventuale”.

“Ricordiamoci della sentenza sulla Thyssen per il tragico incendio a Torino. Lì, prima volta in Italia, i dirigenti sono stati condannati per omicidio volontario”, conclude.

PARISSE: ”SCIENZIATI OBBEDIRONO A ORDINI”

“È stato piuttosto un processo a scienziati che di fronte al volere dei potenti dell’epoca hanno ‘staccato’ il cervello e obbedito agli ordini”.

Così il giornalista Giustino Parisse, capo della redazione aquilana del quotidiano Il Centro, nell’editoriale di oggi sulla sentenza Grandi rischi che ha condannato i sette imputati a sei anni di carcere.

Parisse, che il 6 aprile 2009 perse a Onna i due figli e il padre, continua commentando che quanto ai condannati “oggi mandarli al rogo non serve”, perché “di fronte a una condanna tanto dura non riesco a immaginare quegli uomini, che ora potrebbero rischiare il carcere, come gli assassini dei miei figli. Nei mesi scorsi, anche durante il processo, ho stretto la mano ad alcuni di loro e non le ho trovate sporche di sangue. Ho visto uomini fragili forse consapevoli di aver sbagliato e per questo caduti nel vortice di una tragedia che ha finito per travolgere anche loro. No. Non me la sento di gridargli contro la mia rabbia”.

Il giornalista ammette di non aver gioito per la sentenza, ma anzi di aver pianto silenziosamente da solo. Poi ha amaramente concluso: “Ho visto che nella sentenza si parla di risarcimenti. Sin dal primo momento ho detto che per la morte dei miei figli non voglio nemmeno un euro. Ci sarebbe un solo modo per essere risarcito per ciò che è accaduto: avere la possibilità di abbracciare di nuovo i miei ragazzi. È successo una settimana fa. Sognavo. Poi mi sono svegliato”.

COSTANTINI (IDV): ”LA SCIENZA DA’ RAGIONE ALLA CONDANNA”

“Hanno ragione gli scienziati di tutto il mondo quando affermano che i terremoti non possono essere previsti”, è il parere di Carlo Costantini, capogruppo Idv alla regione Abruzzo e commissario del partito nel Lazio.

Per Costantini, però, “il problema è che se non possono essere previsti, non possono neppure essere esclusi e in quei giorni, attraverso una manipolazione delle informazioni che non aveva nessun fondamento scientifico, venne nella sostanza esclusa la possibilità di una forte scossa attraverso una comunicazione dolosamente rassicurante che riportò la gente nelle case e gli studenti all’Università nei loro alloggi”.

L’esponente Idv insiste spiegando che “è proprio la scienza quando argomenta l’imprevedibilità dei terremoti a dare ragione ai magistrati dell’Aquila che sugli stessi presupposti hanno contestato che quella scossa non potesse essere esclusa – dice – La conclusione è che se non avessero dolosamente rappresentato una situazione scientificamente non dimostrabile la popolazione e le istituzioni avrebbero adottato cautele che avrebbero certamente consentito di risparmiare vite umane”.

“Tutto il resto sono strumentalizzazioni politiche che meritano di essere respinte”, conclude.

JUCHIC (PRC): ”RIUNIONE PRECONFEZIONATA E CIALTRONESCA”

“Fummo tra i primi nei giorni immediatamente successivi al dramma del 6 Aprile 2009 nel denunciare la gestione preconfezionata e cialtronesca della riunione della commissione Grandi rischi. Oggi, dopo trenta udienze e due anni e mezzo di processo quella nostra presa di posizione trova conferma in una durissima condanna per i membri della commissione”.

Questo il commento del segretario di circolo di Rifondazione comunista dell’Aquila, Goffredo Juchich.

“Nei mesi che precedettero il terremoto e in quelli successivi – afferma Juchich – le procedure che vedevano coinvolte la protezione civile guidata da Guido Bertolaso prevedevano che il controllo mediatico delle situazioni di crisi fosse l’aspetto più importante e che, quindi, la stretta osservanza di criteri scentifici fosse in qualche modo di secondaria importanza. Non si capisce, tra l’altro, come scienziati di fama internazionale che negli anni precedenti il sisma in molte loro pubblicazioni dichiaravano la città dell’Aquila soggetta a rischio di forti scosse furono portati nel pieno di uno sciame sismico di quella intensità a sminiure i rischi e le probabilità di un forte evento”.

COMITATO 3E32: ”PROCESSO AL POTERE”

“A leggere le dichiarazioni del mondo politico, cioé processo alla scienza, c’é da credere che sia iniziata una grande operazione di mistificazione della sentenza”.

Lo dichiara Anna Bonomi, portavoce del comitato 3e32, riferendosi ai commenti post sentenza Grandi rischi di ieri.

“Non è stato fatto nessun processo alla ‘scienza’, ma semmai a un sistema di potere nel quale era inserita la Protezione civile di Bertolaso – insiste il 3e32 – e ora questo sistema di potere si difende con false dichiarazioni. La Protezione Civile era lo strumento di quel potere: è stato lo stesso Boschi a dire di aver firmato il verbale della Grandi rischi una settimana dopo, ossia il 6 aprile, a sisma avvenuto”.

La Bonomi ha poi concluso dicendo che “a forza di ripetere queste falsità finirà che gli italiani finiranno per crederci, ma a noi aquilani non potranno mai convincerci: hanno giocato con la vita delle persone”.

LE REAZIONI SUBITO DOPO LA SENTENZA


PICUTI: DIMOSTRATO CHE L’AQUILA E’ TERRA DI CIVILTA’ GIURIDICA

“Non ci sono commenti da fare se non quelli del giudice che ha letto la sentenza: tutto il filo conduttore del processo non era la ricerca di colpevoli, ma quella di capire i fatti, perché noi con il compianto procuratore capo, Alfredo Rossini, volevamo solo capire i fatti”.

Il pm Fabio Picuti, visibilmente teso, ha commentato a caldo la sentenza che ha condannato i sette membri della Grandi Rischi.

“L’Aquila – ha spiegato – ha consentito che si tenesse questo processo delicato e si arrivasse a sentenza”.

E a chi, all’inizio dell’inchiesta, parlava di “processo folle” il pm risponde: “Non credo proprio, anche se qualunque processo penale rappresenta una sconfitta per tutti”.

Picuti per la seconda volta consecutiva vede accolta la richiesta di condannare i responsabili delle vittime del terremoto, dopo quella della scorsa settimana che ha visto dare tre anni al direttore dei lavori dello stabile di via Rossi, Diego De Angelis, che nel crollo ha perso la figlia Jenny.

Come in quella occasione aveva consolato l’ingegnere dopo la sentenza, anche stavolta il pm tiene a precisare che “anche di fronte a questa condanna riconosco l’istituto della presunzione di innocenza e quindi aspetteremo tutti i gradi di giudizio fino alla Cassazione”.

Picuti poi ha voluto rispondere indirettamente all’avvocato Alfredo Biondi che, a caldo, aveva parlato di mancanza di civiltà giuridica spiegando che “L’Aquila è invece terra di civiltà giuridica, perché ha consentito che si tenesse questo processo delicato e si arrivasse a sentenza”.

CIALENTE: ”ORA GIUSTIZIA ANCHE PER POST-6 APRILE”

Quando nell’assemblea a piazza Duomo all’Aquila, convocata dal sindaco Massimo Cialente per parlare della restituzione delle tasse, è arrivata la notizia della sentenza Grandi Rischi è partito un lungo e forte applauso.

Cialente ha spiegato che “volevamo questa sentenza per capire, ma il dramma non si cancella. Il Comune – ha aggiunto – si era costituito parte civile per chiedere giustizia: ma ora la giustizia la vogliamo anche per tutto quello che è successo dopo il 6 aprile”.

FAMILIARI/CENTOFANTI: ”AVEVAMO UN AVVOCATO CELESTE”

“Tra le repliche e la sentenza sono andata al cimitero a trovare mio nipote: sentivo dire che gli imputati avevano una grande scuderia di avvocati, ma stavolta ha vinto il mio ‘avvocato celeste'”.

È questo il commosso commento di Antonietta Centofanti, zia di Davide, morto nella Casa dello Studente nella tragica notte del 6 aprile 2009.

“Si vede che la nostra giustizia aveva un avvocato più potente dei loro – continua la Centofanti – doveva essere così perché tutto questo non accada più”, ha concluso commossa ma visibilmente soddisfatta.

FAMILIARI/CAROSI: ”IMPORTANTE VITTORIA DI PRINCIPIO”

“È solo un primo passo, però mi sembra che le cose vadano nel verso giusto”: Ilaria Carosi, sorella di Claudia, morta nel crollo di via XX settembre, ammette che l’emozione è tanta, e che è stupita dell’aumento di pena di due anni rispetto ai quattro chiesti dai pm.

“La strada della giustizia è lunga – ripete – ma qui importante è il principio: dopo questa sentenza, per il futuro lo Stato e ogni potere dovranno fare le cose senza quella leggerezza, quella negligenza di cui ha parlato il pm Picuti”.

GIULIANI: ”INASPETTATA, NESSUN GODIMENTO”

“Non mi aspettavo sei anni, pensavo che la condanna sarebbe stata inferiore. Non provo nessun godimento, nessuna sentenza ci ripaga di quanto accaduto”.

Lo ha detto Giampaolo Giuliani, il tecnico di ricerca che studia il radon come precursore sismico e che nei giorni precedenti alla tragedia aveva lanciato l’allarme.

“Quello che è emerso dal processo è che i membri della Commissione avevano una grande responsabilità e sono venuti meno”, ha attaccato.

“La cosa meravigliosa, della quale vado orgoglioso – ha proseguito – è sapere che ci sono giudici e avvocati che sono riusciti a portare avanti un processo storico, su un argomento così difficile da trattare. Per la prima volta, in meno di tre anni un processo esce con una sentenza. Per Ustica e Bologna sono passati 30 anni senza trovare responsabili”.

BERSANI: ”LE SENTENZE VANNO RISPETTATE”

“Le sentenze vanno sempre rispettate e la giustizia deve fare il suo corso. Ma è importante anche dare solidarietà a queste terre ed è per questo che tornerò ancora a visitarle”.

Lo ha detto il segretario del Pd Pierluigi Bersani commentando la sentenza che ha condannato a sei anni i membri della commissione Grandi Rischi.

I CITTADINI: ”SEI ANNI? SO’ POCHI…”

“So’ pochi, hanno fatto bene, benissimo”.

In piazza Duomo i cittadini aquilani riuniti sotto al tendone per ascoltare il sindaco Cialente su tasse e tributi hanno così commentato a caldo le notizie sulla sentenza Grandi Rischi che ha condannato i sette imputati a 6 anni di reclusione contro i quattro chiesti dalla Procura.

Domenico Di Giamberardino spiega: “Ci hanno rassicurati, e poi siamo morti dentro casa”. Anna a sua volta ripete “va bene, ma non c’é niente da esultare, perché ci fa capire che quei morti si potevano evitare”.

Mentre adesso tutto l’interesse degli aquilani è rivolto a quanto il governo ora chiede in termini economici da restituire i commenti sulla sentenza aprono di nuovo un’altra piaga dolorosa e rafforzano le convinzioni sui torti subiti.

“Salutiamo la sentenza con soddisfazione – spiegano appena fuori il tendone degli aquilani – quella superficialità ce la ricordiamo bene, così come ci ricordiamo l’invito a berci quel famoso bicchiere di Montepulciano, per non farsi prendere dalla paura. La sentenza spiega che responsabilità ci furono”.

C’è chi ricorda anche quella drammatica serata quando “qui in piazza Duomo fu proprio Sandro Spagnoli, che era il capo della Nuova Acropoli che era la protezione civile dell’epoca che ci spiegò di stare tranquilli: e lui stesso morì sotto le macerie”.

PEZZOPANE: ”FINALMENTE GIUSTIZIA”

“Ci voleva coraggio e i giudici ne hanno avuto. Finalmente un po’ di giustizia per L’Aquila”.

Questo il commento di Stefania Pezzopane che il 6 aprile del 2009 ricopriva la carica di presidente della Provincia dell’Aquila, dopo aver appreso l’esito della sentenza pronunciata dal giudice Marco Billi che ha condannato i componenti della Grandi Rischi a sei anni di reclusione.

La Pezzopane, oggi assessore al Comune, che insieme al sindaco Massimo Cialente, era in un’assemblea pubblica con i cittadini a parlare di tasse e tributi.

“Avevo già denunciato l’inganno e la superficialità di cui si era resa colpevole la Commissione Grandi Rischi. Oggi più che mai sento tutto il dolore per l’inganno che abbiamo subito. Queste persone erano venute all’Aquila con il proposito predeterminato di rassicurarci”.

“Una vicenda terribile – ha concluso l’assessore – In questa giornata storica per quello che rappresenta, sono vicina agli aquilani, traditi e umiliati ma non vinti”.