L’AQUILA – “La Protezione civile ha barato, la commissione Grandi rischi ha solo ripetuto quello che diceva Bertolaso!”.

Con le dure accuse degli avvocati di parte civile, in particolare il veterano don Attilio Cecchini, è ripreso il processo alla all’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio, alla sbarra all’Aquila con le accuse di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi per le risultanze della riunione del 31 marzo 2009, che si svolse alla vigilia della scossa distruttiva del 6 aprile dello stesso anno.

Il processo è alle battute conclusive dopo la requisitoria dei pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio della settimana scorsa, che si è conclusa con la richiesta di 4 anni di reclusione per ognuno dei sette imputati.

L’udienza di oggi era dedicata appunto alle parti civili, ma non c’è stato l’intervento dell’avvocato più atteso, Giulia Bongiorno, che assiste Maurizio Cora, legale aquilano che nel sisma ha perso la moglie e le due figlie.

L’udienza potrebbe proseguire anche domani, mentre dalla settimana prossima cominceranno le arringhe difensive.

Sarà il penultimo passaggio prima della sentenza, attesa al massimo per il 23 ottobre in un processo condotto a marce forzate dal giudice Marco Billi, con un’udienza a settimana.

A inizio udienza il giudice ha ammonito gli avvocati ad andare per le spicce: “Vorrei non togliervi mai la parola ma oggi dovete parlare tutti: se qualcuno parla fino alle sei, gli altri parleranno di notte”.

CECCHINI: ”LA PROTEZIONE CIVILE HA BARATO”

“Gli aquilani sono stati ingannati dallo Stato, la Protezione civile ha barato, su questo punto ritengo insoddisfacente la presa di posizione della pubblica accusa. È mancata al suo obbligo di prevenzione”.

Questa l’accusa dell’avvocato di parte civile Attilio Cecchini, uno dei più noti avvocati del foro aquilano, nel suo intervento al processo Cgr.

“Bertolaso ha scelto la strada peggiore, ha chiesto soccorso agli esperti per schiacciare Giampaolo Giuliani e compiere un’eclatante, lo dice egli stesso, ‘operazione mediatica’ che anestetizzasse gli aquilani”, ha poi aggiunto, facendo riferimento alla telefonata intercettata tra il capo della Protezione civile e l’assessore regionale dell’epoca Daniela Stati.

Cecchini, che assiste la famiglia della vittima Vezio Liberati, “un pensionato che era stato segretario comunale”, ha parlato per i suoi clienti di “scelte fredde calcolate sull’assoluta fiducia negli scienziati chiamati a dare rassicurazioni alla popolazione”.

“Tutte le testimonianze – ha ricordato – hanno detto che quando c’era una scossa sismica, prima della riunione uscivano di casa, dopo no. Vezio Liberati ha agito diversamente a causa delle rassicurazioni elargite dai massimi esperti venuti all’Aquila. Dopo aver sentito il parere degli esperti, non ha più seguito il comportamento che aveva prima della riunione. Se non si fosse tranquillizzata la popolazione la morte dei coniugi Liberati non sarebbe avvenuta”.

“Nella sua requisitoria – ha aggiunto ancora – il giovane e valorosissimo pubblico ministero Picuti ha lasciato secondo il mio parere il discorso incompiuto per dovere di patria. La Commissione ha mancato deliberatamente, esistono i presupposti per la colpa cosciente”.

Cecchini ha 87 anni e solo la scorsa settimana è tornato in udienza dopo essere rimasto in convalescenza per molti mesi a causa di un grave incidente stradale che gli è successo a febbraio.

“LA COMMISSIONE HA RIPETUTO QUELLO CHE DICEVA BERTOLASO”

Ancora più dure le posizioni espresse in seguito da Cecchini.

“Basta sentire la telefonata tra la Stati e Bertolaso, che dice ‘bisogna silenziare un imbecille’ – ha sbottato –  L’imbecille a cui accennava era Giuliani. La commissione ha solo ripetuto quello che Bertolaso ha anticipato alla Stati”.

“Vorrei stigmatizzare il giudizio tranciante su Giuliani, al quale gli fu impedito di accedere alla sala – ha attaccato poi – Barberi disse: ‘Ci sarebbe qualcuno che con uno strumento misura il livello di radon, non c’è nessuno strumento che rileva i terremoti’.  Da quel momento Giuliani, diventò uno sciamano non uno studioso”.

Sempre secondo Cecchini, “la Cgr e l’Ingv agiscono in base a un dogma, l’imprevedibilità del terremoto, e non in base alla mitigazione del rischio sismico, dunque il responso delle ‘sibille’ fu una beffa, un inganno che indusse in errore il popolo aquilano. L’inganno delle strutture statali che indusse in errore la coscienza degli aquilani”.

“Per me – ha poi proseguito – è una colpa aggravata quella della commissione. Le opinioni espresse e i pareri manifestati e consacrati nel verbale non sono altro che il conio di quello che ha detto Bertolaso prima della riunione nella telefonata alla Stati”.

L’AVVOCATO DEL COMUNE: ”AQUILANI TRATTI IN INGANNO”

“Una intera comunità è stata tratta in inganno in maniera indegna da una scheggia della pubblica amministrazione”.

Lo ha affermato l’avvocato Domenico De Nardis, in rappresentanza del Comune dell’Aquila che si è costituito parte civile contro i sette membri della commissione Grandi rischi.

L’avvocato De Nardis ha detto di “parlare non in rappresentanza delle singole vittime ma di un’intera collettività locale”.

Per De Nardis all’Aquila c’è “stata una pantomima orchestrata da Bertolaso e che forse inconsapevolmente ha coinvolto altri rappresentanti. Si è trattato di un messaggio proclamato, in cui sono state messe in atto delle condotte di inqualificabile cinismo anche da parte degli scienziati, credibili e seri. La comunità aquilana ha patito delle sofferenze che si potevano evitare, per questo chiedo la condanna degli imputati”.

<span style=’IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 30 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

I familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato all’ipotesi di una sentenza di primo grado che potrebbe arrivare a poco più di un anno dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina Guzzanti – Marcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci – Attilio Cecchini
I DOCUMENTI
Il verbale – Il castello accusatorio