L’AQUILA – “La commissione Grandi rischi doveva essere informata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che conosceva il territorio”.
Lo ha detto l’avvocato Francesco Petrelli, difensore di Franco Barberi, uno dei sette imputati nel processo all’organo scientifico della Presidenza del Consiglio, che è arrivato alle battute conclusive.
Come Marcello Melandri (difesa Enzo Boschi) ed Enzo Musco (che assiste Gian Michele Calvi con Alessandra Stefano), Petrelli ha chiesto l’assoluzione per il suo assistito, contestando la richiesta dell’accusa che è di quattro anni di reclusione.
Domani parleranno gli ultimi quattro avvocati della difesa prima della sentenza del giudice Marco Billi.
IL LEGALE DI CALVI: ”HA SOLO DATO UN PARERE”
“Il professore Calvi è innocente perché ha espresso soltanto un giudizio scientifico sulla situazione che gli era stata prospettata all’inizio della riunione della commissione Grandi rischi. Calvi da esperto ingegnere sismico ha detto che se le scosse fossero rimaste intorno a 4.8 ci sarebbero state solo lesioni per gli edifici più sensibili quindi a Calvi non è stato chiesto nient’altro che questo”.
Lo ha detto l’avvocato Enzo Musco, che con Alessandra Stefano assiste Gian Michele Calvi.
“Ribadisco che Calvi ha espresso un giudizio scientifico correttissimo sulla base dei dati che la Protezione civile gli aveva fornito. Da studioso di quella disciplina ha espresso un parere scientifico e chiamare a giudizio un professionista per avere espresso un parere scientifico è tanto, troppo”.
MELANDRI SCARICA LE COLPE SULLA STAMPA
“Gli aquilani non potevano essere tranquillizzati dalle risultanze della riunione della Commissione Grandi rischi (Cgr) perché il verbale non era ancora noto nei giorni immediatamente precedenti il sisma del 6 aprile 2009”.
È uno dei passaggi salienti dell’arringa difensiva dell’avvocato Marcello Melandri, il primo a parlare nella due giorni di udienza.
Melandri, uno dei principi del foro di questo processo, ha poi scaricato sugli articoli di stampa di quei giorni la responsabilità di aver passato alla popolazione informazioni sbagliate e rassicuranti.
LA REQUISITORIA DELL’ACCUSA
Nella scorsa udienza c’è stata la requisitoria dell’accusa, i pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio hanno chiesto quattro anni di reclusione per tutti i sette imputati, accusati di omicidio colposo e lesioni personali colpose.
La sentenza del giudice Marco Billi arriverà al massimo entro il 23 ottobre, dopo poco più di un anno dall’inizio di un dibattimento in aula condotto a tappe forzate con un’udienza a settimana.
L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.
Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.




