L’AQUILA – “Pizzini istituzionali che avvelenano il processo Grandi rischi? Beh, già il fatto di fare dichiarazioni pubbliche lo vedo molto in contrasto con l’immagine del pizzino. Io sostengo che dal nostro punto di vista è una sentenza che crea problemi’’.

Il processo di Appello ai sette scienziati della commissione Grandi Rischi condannati in primo grado a 6 anni di carcere per aver dato false rassicurazioni agli aquilani alla vigilia del terremoto del 6 aprile 2009 si terrà a partire dal 10 ottobre e oggi il capo della Protezione civile Franco Gabrielli, pungolato dai cronisti, ha risposto alla provocazione di Vincenzo Vittorini, consigliere comunale e già presidente dell’associazione “309 martiri” dei familiari delle vittime, che nel terremoto ha perso sua moglie e sua figlia.

Sulla sua bacheca Facebook prima e in un’intervista a Newstown poi, Vittorini aveva parlato di “un’indebita pressione sui giudici mediante veri e propri pizzini istituzionali”, da parte di Gabriellli, ma anche del sottosegretario dell’economia Giovanni Legnini e del presidente dell’ Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) Stefano Gresta, che hanno più volte criticato la sentenza, “entrando in gamba tesa sul processo ancora in corso”.

Gabrielli, al microfono di Abruzzoweb, ha esternato di rimando le sue perplessità. “Mi sto battendo da 3 anni e mezzo per far comprendere che il tema della sicurezza sismica passa per l’intervento sulla vulnerabilità degli edifici. Una sentenza che dice che questo problema è ‘ovvio quanto inutile’ è per me è un messaggio devastante – contrattacca – Rispetto le sentenze quando avranno l’autorità di cosa giudicata, ma ciò non mi impedisce di commentarle”.

“Rispetto dal profondo del cuore la posizione dei familiari delle vittime – ha aggiunto poi Gabrielli – ma il loro dolore non sarà lenito certamente da una sentenza. Io ho una preoccupazione come organo di ausilio del presidente del Consiglio sulle politiche di Protezione civile, quella che passi l’idea che i terremoti possano essere previsti, e quindi tutto sommato ci si aspetti, più o meno messianicamente, che qualcuno ci dica se ci sarà un terremoto, e non si faccia nulla per la messa in sicurezza degli edifici”. Filippo Tronca