L’AQUILA – “Non ci sono gli strumenti e neanche la possibilità di incidere effettivamente. Non posso dire ai vigili del fuoco andate sul Pollino per intensificare la prevenzione dello sciame sismico se poi devo gestire anche le alluvioni in tutta Italia e gli uomini sono sempre quelli. Questa è la fotografia del sistema che io dirigo”.

È quasi una bandiera bianca di fronte a un’ipotesi di prevenzione estesa e approfondita, quella alzata dal capo dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, ex prefetto dell’Aquila, nella sua testimonianza al processo alla commissione Grandi rischi.

Gabrielli ha parlato anche di informazione e giornalismo in tempi di emergenza ed eventi critici: “La veicolazione dell’informazione produce non effetti certi, ma certi effetti”, ha detto, facendo riferimento anche al caso del naufragio della nave da crociera Costa Concordia e citando il caso dello sciame sismico in Calabria.

E poi un attacco al quotidiano Il Centro: “riportò le dichiarazioni di De Bernardinis (quelle note sul ‘bicchiere di Montepulciano’, ndr) come fossero all’esito della riunione della commissione e non all’inizio, com’era corretto. Una veicolazione di questo genere ha un effetto perverso”.

Un colpo anche a Massimo Cialente, sindaco del capoluogo: “La prevenzione spetta a lui, da Roma come faccio a conoscere le criticità degli edifici?”.

“LA CGR NON ERA LA SOLA A DARE RISPOSTE”

Interrogato dall’avvocato Filippo Dinacci, difensore di Bernardo De Bernardinis, Gabrielli ha ricordato di aver conosciuto quest’ultimo “il 7 aprile 2009.

Una sorta di mantra su cui si arrovellava – ha ricordato – era un incontro con i familiari di Fioravanti (Claudio, avvocato morto nei crolli in via Campo di Fossa assieme alla moglie, ndr), quando cercò di spiegare le vicende”.

“Se non ricordo male – ha aggiunto – la figlia andò da lui e gli chiese ‘chi è che non ha fatto uscire da casa i miei genitori?’ e lui con l’onestà che lo contraddistingue disse ‘sono stato io, ma se avessi avuto informazioni che consentissero di poter intervenire lo avrei fatto’. In questo si consuma il dramma di ognuno di noi, vivo queste situazioni con grandissima angoscia”.

Relativamente alla Cgr, Gabrielli ha sottolineato che “sembra quasi che la commissione dovesse assolvere a una sorta di risposta in maniera esclusiva in quel contesto. Ma noi – ha precisato – abbiamo una continuità di rapporto con il nostro centro di competenza che è l’Ingv. Il flusso informativo non avviene solo attraverso le sedute della commissione, sarebbe riduttivo”.

Gabrielli ha snocciolato i dati sugli sciami sismici da quando è stato nominato successore di Guido Bertolaso: 29 sciami sismici in Italia, 14 ancora in atto, 13 con più di 100 scosse, 2 superiori a 1.000 scosse.

Tra gli sciami, 15 hanno avuto scosse con magnitudo maggiore o uguale a 3.5. Ci sono poi stati altri 12 eventi singoli con magnitudo superiore a 3.5.

“Tanto per avere un termine di paragone – ha detto al giudice Marco Billi – sono andato a vedere lo sciame dell’Aquila, dall’inizio al 31 marzo sono state circa 250”.

LE INFORMAZIONI E I GIORNALI

Parlando dell’informazione, Gabrielli ha evidenziato il “pendolo del rapporto di veicolazione dell’informazione. O c’è allarme, o c’è normalità, non c’è via di mezzo”, ha detto sconsolato.

Come esempio ha citato lo sciame in Calabria. “In questo periodo – ha spiegato – è lo sciame più intenso e sta andando avanti da tempo in territorio storicamente sismici. Un giorno è uscito un articolo intitolato ‘Qui come all’Aquila’, in cui un esperto diceva che stava arrivando un forte sisma nella zona di Castrovillari”.

“Abbiamo sollecitato questo professore – ha proseguito Gabrielli – e ha spiegato di non aver mai detto questo. Il giorno dopo è uscito un altro articolo con il titolo ‘Nessun allarme, lo sciame sismico calabrese è normale'”.

”LA PREVENZIONE SPETTA AL SINDACO”

Nell’ultima fase Gabrielli ha risposto alle domande poste direttamente dal giudice Marco Billi.

“L’attività preventiva va posta in essere in primis il sindaco, che è l’unica autorità di protezione civile”, ha ricordato

“Chi conosce il territorio – ha aggiunto l’ex prefetto – è il sindaco, io da Roma come posso sapere quali sono gli edifici che hanno criticità?”.

Per Gabrielli, nel 2009 “il dipartimento ha messo a disposizione una conoscenza scientifica”, vale a dire quella della Grandi rischi, ma secondo il teste “la si carica di significati ultronei rispetto ai flussi informativi dei centri di competenza”.

“La commissione – ha infatti aggiunto – esamina dal punto di vista scientifico e fornisce una serie di pareri. Nel caso di specie doveva fornire un contributo se fosse possibile prevedere questa scossa, se il territorio aquilano presentava rischi sismici. Se qualcuno invece immaginava che quella commissione potesse dire la probabilità è aumentata del 50 per cento, questo ce lo forniva l’Ingv”.

Gabrielli rispondendo a una domanda dell’avvocato Angelo Colagrande ha anche svelato che “nella mia veste di prefetto il sindaco Cialente mi riferì che dopo la scossa delle 23 (prima di quella distruttiva delle 3.32, ndr) chiamò Giampaolo Giuliani (il tecnico che asserisce di poter prevedere i terremoti, ndr) e fu rassicurato, so che lo ha riferito qui”. (alb.or.)

IL PROCESSO
 

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 309 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

Fino a oggi i familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non partecipa di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana. Le prossime udienze ci saranno tutti i mercoledì salvo diverse decisioni del giudice.

<span style=’I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Procuratore capo
Alfredo Rossini
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina GuzzantiMarcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci