L’AQUILA – “La commissione Grandi rischi deve dire qual è la situazione, non deve dire ‘fate questo o fate quello’, perché è un compito dell’esecutivo. Se dopo quello che è emerso, dicendo ‘i fatti sono questi e gli eventi possono verificarsi’, le misure di carattere correttivo, sistemazione delle zone di accoglienza e decisioni sul comportamento della popolazione non spettano a un organo consultivo”.

Lo ha detto l’avvocato Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, legale del professore di Fisica terrestre Claudio Eva, componente della commissione Grandi rischi, al termine della prima udienza preliminare su questo filone d’inchiesta, che si è conclusa con un nulla di fatto.

Sul contestato verbale della riunione del 31 marzo 2009, Biondi ha detto che “c’è stata una verbalizzazione da parte di un funzionario con nomi, cognomi e indirizzi, poi è stato fatto il riassunto del verbale, e non è stato scritto, come si legge, che c’è stata una conclusione, ma c’è stata una serie di dichiarazioni. Ognuno – ha affermato – in scienza e coscienza. Non c’era scritto alla fine ‘state tranquilli’”.

Sull’udienza di oggi, Biondi ha commentato che “è stata molto serena, abbiamo sollevato questioni importanti sulla presenza di più procedimenti sullo stesso fatto e mi è parso che il giudice con grande equilibrio ne abbia tenuto conto”.

Il legale di Eva ha anche parlato dello scontro sul rinvio della data della prossima udienza e sul possibile accorpamento del procedimento principale a quelli sulle opposizioni alle richieste d’archiviazione.

“Il processo – ha ricordato Biondi – è uno, hanno discusso sul sesso degli angeli. Il fatto è uno, le parti lese sono quelle che erano qua presenti più le altre che potrebbero avere accesso. Se si dovesse immaginare che si fa più processi per quante sono le parti lese, come ho sentito dire da qualche avvocato come dire, un po’ avventuroso, tecnicamente è una cosa che non va”. (alb.or.)

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