L’AQUILA – Ci siamo, è arrivato ai titoli di coda il processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico della presidenza del Consiglio messo alla sbarra al tribunale dell’Aquila con l’accusa più grave, quella di omicidio.

Domani scoccherà finalmente l’ora della sentenza, che arriva puntuale al trentesimo appuntamento dopo un anno e un mese di udienze nell’aula C della sede provvisoria del “Palazzaccio” aquilano.

Una sentenza che AbruzzoWeb seguirà istante per istante attraverso una diretta web testuale, che si va a ricongiungere idealmente con quella del primo ingresso in aula in assoluto. Un processo, questo alla commissione Grandi rischi, che questo giornale ha seguito con servizi dall’aula e approfondimenti per tutta la sua durata.

È il “processo alla scienza”, come l’hanno definito alcuni accusati asserendo che non si poteva prevedere l’evento; è il “processo del bicchiere di vino”, quello da bere per stare tranquilli, improvvida dichiarazione strappata in un’intervista e assurta per gli accusatori a emblema delle rassicurazioni.

Tre le date miliari da ricordare da quando tutto è cominciato, da oltre due anni e mezzo fa: 3 giugno 2010, arrivano sette avvisi di garanzia ai componenti della Cgr; 10 dicembre 2010, esordio in aula per l’udienza preliminare, che si conclude con il rinvio a giudizio per tutti e sette; 20 settembre 2011, prima udienza dibattimentale.

A queste, 29 udienze dopo quella prima, si aggiunge inevitabilmente la data di domani, 22 ottobre 2012, quando un giudice, Marco Billi, dovrà decidere se l’accusa della procura della Repubblica è vera: una settimana prima della scossa di magnitudo 6.3, in pieno sciame sismico, nella famigerata riunione del 31 marzo 2009, gli esperti hanno sottovalutato o meno il rischio di evento più forte, distruttivo, e dato false rassicurazioni agli aquilani, causandone la morte?

La domanda che tutti si fanno sta per avere una risposta. Sarà solo il primo passo in vista del ricorso in Appello, secondo grado che ci sarà qualunque sia l’esito del primo, che lascerà inevitabilmente scontenti tutti. Senza contare l’ultima parola, che sarà giocoforza della Corte di Cassazione.

Ci vorranno, insomma, tanti anni per arrivare a un verdetto non più modificabile su questa vicenda. Per allora il terremoto dell’Aquila sarà diventato una pagina di storia e non più di cronaca.

Ma i ricordi saranno vividissimi in chi quella scossa potentissima l’ha vissuta, in chi ha perso un amico, o una moglie, una figlia. Loro se lo ricorderanno bene, questo processo condotto a ritmi da record, una media vera di un’udienza al mese. Così come se lo ricorderanno dall’altra parte i sette imputati, quelli che mille volte hanno rimpianto di aver preso parte a quella ‘ricognizione di esperti’.

Questa caccia alla verità, a una verità, quella giudiziaria, insomma, è tutt’altro che finita: si è già snodata e si dipanerà ancora in lunghi mesi di attesa, di tempi tecnici, di burocrazia, di rinvii.

Ma l’ora del primo traguardo fondamentale è finalmente arrivata.

<span style='IL PROCESSO

L’organo consultivo della presidenza del Consiglio è accusato nella sua composizione del 2009 per aver compiuto analisi superficiali e aver dato false rassicurazioni agli aquilani prima del 6 aprile 2009, causando la morte di 30 persone.

Dopo alcune schermaglie sull’ammissione di prove come i due minuti del film Draquila di Sabina Guzzanti, alla fine proiettato in aula come pure altri servizi televisivi, nelle udienze davanti al giudice Marco Billi sono sfilati i testimoni dell’accusa, chiamati dai pm Fabio Picuti e Roberta D’Avolio, e quelli di parte civile e delle difese.

I familiari e amici di vittime del sisma hanno sottolineato che i loro congiunti, spaventati dalle scosse fino al 31 marzo di due anni fa, hanno poi cambiato atteggiamento dopo i tranquillizzanti messaggi diffusi dalla Grandi rischi dopo la riunione del 31 marzo 2009.

Una tesi rifiutata dalle difese, che annoverano principi del foro come gli avvocati Alfredo Biondi, ex ministro della Giustizia, o Marcello Melandri, già impegnato in processi come Fastweb e Gea. Tra gli avvocati di parte civile anche Giulia Bongiorno che, però, non ha mai partecipato di persona.

Gli imputati sono Franco Barberi, presidente vicario della commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis (l’unico che fino a oggi è stato sempre presente in aula), già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione civile, Enzo Boschi, all’epoca presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico di Protezione civile.

I capi di imputazione per tutti sono di omicidio colposo, disastro colposo e lesioni personali colpose. Il giudice Billi ha imposto un ritmo veloce al processo con un’udienza a settimana, che ha portato all’ipotesi di una sentenza di primo grado che potrebbe arrivare a poco più di un anno dall’inizio della fase dibattimentale, un tempo da record.

<span style='I PROTAGONISTI DEL PROCESSO GRANDI RISCHI
IL GIUDICE
Marco Billi
L’ACCUSA
Pubblico ministero Pubblico ministero
Fabio Picuti Roberta D’Avolio
LA DIFESA
Imputato Avvocato
Franco Barberi Francesco Petrelli
Bernardo De Bernardinis Filippo Dinacci
Enzo Boschi Marcello Melandri
Giulio Selvaggi Antonio Pallotta e Franco Coppi
Gian Michele Calvi Alessandra Stefano
Claudio Eva Alfredo Biondi
Mauro Dolce Filippo Dinacci
LE INTERVISTE
Sabina Guzzanti – Marcello Melandri – Fabio Alessandroni – Filippo Dinacci – Attilio Cecchini
I DOCUMENTI
Il verbale – Il castello accusatorio – La requisitoria