L’AQUILA – Si avvicina il termine del 25 marzo per presentare l’eventuale ricorso in Corte di Cassazione sul processo alla commissione Grandi rischi, l’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio condannato in primo grado il 22 ottobre 2012 per omicidio colposo e lesioni colpose con l’accusa di aver rassicurato gli aquilani e sottovalutato il rischio di forti terremoti nella riunione con 7 esperti del 31 marzo 2009, a 5 giorni dalla scossa distruttiva del 6 aprile.
Un verdetto ribaltato dalla Corte d’Appello, che il 10 novembre 2014 in secondo grado ha assolto 6 imputati.
In due settimane, ma l’obiettivo è quello di chiudere prima, la procura generale della Repubblica deve confezionare il ricorso in Cassazione con l’obiettivo non facile di far annullare la sentenza d’Appello che nel dispositivo e nelle motivazioni ha demolito il verdetto di condanna.
In primo grado ci furono 7 condanne a 6 anni di carcere. In Appello, invece, l’unico condannato è stato Bernardo De Bernardinis, all’epoca vice capo della Protezione civile, ma solo a 2 anni di carcere con i benefìci di legge. Questo a fronte della richiesta di conferma delle statuizioni del primo grado chiesta dall’avvocato generale Romolo Como, che sosteneva l’accusa.
Di qui i summit tra il procuratore generale della Repubblica Giuseppe Falcone e lo stesso Como per studiare le mosse. Nel mirino ci sarà, soprattutto, la valutazione del significato di quella riunione. Il ricorso punta soprattutto su una valutazione di quell’incontro che, per i giudici di appello, non era la commissione Grandi rischi formalmente convocata, per difetti di composizione e di convocazione. Una valutazione che ha fatto cadere tutto l’impianto accusatorio.
Ma per la procura generale vale quello che è stato detto da Como in udienza: “Non era per l’incontro di quattro amici al bar”.
Contestuale alla redazione del ricorso in Cassazione c’è la valutazione, sempre della procura generale, sulla verosimile richiesta di processo per omicidio colposo plurimo nell’indagine satellite Grandi rischi 2 che ha come unico indagato Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile.
Nel frattempo si moltiplicano gli appelli al ricorso da parte dell’opinione pubblica e delle istituzioni, anomalia di un processo che, da sempre, è uscito dal solo alveo giudiziario perché fortemente sentito dalla popolazione.
Basti pensare le ben due manifestazioni di protesta in piazza di aquilani contrari alla sentenza, che hanno portato alla dura presa di posizione del presidente della Corte d’Appello, Stefano Schirò, a difesa del lavoro del collegio presieduto dal magistrato Fabrizia Francabandera, e l’altrettanto dura replica del consigliere comunale Vincenzo Vittorini, tra i promotori e le parti civili del processo, che nel sisma ha perso la moglie e una figlia.
Adesso a “chiedere” il ricorso in Cassazione sono le due senatrici aquilane, Stefania Pezzopane del Partito democratico ed Enza Blundo del Movimento 5 stelle. Prese di posizione che non sfuggono alla procura ma che non ne influenzano in lavoro, rivolto comunque ad arrivare in tempi stretti al ricorso. Alberto Orsini
PEZZOPANE: “BELLO UN RICORSO VICINO AL 6 APRILE”
“Sarebbe davvero una bella notizia, nell’approssimarsi del sesto anniversario del terribile terremoto del 6 aprile 2009, se la procura generale presso la Corte di Appello dell’Aquila, e in particolare il procuratore generale Giuseppe Falcone e l’avvocato generale Romolo Como, potessero procedere a impugnare la sentenza di secondo grado sulla commissione Grandi rischi con ricorso in Cassazione”, dice la senatrice Stefania Pezzopane.
“Diversamente, il passato in giudicato della decisione della Corte di Appello, con conseguente irrevocabilità della sentenza, rappresenterebbe il consolidamento di una ricostruzione di un fatto storico che ha destato perplessità e rabbia nella nostra comunità – evidenzia – Sarebbe invece di notevole importanza esaminare anche in terzo grado la vicenda, non solo per le parti in causa, ma per tutte le vittime del 6 aprile 2009 e per l’intera collettività”.
BLUNDO: “PERCHE’ TUTTO QUESTO SILENZIO?”
“La procura della Repubblica dell’Aquila e il procuratore generale Romolo Como intendono presentare ricorso in Cassazione contro la sentenza di assoluzione in Corte d’Appello dei sei componenti della commissione Grandi rischi?”.
Questa la domanda della senatrice Enza Blundo anche se la decisione spetta alla procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello.
“Nell’approssimarsi del termine ultimo entro il quale dovrà essere presentato ricorso in Corte di Cassazione – continua la grillina – nessun cenno giunge ancora dal procuratore generale e dai suoi uffici. Un silenzio che i cittadini aquilani fanno fatica a comprendere, in quanto il processo di secondo grado è una rilettura del processo di primo grado e non comporta l’acquisizione di nuove prove documentate, pertanto non si capisce la titubanza del procuratore che, nella sua requisitoria, aveva chiesto piena conferma della sentenza di primo grado”.
“Alla luce delle dichiarazioni dello stesso Procuratore che si definì perplesso, esprimendo totale comprensione per le urla di rabbia dei parenti delle 309 vittime” per la sentenza dello scorso 10 novembre, mi auguro che comunichi quanto prima con chiarezza le reali intenzioni della procura”, conclude la Blundo.





