L’AQUILA  – “Ma quale delega alla ricostruzione, quali larghe intese, sono solo fantasiose ricostruzioni giornalistiche!”

È molto piccato il consigliere regionale Gianni Chiodi mentre legge i titoloni dei giornali che lo vorrebbero pronto a cedere, assieme al consigliere regionale grillino Leandro Bracco e al collega forzista Mauro Febbo, alle avances del presidente della Regione Luciano D’Alfonso e mettere a disposizione, in un’ottica di larghe intese oltre gli steccati politici, le tre deleghe speciali: alla “Cultura, estetica e creatività”, “Contabilità della ricostruzione post-terremoto dell’Aquila” e “Piano sviluppo rurale”, rispettivamente a Bracco, Chiodi e Febbo.

Questi ultimi due, però, smentiscono categoricamente ogni interessamento, sostenendo piuttosto che la proposta da parte di D’Alfonso non sia stata seria e concreta quanto, soprattutto nel caso di Chiodi, una provocazione.

I due attaccano poi duramente Bracco, che invece l’invito lo ha preso sul serio accettandolo, con dure conseguenze: espulsione dal Movimento 5 stelle e una sorta di lapidazione virtuale sul suo profilo Facebook da parte di tanti militanti che lo giudicano un “voltagabbana”, un “venduto”, e anche peggio.

“Sono solo stupidaggini – afferma Chiodi ad AbruzzoWeb – non solo non mi è stata fatta in nessuna sede una proposta ad assumere qualsivoglia delega come consigliere regionale, legata alla ricostruzione, e se pure fosse accaduto, non avrei mai accettato, perché la politica è una cosa seria e non voglio far diventare l’Abruzzo una barzelletta”.

Febbo, sul caso Chiodi, offre l’interpretazione di ciò che, secondo lui, è davvero accaduto in aula.

“Vorrei ricordare che D’Alfonso – afferma Febbo – ha accusato più di una volta l’ex commissario alla ricostruzione Chiodi, della presunta mancata rendicontazione. Dunque la proposta di D’Alfonso durante il Consiglio di offrire a Chiodi una delega legata al post-sisma era secondo me ironica, sarcastica. E comunque confermo che Gianni mai e poi mai avrebbe accettato”.

Febbo, ex assessore regionale all’Agricoltura, respinge al mittente anche la proposta avanzata nei suoi confronti di occuparsi del Piano di sviluppo rurale a Bruxelles, partita che ha “ben gestito”, parola del presidente, nella passata legislatura “come confermato dai dirigenti regionali”.

“La prendo come una gradita provocazione – assicura Febbo – D’Alfonso conosce il mio percorso politico e sa che rimango saldamente a destra. L’elogio però non lo nego, mi ha fatto piacere, ma l’unica collaborazione che gli propongo è che vengano approvate tutte le proposte di legge e gli emendamenti che presenterò come consigliere di opposizione su questioni relative ad agricoltura e sviluppo rurale”.

Sia Chiodi che Febbo hanno parole non certo di incoraggiamento nei confronti del grillino Bracco. “La sua – sostiene Chiodi – è una tipica transumanza politica che di solito avviene nei partiti che innalzano la bandiera del moralismo, che è spesso e volentieri solo di facciata, una mera rappresentazione esterna. Basti ricordare i passaggi ad altre forze politiche nell’Italia dei valori da parte di Antonio Razzi e Domenico Scilipoti”.

E per Chiodi poi “non c’è nulla di sorprendente nel fatto che D’Alfonso tenda ad allargare la sua maggioranza, puntando sull’avidità di potere e di carriera delle persone. Del resto la sinistra applica una doppia morale: se lo fanno loro è senso di responsabilità, coinvolgimento delle opposizioni nell’azione di governo, se lo fanno gli altri invece è trasformismo, compravendita, mercato delle vacche e così via”.

Febbo invece non si stupisce più di tanto della scelta di Bracco, che del resto è vicino alle posizioni del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ovvero all’ala del movimento dialogante con il Pd.

“Già da tempo Bracco flirta con la maggioranza – ricorda Febbo – ieri ad esempio è uscito dall’aula quando si è trattato di votare la risoluzione sui punti nascita e astenendosi ha di fatto appoggiato la posizione contraria della maggioranza. In altre occasioni invece è rimasto in aula, garantendo il numero legale quando era utile alla maggioranza”.

Infine Febbo si complimenta con D’Alfonso che “con questa mossa si è fatto un a bella pubblicità su tanti quotidiani nazionali, è riuscito a portare in maggioranza lo scalpo di un grillino, cosa che non è riuscita ancora a nessuno, compreso il presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi”.