L’AQUILA “Se dovesse passare la “logica” usata dal falconiere, chiunque potrebbe ritenere giusto comprare un ghepardo o altri animali per lasciarli scorrazzare per Campo Imperatore”. “Trovo assurdo che un’ambientalista o un ente che dice di rispettare la natura possa dire ad un aquila di non volare”.
Scontro che vola alto, verrebbe da dire, quello tra il presidente della Stazione ornitologica abruzzese (Soa), Massimo Pellegrini, e il falconiere di Rocca Calascio Giovanni Granati.
Scontro deflagrato dopo che il Parco nazionale del Gran Sasso Monti della Laga, accogliendo un esposto presentato dalla Soa, ha posto il divieto di volo all’ aquila reale Inca, ammaestrata da Granati, e a tutti gli altri rapaci in cattività, in quanto dimostrazioni di questi animali per scopi turistici andrebbero a cozzare con le esigenze di salvaguardia delle aree protette.
Pellegrini ha esultato a seguito della decisione, ribadendo che “sconcerta che dopo tanti anni dall’istituzione delle aree protette, davanti a un falconiere dedito ad usare per propri spettacoli animali allevati in cattività, addirittura in maniera irregolare a Rocca Calascio visto che in tanti anni, non aveva neanche chiesto il permesso e svolto la necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale, ci sia qualcuno che veda nel sacrosanto diniego dell’ente Parco una sorta di vessazione”.
Granati ha risposto per le rime, a nome anche di Inca, la sua aquila reale “nata nel 2011, allevata e cresciuta con l’uomo. Educata al volo libero senza fini venatori , dopo un anno dopo un anno di permanenza presso un falconiere che non aveva le capacità di gestirla, è stata ceduta ad un allevatore. Il suo destino era quello di rimanere in una voliera per l’intera vita, ma ho deciso di portarla dal nord Italia in Abruzzo per addestrarla e farla volare libera. Essendo un animale nato in cattività e quindi in allevamento, non avendo capacità di adattarsi a fini venatori, essa non può essere reintrodotta, ma , per il rispetto delle sue doti di volo, mi sono impegnato tutti i giorni a volarla libera. Lo studio dei suoi comportamenti in cattività, applicare i suoi studi sulla reintroduzione delle aquile selvatiche.
Sconcerta che il rispetto di norme basilari venga visto come una vessazione. Le “vittime” sono gli animali selvatici non chi pensa allo “spettacolo” e al guadagno.
Le aquile reali volano ogni giorno sul Gran Sasso e sugli altri parchi abruzzesi. Grazie alla tutela di questi territori le aquile reali presenti nelle aree protette della regione sono in aumento e raggiungono le 20-25 coppie, con la ricolonizzazione di territori un tempo abbandonati a causa del disturbo e delle uccisioni illegali.
Questi dati sono raccolti fin dagli anni ’80 in maniera scientifica dagli ornitologi abruzzesi e non solo, in un lavoro di campo che poi viene sottoposto agli altri ricercatori per le numerose pubblicazioni, sia nazionali che internazionali, prodotte in questi anni.
Nei parchi oggi è sempre più facile osservare gli animali in piena libertà, spesso anche senza binocolo. Basta un minimo di educazione e di consapevolezza.
Sconcerta che dopo tanti anni dall’istituzione delle aree protette, davanti a un falconiere dedito ad usare per propri spettacoli animali allevati in cattività, addirittura in maniera irregolare a Rocca Calascio visto che in tanti anni, da quello che leggiamo, non aveva neanche chiesto il permesso e svolto la necessaria Valutazione di Incidenza Ambientale (ed è bastata una segnalazione di volontari per far venire tutti i nodi al pettine), ci sia qualcuno che veda nel sacrosanto diniego dell’ente parco una sorta di vessazione.
Tutto ciò quando in parchi e riserve è vietato per gli umani uscire dai sentieri oppure è obbligatorio portare al guinzaglio il proprio cane ben addestrato proprio per evitare il disturbo della fauna, come orso, camoscio o uccelli che nidificano a terra o che si alimentano. Ricordiamo il rilievo accordato giustamente dalla stampa abruzzese al recente comunicato dell’ente parco d’Abruzzo in cui si chiedeva di non avvicinarsi agli orsi dopo che alcuni orsetti avevano perso la madre costringendo il personale dell’ente parco a cercare di rimediare per giorni, purtroppo non riuscendo a ritrovare uno dei cuccioli.
Figurarsi introdurre a scopo di spettacolo animali, addirittura appartenenti a specie o sottospecie non autoctone, che possono interagire negativamente con specie rarissime protette a livello comunitario. L’associazione scrivente ha individuato la prima coppia italiana di Gracchio corallino, una specie protetta a scala continentale, nidificante in situazione sinantropica a Rocca Calascio nel 1994, oggetto di successiva pubblicazione per l’interesse suscitato (al convegno italiano di ornitologia). Poi, con altre associazioni ed enti, ha monitorato questo sito e uno lì vicino (a parte le coppie nidificanti nelle aree rocciose naturali dei massicci abruzzesi). Una specie a forte rischio, in declino come abbiamo dimostrato all’ultimo convegno di Segovia in Spagna svoltosi ad ottobre scorso organizzato dal CNR spagnolo.
In quel luogo nidificano almeno altre tre specie tutelate a livello comunitario (Averla piccola, Calandro e Coturnice). Non si tratta, tra l’altro, solo di rischio di predazione ma anche del solo disturbo portato in maniera del tutto innaturale.
La prossima volta, se dovesse passare la “logica” usata dal falconiere, chiunque potrebbe ritenere giusto comprare un ghepardo o altri animali per lasciarli scorrazzare per Campo Imperatore. Se qualcuno solleva problemi potrà sempre dire “non l’ho allevato per predare ma solo per fare spettacolo”? Una volta, per dire, ci fu chi propose di portare in una riserva abruzzese i suoi due bisonti per i quali non aveva più spazio nel giardino di casa. È normale che chiunque si svegli possa operare in maniera arbitraria? Per caso non devono esistere regole? Dover rispettare le norme acconsente al vittimismo?
Ricordiamo che la legge sui parchi, la 394/1991, ha tra le finalità principali la “conservazione di specie animali o vegetali…e di processi naturali” come l’interazione preda-predatore tra animali selvatici. Quindi lasciamo stare i gracchi corallini e le aquile reali alle loro evoluzioni in aria, naturali e assolutamente spettacolari. Invitiamo i cittadini che magari non conoscono i cicli naturali a scoprire cosa accade normalmente in natura senza dover ricorrere ad artifizi e rispettando le giuste norme come richiesto dallo stesso ente parco.
Una chiosa merita il riferimento a Federico II di Svevia fatto dal falconiere. L’imperatore scrisse il trattato De arte venandi cum avibus (“Sull’arte di cacciare con gli uccelli”). Per questo la falconeria è trattata nel nostro ordinamento nella norma sulla caccia; falchi ed aquile da falconeria sono considerati alla stregua di cani da caccia e per questo vietati nelle aree protette. Ora si pretende di associarla a spettacoli e a invenzioni come quella di mettere una telecamera sopra un animale per il divertimento e il gusto egoistico di vedere un video spettacolare. Gli animali, sia selvatici che nati in cattività, in ogni caso non sono oggetti tipo peluche.
Il nostro invito ai cittadini è di andare nelle aree protette “in punta di piedi” in modo tale da poter osservare scrutando il cielo lo splendido volo delle aquile reali che nidificano nei parchi, conoscere il comportamento sociale del Gracchio corallino e guardare le altre meravigliose interazioni del mondo animale che sopravvive in questi splendidi angoli della nostra terra.
Ovviamente rimaniamo a massima disposizione per la stampa per approfondire queste tematiche afferenti lo studio della fauna e le questioni collegate alla conservazione degli animali, con il giusto approccio scientifico utile in questi casi.
Rimango basito di come il Pellegrini della SOA (Stazione ornitologica Abruzzese) abbia ancora il coraggio di attaccare il mio operato continuando a compiere un vero e proprio stalkeraggio a livello mediatico su argomentazioni distorte a proprio piacimento”.
Devo comunque fargli i complimenti per le doti di grande stratega capace di decontestualizzare continuamente gli argomenti cercando di tirare l’attenzione dell’opinione pubblica su argomentazioni che potrebbero scatenare ira nei lettori, una vera istigazione all’odio degna di uno dei più grandi manuali della guerra (Sunstzu l’arte della guerra).
In ogni suo comunicato troviamo queste 5 ripetizioni di argomento per valorizzare e distorcere la realtà: “Il falconiere fa spettacolo come il circense e trae profitto dagli animali”, “Abbiamo numerose pubblicazioni scientifiche quindi siamo i più intelligenti e superiori in Abruzzo”, “L’aquila nata in allevamento è pericolosa”, “La nostra è un’associazione onlus di volontari”, “La falconeria è caccia”.
Rispondo a queste cinque argomentazioni in modo schematico.
Il parere negativo è stato dato sul volo libero di un aquila che, seppur nata in allevamento, ha il diritto di poter volare libera e non sulla dimostrazione di volo in se. La mia perplessità quindi nasce dal fatto che trovo assurdo che un’ambientalista o un ente che dice di rispettare la natura possa dire ad un aquila di non volare.
Pare di aver capito che la vostra associazione è un organo supremo capace di attaccare fisici, chimici, esperti nei settori naturalistici, vulcanologi, scienziati, politici, etologi ecc. e su vari ambiti che vanno dalle valanghe al semplice volo di un Aquila. O sbaglio? Se così, vi ringraziamo di esistere perché grazie a voi il mondo potrà essere un giorno un posto migliore; aspettiamo tutti con ansia la prima spedizione Abruzzese su Marte.
Tralasciando l’ironia, personalmente sto pubblicando due articoli su rivista scientifica internazionale e sono stato invitato al Symposium 2020 in Texas Tralasciando l’ironia, personalmente sto pubblicando due articoli su rivista scientifica internazionale e sono stato invitato al Symposium 2020 in Texas (riunione di esperti nella riabilitazione e problematiche inerenti agli animali a rischio estinzione) e al meeting di primavera del peregrine fund (idaho), l’associazione storica di falconeria che ha salvaguardato da rischio estinzione il falco pellegrino nel nord america; e lo sto facendo proprio presentando un progetto sulle moderne tecnologie che comprende anche le microcamere per l’osservazione del volo dei rapaci in riabilitazione che il dott.re pellegrino ha criticato nel suo ultimo articolo discreditando ancora una volta il mio operato.
L’aquila reale in questione non caccia ed è etologicamente provato che il semplice sorvolo non può recare alcun danno agli animali; in particolare poi viene fatta l’osservazione che esistono addirittura 22-25 coppie di reali nel territorio. E con 50 aquile reali in volo (personalmente non ne ho mai vista una nei cieli di Calascio) Inca per 1-2 giornate al mese e per 20 minuti di volo può creare tutto questo disastro?
L’associazione è una onlus. Quindi immagino che per tutti i progetti di osservazione e inanellamento vengano fatti in maniera gratuita vero?
La falconeria storica è caccia e viene regolamentata dalla legge 157. In questa epoca la falconeria ha preso anche altri settori tra cui anche le dimostrazioni di volo libero tutelate anche dalla IAF (associazione mondiale della falconeria).
Sembra quasi che questa argomentazione venga più volte spolverata per creare scompiglio nel gruppo della falconeria quindi e rendere più attaccabile il gruppo. Fortunatamente la forzatura mediatica che la vostra associazione sta portando avanti con tanto accanimento nei miei confronti non potrà dividere un gruppo che sempre più sta trovando unione in una tradizione insita nell’uomo da ormai 5.000 anni.





