L’AQUILA – La tragica vicenda che ha coinvolto i due escursionisti sul Gran Sasso, costata la vita a Massimiliano Giusti, ha diviso la città e posto interrogativi ai quali anche la magistratura, che ha notificato un avviso di garanzia all’altro alpinista sopravvissuto, Paolo Scimia, cercherà di trovare una soluzione.

Ci si chiede, per esempio, come mai il portone del rifugio Garibaldi, raggiunto da Scimia nonostante le proibitive condizioni meteo, fosse chiuso con un lucchetto, tanto da costringerlo a scavare una buca nella neve per potersi riparare e attendere i soccorsi.

Ma gli strascichi polemici per il dramma che ha coinvolto due famiglie e decine di amici non si placano neanche di fronte a quello che dovrebbe essere il momento del silenzio e del lutto.

Il dibattito è tutto animato tra innocentisti e colpevolisti, tra chi dice su quali comportamenti avrebbero dovuto assumere uno o entrambi gli sfortunati protagonisti della triste storia che non si concluderà nemmeno con i funerali di Giusti, previsti per domani alle 15 nella scuola di Pettino.

Su Facebook, oltre ai messaggi di ricordo e cordoglio, il dibattito è animato dalla notizia dell’avviso di garanzia a Scimia.

“Avrei indagato più per omissione di soccorso” scrive un utente di AbruzzoWeb che si firma Go Go (l’avviso di garanzia è stato emesso per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, ndr), al quale si aggiunge Fabio: “La verità non dovrebbe spaventare nessuno e se raggiunta, potrebbe rassenerare gli animi. Tutti abbiamo bisogno di sapere cosa è successo realmente”.

A quest’ultimo ha risposto un altro lettore, Fabio, che ha scritto: “Domenico che la verità si debba sapere è giusto, ma penso che Paolo la verità l’ha detta con una deposizione di 5 pagine. Indagare per omicidio colposo per una tragedia accaduta (e tutti sappiamo cosa succede sul Gran Sasso e quante anime ha sepolto purtroppo) ma arrivare a questo punto non ci è arrivato mai nessuno. La vita di Paolo oltre essere già straziata per l’accaduto viene completamente distrutta”.

Affermazioni per le quali l’altro utente, Fabio, si è sentito di dover rispondere che “è nell’interesse di Paolo uscirne senza ombre e questo, forse, è l’unico modo che gli può restituire serenità”.

“Allora dovrebbero denunciare quelli del rifugio visto che era chiuso con un lucchetto” commenta con un altro post Francesco.

Posizioni diverse che testimoniano come l’opinione pubblica, oltre a essere stata fortemente toccata dalla tragedia della montagna, voglia esprimersi su una tragedia che è entrata nelle case di tutti gli aquilani. (g.a.)