TERAMO – È definitiva la sentenza di assoluzione del maxi processo sul presunto rischio di inquinamento delle acque del Gran Sasso: assolti, con la formula piena “perché il fatto non sussiste”, i dieci imputati,  tra ex dirigenti dell’Infn, di Strada dei Parchi e di Ruzzo Reti.

Questo dopo che sono scaduti i termini per l’impugnazione: la Procura della Repubblica non ha presentato ricorso contro le 280 pagine di motivazioni depositate dalla giudice Claudia Di Valerio. Si chiude così il procedimento nato dall’inchiesta aperta nel 2017, dopo l’emergenza che portò al blocco dell’acqua potabile in 32 comuni del Teramano.

Al termine della requisitoria i pubblici ministeri Greta Aloisi, Davide Rosati e Stefano Giovagnoni avevano chiesto la condanna a un anno e otto mesi per ciascuno degli imputati per il reato di pericolo di compromissione o deterioramento delle acque, unica contestazione rimasta dopo la prescrizione degli altri capi d’imputazione.

Dopo 6 anni di udienze, e a 8 dai fatti, il maxi processo si era chiuso a ottobre 2025 davanti al tribunale di Teramo, epilogo dell’inchiesta aperta nel 2017 quando scoppiò l’emergenza legata a un problema di potabilità dell’acqua del Gran Sasso, il cui uso venne bloccato per diversi giorni in 32 comuni del Teramano.

Ai dirigenti veniva contestata una serie di reati, che sintetizzavano l’inerzia nelle azioni necessarie a mettere in sicurezza le acque del Gran Sasso, nei pressi delle cui sorgenti convivono in un ‘condominio impossibile’ – come definito da molti tecnici -, sia i Laboratori dell’Infn che l’autostrada e la società acquedottistica Ruzzo che rifornisce il Teramano.

Prosciolti “perché il fatto non sussiste” tre dirigenti di Strada dei Parchi, società concessionaria delle autostrade A24 e A25: si tratta di Lelio Scopa, all’epoca dei fatti presidente del consiglio di amministrazione della Strada dei Parchi; Cesare Ramadori, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Strada dei Parchi dal 30 maggio del 2011; Igino Lai, all’epoca direttore generale di esercizio di Strada dei Parchi con compiti in materia di tutela dell’ambiente dal 2011.

La Procura della Repubblica di Teramo aveva chiesto condanne a un anno e 8 mesi e 40mila euro di multa ciascuno per i dieci imputati, tra cui gli ex vertici, oltre di Strada dei Parchi, dell’Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti, tra cui Fernando Ferroni, all’epoca dei fatti presidente dell’Istituto di fisica nucleare; Stefano Ragazzi, all’epoca dei fatti direttore dei laboratori nazionali dell’Istituto di fisica nucleare; Raffaele Adinolfi Falcone, all’epoca dei fatti responsabile del servizio ambiente dei laboratori dall’ottobre del 2005; Antonio Forlini, ex presidente di Ruzzo Reti; Domenico Giambuzzi, all’epoca dei fatti responsabile dell’area tecnica della Ruzzo Reti; Ezio Napolitani, all’epoca responsabile dell’unità operativa di esercizio della Ruzzo Reti; e Maurizio Faragalli, responsabile del Servizio acquedotto della Ruzzo Reti dal 17 gennaio 2014.

In una nota, Ruzzo Reti “accoglie con soddisfazione la definitiva conclusione della vicenda giudiziaria relativa agli eventi del 2017 nel traforo del Gran Sasso”.

“Dopo tanti anni si chiude una pagina importante della storia della nostra Azienda”, dichiara la presidente Alessia Cognitti.

“Esprimiamo soddisfazione per un epilogo che rappresenta un momento significativo per Ruzzo Reti e per tutte le persone che, ogni giorno, lavorano con professionalità e senso di responsabilità al servizio del territorio. In questi anni l’Azienda ha continuato a svolgere il proprio lavoro con serietà, investendo nella qualità del servizio, nella tutela della risorsa idrica, nel monitoraggio e nell’innovazione. È questo il percorso che continueremo a seguire, con l’obiettivo di garantire ai cittadini un servizio sempre più sicuro ed efficiente”, conclude.